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Di maschilismo riottoso e suicidi politici

Da Psikosomatica:

Immagino che se a fare l’irruzione nella cattedrale ortodossa fossero stati i Cock Warriors con il loro bel passamontagna da guerriglieri punk e metropolitani, non ci sarebbe stato nulla da obiettare. Nessuno li avrebbe accusati di essere pedine nella partita degli interessi geopolitici tra Eurasia e Stati Uniti. E tantomeno sarebbero stati tacciati di ingenuità politica. Né si sarebbe sindacato sull’uso che essi avrebbero fatto, in passato, dei loro membri – cosa che invece è prassi quando si tratta di donne, siano esse militanti o no, o magari semplicemente esposte mediaticamente. Invece, a quanto pare, basta possedere una vagina per vedere immediatamente declassata la propria lotta.

Se sei donna, diventi immediatamente un’utile idiota manipolabile a piacimento da potenze oscure, finanziatori di false rivoluzioni e media compiacenti. Sarà colpa delle mestruazioni che non ci permettono di mettere a punto strategie lucide e razionali e ci indeboliscono la volontà, vai a sapere. I due post, questo e questo, con cui un collettivo romano ha democraticamente scelto di suicidarsi nella calura d’agosto, sono l’espressione di un corto circuito della razionalità che tende a verificarsi ogni volta che delle donne mettono in moto qualcosa di interessante a livello politico o sociale. Se lo fanno, devono farlo rispettando i canoni della moralità, possibilmente restando coperte, inappuntabili, guai ad apparire troppo sicure di sé.

Siate sempre un passo indietro al compagno, e testa china. Fai politica ma non allargarti se no diventi una sgallettata, è il messaggio che traspare a lettere grandi come una casa dalle confuse argomentazioni su “femminismo” e “antisessismo” (scopro ora che si annullerebbero a vicenda, grazie) che Militant ha tirato fuori nel tentativo di mettere una toppa alle clamorose cantonate partorite nel primo post. Tanta fuffa che ricorda il peggior antimperialismo stalinista per giustificare la loro visione retriva del ruolo delle donne nei movimenti.

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Posted in Anti-Fem/Machism, Critica femminista, Pensatoio, R-esistenze.


Pussy is the riot: La Rivolta è figa!

Dal Collettivo Le Ribellule:

In questo afoso Agosto di crisi ci tocca rimetterci a parlare di perché e per come la lotta femminista non sia – necessariamente – borghese e reazionaria e di perché abbiamo preso parola anche di fronte al caso Pussy Riot. Tanto per affrontare la (altrui) noia estiva proviamo a scrivere due righe.

Già, perché alcuni compagni e compagne forse un po’ troppo militont*, forse perché annoiati da Caligola, Lucifero o chissà che altro vento, hanno pensato bene di scrivere pagine e pagine su quanto le suddette Pussy Riot, o “Fighe riottose” come preferiscono malamente tradurle, siano parte di un gioco di potere e lotta tra imperialismi vari. Pedine coscienti o meno di giochi tutti volti a far prevalere l’aborrito concetto “diritti umani” in contrapposizione a quello bello, sano e forte di “lotta di classe”, lotta che come ben sappiamo spazzerà via ovunque le inuguaglianze di genere, religione e razza per portare il sol dell’avvenir.

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Cile: denuncia contro le violenze sessuali della polizia sulle manifestanti

Traduciamo parte di un articolo che sta rimbalzando nella stampa on-line e nei blog in America-Latina, noi lo abbiamo trovato qui e qui tra le varie fonti:

Santiago de Chile, 21 agosto.
Leaders studenteschi e parlamentari hanno chiesto che si indaghi sulle varie denunce riguardo abusi sessuali commessi da militari contro studentesse cilene detenute durante gli sgomberi delle scuole.

Patricia Rada, avvocata del gruppo Corporación Humanas, ha informato i membri della Comisión de Derechos Humanos e della Comisión de Educación de la Cámara baja di fatti quali l’obbligo a spogliarsi e i palpeggiamenti indesiderati avvenuti nelle questure e nei veicoli della polizia.

L’avvocata ha affermato che la violenza sessuale della polizia è diventata una pratica comune contro le donne studentesse per la loro condizione di genere […]

Le denunce presentate da un gruppo di studentesse davanti al Parlamento sono state rese pubbliche solo ora, ma la questione in Cile è dibattuta da tempo, inserita in un più ampio discorso di discriminazione di genere che ha caratterizzato l’atteggiamento del governo, sia a livello ufficiale che a livello di repressione poliziesca, e di buona parte della stampa Cilena. Continued…

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