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Paola Bacchiddu, c’era una volta un bikini che indignò le moraliste

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Da Il Fatto Quotidiano:

Insopportabile. Il tono maternalista delle “adulte” che dopo le “leggerezze” delle bimbe arrivano a spiegarci che il femminismo, quello vero, bisognerebbe farlo a modo loro. Insopportabile il tono da confessionale usato nei confronti di Paola Bacchiddu rea si di aver trasgredito il sacro ordine costituito del movimento in difesa dei corpi e della dignità delle donne, pur se assolvibile perché, appunto, avrebbe compiuto una “leggerezza”, dunque per incapacità di intendere e volere. Insopportabile che si rimuova un conflitto che è politico, dato da una precisa differenza di impostazione e da punti di vista diametralmente opposti nella maniera di sentire il femminismo, e che non si faccia merito all’altra di aver agito in modo bello, brutto, comunque autodeterminato.

Insopportabile che si ricordi come per fare bene bisogna pensare in ogni caso al bene del branco e come bisogna sempre fare attenzione a non farsi dis-unire prestando il fianco al patriarcato. Ed è questo argomento tanto caro al ceto borghese e moralista, lo stesso delle quote rosa che proclama l’unità tra donne in quanto aventi fica e non per affinità ideale, di programmi, per punti di contatto. Così facendo si è data legittimità a quelle che tenevano attaccate le precarie ad acconsentire acriticamente alle gesta delle ricche, le antirazziste a sorbirsi le razziste, le autodeterminate a sorbirsi le antiabortiste, le antifasciste a sorbirsi le fasciste e così via.

Insopportabile che il sermone arrivi da un contesto in cui si parla di realizzazione di reti e azioni collettive ma che in generale ha, culturalmente e politicamente, un seguito che concorda con una tesi piovuta dall’alto che non può essere messa assolutamente in discussione. Non si può fare perché altrimenti sei con il patriarcato, ti tolgono il patentino femminista, non saresti neppure tanto donna a pensarci bene, chissà che razza di bestia sei.

A me pare oltremodo assurdo che nel 2014 sia necessario ragionare per giorni di un culo, sul significato simbolico dello stesso, e che si parli di uso del corpo come se fosse un linguaggio universale. Qui da noi è caricato di simboli negativi, come se la lotta per la liberazione dei corpi non fosse mai avvenuta, e piuttosto che sgravare di stigmi la questione la rinforziamo per fedeltà al partito, al dogma femminista moralista, a tutta una serie di cose che non c’entrano affatto con la elaborazione collettiva.

Si è semplicemente scelto che solo le donne di destra possono mostrare il culo pur definendole tutte schiave del patriarcato, mai autodeterminate, e quelle di sinistra, essendo invece molto libere, non hanno culo e tette ma dovranno mostrare solo cervello che è ovviamente scisso da resto del corpo. Se mostri un culo non hai più cervello e se mostri cervello devi evitare di mostrare il culo. Questa è la sintesi. Il culo è di destra, dice la mia amica Claudia, e allora riappropriarsene è reato.

Ma d’altro canto io devo ricordare che giusto chi in questi giorni solleva il ciglio indignato contro il culo di Bacchiddu plaudiva alle iniziativa della Yamamay o di altri marchi quando usavano come brand il tema della violenza sulle donne per vendere mutande o altri prodotti, ovvero non hanno emesso alcun suono o non ci hanno degnate, dall’alto del loro pulpito, di un parere proprio nel momento in cui il brand donna veniva usato per mirare ad un altro elettorato che è quello familista, antiabortista, omofobo.

Nessuna indignazione per quelle che, perfettamente vestite, parlano di figli e famiglia e inneggiano al tricolore, come se quello non fosse un modello femminile, utile alla patria e al patriarcato, spendibile in termini elettorali e da mercificare, perché, per l’appunto, qui il problema è il culo. Il problema è che dietro tanta discussione femminista c’è tanto di quel moralismo da seppellirci tutte e, ancora, il problema è che è bastato un culo e l’indignazione militante, dura e pura, sinistrorsa a ringalluzzire le varie senonoraquandiste sempre lì a raccontare come e perché dobbiamo coprire il nostro corpo.

Questo penso, senza nulla togliere alle critiche di quelle che con tali argomenti non c’entrano nulla, perché chiariamolo: ci sono compagne che si spogliano per le slut walk, che fanno porno, che si spogliano in senso militante alle quali questa cosa non è piaciuta. Non condivido, ma rispetto il loro punto di vista. Poi ci sono quelle che seppellirebbero di moralismo anche le amiche delle slut walk, le pornoterroriste, le pornofemministe, quelle che usano il corpo in senso politico e militante e che oggi gettano cemento per seppellire un culo, domani seppelliranno anche tutte noi/voi.

In ogni caso, credetemi, tanta discussione sul tema dell’uso consapevole dei corpi serviva. Togliersi un po’ di ragnatele di dosso fa bene, a volte, in special modo ora che è prossima l’estate. Buon bikini a tutte, buon bagno e buona vita.

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Posted in AntiAutoritarismi, Autodeterminazione, Comunicazione, Corpi/Poteri, Critica femminista, Fem/Activism, Pensatoio, R-esistenze.