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La politica di Fonzie (Deconstructing la beta-solidarietà)

Incredibilmente, pare sia necessario specificare che Femminismo a Sud e certe realtà politiche sono e saranno sempre inconciliabili, allo stato delle cose. Pare pure necessario specificare che, se si fa politica, non si può evitare di avere a che fare con persone di ogni tipo, specie se quelle persone si arrogano diritti che non hanno, accampano pretese su linguaggi che non usano, e sparano a zero su realtà che non conoscono: ma questo non vuol dire che si è disposti ad accomunarsi a loro. Pare necessario dover ribadire che Femminismo a Sud è un collettivo molto attivo, e che è abitudine di chi ne fa parte esplorare politicamente i temi più complicati e meno facili da maneggiare, specie se considerati “pericolosi” o “difficili” – cosa questa che sembra molto difficile da capire, a giudicare da certe prese di posizione. Da qui a dedurre che Femminismo a Sud si allei con certa gente, ce ne corre. Non è che basti pubblicare cose come questa per diventare amici nostri. Eh, no. Perché il nostro collettivo si basa su dei fondamentali che sembrano indigesti a molti, fondamentali che sono scritti qui a lato. Poi, ciascuno è libero di scrivere e lavorare politicamente come vuole. Qui dentro al collettivo gli scazzi sono all’ordine del giorno – quanto l’amore. Quelli che ragionano “noi di qua, voi di là” non lo capiranno mai. Mai.

Solidarietà per Fikasicula di Fabrizio Marchi

La fondatrice di Femminismo a Sud, Fikasicula, sta subendo attacchi pensantissimi e minacce sul web (e non solo…) per le posizioni coraggiose che ha assunto e per il percorso, altrettanto coraggioso, che ha scelto di intraprendere ormai da tempo [attacchi e minacce che il collettivo subisce da tempo, quasi per tutto quello che fa, sia nel suo complesso che singolarmente: è una storia, la nostra, arcinota, che da anni pubblichiamo nel nostro spazio. Quelli subiti da Fikasicula non sono speciali per questo. Però è il caso di ricordare, a proposito di attacchi, che qui Fabrizio Marchi e altri suoi simpaticissimi amici ritiene il sottoscritto – che invece non se l’è mai filato – un “finto antisessista” e “maschio pentito”; niente male davvero. Nessun crimine, per carità – ma per me lui rimane uno al quale non credere mai, qualunque cosa dica. Più avanti apparirà chiara la necessità politica di attribuirmi una cattedra universitaria, la direzione un centro studi o una candidatura politica; per loro il nemico “deve” essere inserito nel sistema di potere, altrimenti tutto il loro castello di carte crollerebbe].

C’era da aspettarselo. E credo che se lo aspettasse anche lei, anche se forse non in forme così violente. Presumo, ahimè, e spero di sbagliarmi ma non credo, che queste siano solo le prime avvisaglie [niente fa “carisma e sintomatico mistero” come l’avvisare oscuri tempi in arrivo. Fabrì, c’ho un brivido quando ti leggo, giuro – ma non è per quello che speri tu].

Fikasicula ha cominciato a scoprire (e purtroppo per lei continuerà a scoprirlo)  il vero volto del femminismo [ah, certo tu sei la persona più qualificata per sapere cosa scopriva Fikasicula e qual è il vero volto del femminismo – anche a te, come a Mazzola, fa comodo pensare che il femminismo sia una cosa sola, monolitica, sempre uguale a sé] (anche se questa mia affermazione piacerà poco per prima a lei) [no Fabrì, tranquillo, fa solo ridere], per lo meno di quello attualmente dominante [il “femminismo attualmente dominante”, ecco un altro che, sempre come l’avvocato Mazzola, non si capisce su quale pianeta viva. Le prove di questo femminismo dominante sarebbero dunque la merda che un nickname raccoglie da anni? Anche io, facendo parte di Femminismo a Sud, ho preso tanta di quella merda, anche da donne, ma il “femminismo dominante” lo devo ancora vedere. Provaci con qualcun altro, Fabrì, qui non attacca]. Un’ideologia (e una pratica) sessista, razzista, aggressiva, intollerante, violenta, suprematista, fascista [scusate, ma al suprematista c’ho avuto le convulsioni. Invidio chi riesce a pensare Kazimir Malevic “femminista”, si deve calare roba rara e costosissima].

