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#56 – Come vampirizzare contenuti invisibilizzando chi li produce

Siamo alla vicenda “violenza sulle donne” e “vampirizzatrici” (sulla pelle delle donne, vive e morte) atto secondo. Ovvero: di quelle che non sanno fare rete ma che usano la rete per trovare nuove idee.

Vorrei attirare l’attenzione su un pezzo, l’ultimo, della Terragni, che da quanto sappiamo sebbene interrogata in pubblico sul perché non abbia degnato di una risposta un uomo, uno di noi, e sulle tante questioni rimaste in sospeso sull’appello Snoq, ha riservato al primo un monosillabo e per le seconde si è dichiarata “sfinita”. Dopodiché per il suo ultimo post Terragni prende una immagine nota per essere diffusa dal blog Bollettino di Guerra (inclusa la conta delle vittime salvo trascurare che in quella conta sono compresi uomini e bambini vittime trasversali dei delitti contro le donne) e l’analisi pare ispirata a quella messa in circolo ieri pomeriggio dalle Dumbles e tutto ciò senza riportare una fonte.

Le Dumbles scrivono:

“un altro con il nome di Matilde, 63 anni uccisa dal marito che poi si è ucciso a sua volta.
Sentite come ne parla il Corriere: “La malattia, le operazioni al cuore e un forte stato depressivo. Umberto Passa, sarto in pensione di 65 anni, era entrato in un tunnel da cui non è più stato in grado di uscire, se non uccidendo la moglie Matilde con più coltellate e poi togliendosi la vita con la stessa arma…”, cioè, ripetiamo: “…era entrato in un tunnel da cui non è più stato in grado di uscire, se non uccidendo la moglie…”.
Come si può formulare un pensiero del genere? Ma non è come scrivere che da quel tunnel si esce uccidendo la moglie? E poi, eventualmente, ma in subordine, suicidandosi.”

In quanto all’analisi dei testi e alla Guida ai giornalisti che si occupano di violenza sulle donne alla quale alcune di noi stanno lavorando ci fa molto piacere che la questione abbia finalmente contaminato e che altre abbiano appreso lo stesso metodo. Quello che proprio non funziona è il fatto che da un lato queste signore ci denigrano sminuendo e vanificando il nostro lavoro salvo poi copiarlo per riempire il proprio vuoto di contenuti.

In generale, dato che leggo tra i commenti della Terragni che si preparano a fare “corsi ai giornalisti” per migliorarne la sensibilità, specifico che i contenuti che passano su noblogs, per quanto siano in creative commons, a essi va attribuita la fonte. Volessero collaborare al nostro lavoro il nostro indirizzo è sempre lo stesso fikasicula[at]grrlz.net.

Più in particolare diciamo che prima o poi dovremo affrontare il fatto che ci sono donne che vampirizzano la rete, le idee delle donne in rete, i saperi delle donne in rete, per poi invisibilizzare le fonti. Perchè le fonti sono militanti, sono quelle prodotte da chi sta ore e ore a lavorare, scrivere sulla rete, ma non hanno il vestito buono e dunque a loro è bene ogni tanto gettare un piccolo bottone, qualche cenno di confidenza, con parsimonia, perché anche alle suddite deve essere permesso toccare le regine, ma poi tutto continua come prima.

Per dire: al Feminist Blog Camp non ci sono star. Ci sono donne che devono sparecchiare e lavare il proprio piatto pari merito dopo aver fatto un workshop in cui generosamente condividono il proprio sapere. Così è stato lo scorso anno e così sarà anche quest’anno. E il Fem Blog Camp non è un palcoscenico per chi vuole trarre gratificazioni personali, per chi vuole sfilare senza relazionarsi con chi lo costruisce, per chi NON SA fare rete. Questo mi pare il minimo, no? E un workshop su come fare rete, ma farla per davvero, ci sta tutto. Perché tante donne, purtroppo, proprio no, non sanno fare rete. Non sanno condividere, discutere, ma sanno solo rimuovere critiche, vampirizzare e poi invisibilizzare. Sulla pelle delle donne.

Leggi anche:

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#Occupymedia: per una diversa comunicazione a proposito di violenza sulle donne

#Occupymedia: se l’informazione è maschile

#Occupymedia: siete complici della violenza sulle donne

e via di questo passo, perché su Femminismo a Sud ci sono centinaia di post di analisi di testi in cui si parla (male) di violenza sulle donne.

Posted in Comunicazione, Corpi/Poteri, Critica femminista, Pensatoio.


7 Responses

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  1. cloro says

    Ma che brutta cosa questa! Brutta proprio. Ritiro il “non mi sembra in palese malafede” riferito alla terragni. Maddai, che pochezza

  2. vi says

    http://blog.iodonna.it/marina-terragni/2012/05/03/femminicidio-n-56-analisi-di-un-testo/

    Non leggo (ma devo specificarlo?) il blog di Terragni, ma spinta dalla curiosità sono andata a dare una sbirciatina

    Che dire?

    Marina Terragni, vergognati!

  3. cybergrrlz says

    da quello che ho visto il blog della terragni è stato spostato ad una nuova piattaforma e al momento l’ultimo post risulta essere datato al 25 aprile. devono probabilmente ripristinare gli ultimi e quindi ci vorrà un pochino di tempo. comunque sostanzialmente allungava l’analisi delle dumbles senza citarle.

  4. Nicoletta says

    Hai messo in luce benissimo l’atteggiamento ipocrita con cui, per “per riempire il proprio vuoto di contenuti”, li vampirizzano ad altr*!

    GRAZIE per aver fatto (anche) questo lavoro di punto della situazione.

    :-*

  5. Jo says

    E’ possibile ri-linkare l’articolo della Terragni? Dice “pagina non trovata”

  6. clarissa says

    Grazie per l’ottimo post.
    Non sono riuscita a leggere il pezzo di Terragni, il link nella parola “ultimo” porta a “Pagina non trovata, errore 404”. E’ un errore tecnico, oppure Terragni ha ritirato il pezzo?!

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