Sissignori/e, avete capito bene: fascista. E non in senso metaforico ma molto reale e concreto [anche il “fascista metaforico” mi mancava, lo ammetto]. Perché si può essere comunisti, liberali, liberisti, di destra, di sinistra, cattolici, protestanti, ebrei, mussulmani e via discorrendo, ed essere al contempo violenti, aggressivi e intolleranti (la storia lo ha dimostrato, purtroppo…) [uh, che novità; aggiungo che si può anche mettere in un calderone tutto e il contrario di tutto, pur di avere ragione da qualche parte. Fabrizio, lo sai che saresti perfetto per un blog su “Il Fatto Quotidiano”?].

Ma se si è aggressivi, intolleranti e violenti e contestualmente anche razzisti, sessisti e suprematisti [aridàje… gli uomini beta riscrivono anche la storia dell’arte], allora vuol dire che si è inevitabilmente anche e soprattutto dei fascisti [vero: tipo quando dai a qualcuno del “finto antisessista” e “maschio pentito”, per esempio].

Alcuni di noi hanno già subito pesanti attacchi (con conseguenze molto concrete sulla loro vita pubblica e privata) a causa della loro militanza nei movimenti maschili [oh, ecco i petti gagliardi infiorettati di medaglie. Un po’ di vittimismo fa sempre tanto chic, mostra un po’ di quella sofferenza eroica che strappa gridolini alle signore e fiere strette di mano ai maschioni presenti. Chissà quanti hanno già chiamato il loro primogenito “Fabriziomàrchi” in onore del tuo eroismo].

Ma Fikasicula, in questo caso, è doppiamente “colpevole”, perchè la sua colpa è quella di essere una che ha “tradito”, che ha scelto di passare al “nemico” [eh? Ma hai idea di come funzioni il collettivo? No. Come sarebbe “passare” al nemico? Chi e cosa tradisce? Ma cos’è ‘sta retorica da bestseller? Forse stai un po’ troppo in rete, sai?]. Fra i nemici, naturalmente, ci siamo anche noi, che, per le stesse ragioni (anche se le nostre posizioni sono ben diverse, ovviamente), abbiamo subito e subiamo lo stesso trattamento [nemici? Ma seriamente, ti pare che FaSud e la tua truppa stiano combattendo l’uno contro l’altro? Sullo stesso terreno e per lo stesso obiettivo? E quindi sareste uguali a Fikasicula perché subite lo stesso suo trattamento? Certo, come no, la proprietà transitiva applicata alla politica]. Perché anche noi siamo dei traditori. Quelli di destra ci attaccano perché siamo di “sinistra”, quelli di “sinistra” perché dicono che siamo di “destra” [io non ti attacco per niente Fabrì, davvero, non vi caco proprio, è sul vostro spazio che ci sono insulti a me, non il contrario – in fondo siete voi che vi catalogate da soli come inferiori e vedete il mondo diviso in due, come Terragni (a proposito, perché non manifestate solidarietà anche a lei? La pensate allo stesso modo su un sacco di cose, sai?). Questo non vuol dire, però che siete liberi di dire quello che vi pare e di vantarvi di cose che non esistono].

Ma in fondo noi siamo uomini e quindi, da loro punto di vista, non c’è da meravigliarsi più di tanto. Abbiamo un vizio di origine, inemendabile [questo è quello che dicono tutti i maschilisti e i sessisti, di tutte le forme e gli schieramenti. E’ la prima e originaria accusa che fanno a tutti: colpevolizzare loro perché maschi. No, tranquilli: io vi colpevolizzo perché sessisti – ma davvero, non come usi la parola tu. Fai finta di dimenticare che Femminismo a Sud è un collettivo non separatista, è pieno di uomini e di persone di tutti i generi, quelli che tu chiameresti “finti antisessisti” e “maschi pentiti” – e i vizi ce li abbiamo tutti Fabrì, non uno solo!!!].

Fikasicula invece è una donna, e pure femminista, una dirigente, addirittura leader di un movimento [dirigente? Leader? E’ un collettivo Fabrì, non conta assolutamente nulla se o chi lo ha fondato, i “dirigenti” e i “leader” non ci sono. Lo so, per te è una realtà inconcepibile, ma è così: qui non comanda nessuno. E la attaccano proprio per questo – perché la accusano di “nascondersi” dietro un collettivo, così come accusano il collettivo di non avere una linea politica precisa, scambiando la coerenza con l’intolleranza. No, Femminismo a Sud non sarà mai la semplice somma delle sue parti, e nessuna sua parte sarà mai tutto Femminismo a Sud]. La sua colpa è doppia e altrettanto inemendabile [chi le affibbia questa colpa è solo chi non ha capito come funziona il collettivo – o chi rosica per quanto funziona bene. Trova pace, Fabrì, e prova a farmi ridere spiegando la mia anomalia: io non criticavo Fikasicula, ho riconosciuto che ha subito attacchi ingiustificati e ridicoli, la tua politica la trovo insignificante, sono nel suo stesso collettivo, sono un uomo etero, non comando né dirigo nulla, non credo che nessun genere nasca colpevole geneticamente o culturalmente. Famme sapéops, lo hai già fatto. Più sotto ci arriveremo, a cosa pensi di me].

A lei la solidarietà non solo formale del Movimento degli Uomini Beta [e questo invece è un chissenefrega, non solo formale!].

Non funziona Fabrizio, non funzionerà mai il giochetto di associare tutte le presunte vittime dello stesso presunto fascismo. Come ci tenete bene a dire nei vostri “Principi”, credete che il mondo sia diviso in due, bianchi e neri. Hanno cominciato così tutti i totalitarismi, la storia è lì a raccontarlo. Tutte le ideologie oppressive nascono e si sviluppano sull’onda del “noi” e del “loro” – perché riconoscere le tante diversità, evitare i dualismi ed esplorare tutte le realtà differenti è troppo complicato per chi è a caccia di consensi facili col mezzuccio pupulista degli “oppressi”.

Il mondo è fatto di moltissime cose differenti, e di molti più generi che due. Le vostre chiacchiere fanno solo ridere, e della vostra solidarietà il collettivo Femminismo a Sud non sa che farsene – e neanche Fikasicula sapeva che farsene, dato che cercava di fare politica e non di ottenere “solidarietà”. La vostra ridicola visione del mondo è sbagliata fin dalle fondamenta: gente che crede che

nell’attuale contesto sociale, culturale e storico del mondo occidentale, gli uomini non appartenenti alle elite dominanti, sia maschili che femminili, siano il gruppo sociale e di genere che vive una condizione di oppressione e subordinazione sia nei confronti delle suddette elite che della grande maggioranza della popolazione femminile

qui, a dirla educatamente, non è gradita. E il fatto di aver ospitato qualche vostra parola non autorizza nessuno a pensare che tra Femminismo a Sud e voi ci sia alcun tipo di rapporto e “solidarietà” politica.

Ci tengo anche ad aggiungere che non m’interessa dialogare di politica con chi, senza conoscermi, senza avermi invitato a discutere né a chiedere spiegazioni, si arroga il diritto di aver capito quello che dico e lo giudica così:
qui Fabrizio Marchi dice che il sottoscritto “
appartiene ad un’altra “sinistra”, più fighetta, “radical-vendoliana”, mediatico-accademica, che vive passando da una consulenza ad un’altra (fino a quando non trova quella giusta, cioè quella definitiva), in genere ottenute grazie ad un gigantesco lavoro di pubbliche relazioni“; “Lascio a voi l’insindacabile giudizio sul linguaggio di quel personaggio [io, Gasparrini], il quale, peraltro, è molto probabilmente se non certamente prigioniero del suo ruolo, e quindi è anche (auto) costretto ad esprimersi in una certa maniera. In fondo anche questa è una forma di alienazione, come altre, anche se più prestigiosa e certamente molto meno faticosa e stressante di una catena montaggio. Pensate però per un attimo “che due palle” può essere costringersi in quel ruolo… Una recita costante, specie per un uomo alto 1,85 di quasi 100 kg. con un “fisicaccio” da “macho”, uno che incute timore alle donne ma che al contempo, per la stessa ragione, piace (questo è il non detto, cioè che quello che lui non dice ma che ci vuol far sapere), e che invece, pensate un po’, sceglie di vestire i panni del militante etero antisessista, e per questa ragione è guardato con sospetto (povero…) dagli uomini e soprattutto dalle donne, che lui vorrebbe tanto aiutare. Quelle stesse che gli camminano accanto per la strada con passo veloce e senza degnarlo di uno sguardo perché è grande e grosso (e tanto fico) e incute timore, a cui lui vorrebbe tanto far sapere che non è un violento e che non hanno nulla da temere perché ha compiuto quel percorso che nessun uomo ha ancora compiuto (ammazza quanto è fico, aperto, evoluto e sensibile, quasi quasi pure col giubbotto nero da “fascio”…)”; “No, è solo un “paraculo” come tanti altri, credimi. Qualcuno/a penserà che sia presuntuoso da parte mia esprimere giudizi su persone che non si conoscono. Diciamo allora che mi riservo una possibilità dell’1 o del 2% di essere in errore. Ho esperienza in tal senso, anche se in ambito leggermente diverso dal suo (mediatico-politico il mio, mediatico-accademico-editoriale-“culturale”-politico collaterale-e affini, il suo). Si gioca la carta del “politically correct antisessista plurale” che a “sinistra” o in una certa “sinistra” fa ancora molto “fico” e in questo modo si ritaglia una nicchia, come il suo compare Ciccone, futuro candidato di SEL alle prossime elezioni politiche o amministrative (mi ci gioco le palle, a cui ancora tengo, da maschio troglodita e sessista quale sono…).“; “Opportunismo, capacità di fare pubbliche relazioni e una discreta propensione naturale a leccare i culi giusti (oltre naturalmente una mediocrità intellettuale di fondo), sono le caratteristiche assolutamente fondamentali che deve possedere questo nuovo soggetto sociale e umano sorto negli ultimi vent’anni circa, mediamente colto o mediamente scolarizzato, che vive di consulenze e incarichi più o meno a tempo determinato in questo o in quel giornale, in questa o in quella casa editrice, in questa o in quella televisione, staff di assessorati o facoltà universitaria ecc., e che naturalmente detesta i vari Fichte, Hegel e Marx (“Oddio che palle questi classici del “pensiero forte”) ai quali preferisce ovviamente i cosiddetti “debolisti” (non che questi non meritino la dovuta attenzione, sia chiaro, si fa per capirci…), che molto più si confanno (per lo meno così crede lui…) al suo modo leggero, leggiadro e relativista (tranne quando si affrontano le questioni di genere: in questo caso scatta il dogma) di vivere e intendere la vita. Il tutto fino a quando, come ripeto, al culmine di una serie infinita di leccate di culo memorabili e sistematiche (della serie:”Come dice il prof Tizio”, “Come sostiene l’on. Caio”, “come da sempre sottolineato dal presidente Sempronio”) riesce a procurarsi un incarico a tempo indeterminato. Poi, che sia un giornale, una casa editrice o una facoltà universitaria, poco conta. Conta che sia un incarico che gli conferisca un certo status. Insomma, questo è il decalogo del consulente-esperto-intellettuale a tempo determinato che aspira a diventare consulente-esperto-intellettuale a tempo indeterminato. In genere, non sempre, ci riescono. Il leccaggio di culo per arrivare al tempo indeterminato dura mediamente una decina di anni. Poi, naturalmente, si deve fare carriera, e allora si devono leccare culi ancora più altolocati per almeno un’altra decina di anni, e così via. I più fortunati, se hanno leccato i culi giusti e fatto le scelte politiche oculate, al culmine della carriera giornalistica o accademica, riescono pure a essere nominati ministri.”

 – qui, qui e qui invece altri allegri amici di Fabrizio Marchi mi danno del “castrato mentale” facendomi figlio di una senatrice per mera omonimia; denigrano i miei studi senza sapere di che si tratta: “Che dire …. dottore in estetica …. E’ da un po che parlo di tagliare spese inutili“; oppure finisco in un elenco insieme ad altri “utili idioti“.

Ecco chi sono gli uomini beta, chi è il loro “leader”. Parole che qualificano anche quelli che, nei giorni scorsi, hanno creduto che Femminismo a Sud potesse avere a che fare politica con persone che adoperano questo linguaggio. Questo collettivo funziona benissimo non solo perché lascia ciascuno libero di seguire le sue strade politiche – nel rispetto di ciò che è riportato qui in alto a destra – ma anche perché non ha alcun problema a discutere con chi vuole farlo nel rispetto e nella conoscenza dei reciproci linguaggi, accettandone le conseguenze; e non perde tempo a insultare gratuitamente, con fare presuntuoso e tracotante, chi la pensa diversamente. Semplicemente, mostriamo apertamente il suo linguaggio e la differenza col nostro, e lo ignoriamo, cosa che chiediamo di fare a chi noi, a nostra volta, non risultiamo graditi. Tutto qui.

Sono sicuro che Fabrizio Marchi non si vergogna certo di queste sue espressioni, né di trovarle tutte riunite – sono link pubblici, ho fatto solo il favore di raccoglierli – in fondo sono molto coerenti con la sua politica: lui ha bisogno d’inventarsi che io sono molto alfa, altrimenti lui non può essere beta. Noi di Femminismo a Sud preferiamo non dipendere da altri, vedere molte più sfumature, molte più diversità, e rispettarle tutte, replicando – anche con energia, se serve – alle parole, non alle persone. Questo spiega anche perché io ogni tanto sono così stronzo quando rispondo a qualcuno: diciamo che mi capita di sentire odore di parole alla Fabrizio Marchi, e non mi piace.

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