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Vaginoplastica: l’infibulazione “estetica” delle donne occidentali

http://www.youtube.com/watch?v=Y7eIfmTsUTs

[brano tratto dal documentario "La vagina perfetta"]

di d-K

Dopo aver letto questo articolo su Vice Magazine e averlo inviato alle femministe-a-sud mi è stato chiesto se poteva interessarmi scrivere un commento in proposito. Oltre a non poter nascondere il piacere che mi ha fatto questa richiesta, mi sono subito chiesto se da “appartenente al genere maschile” potevo discutere nel merito di un argomento così delicato come la vagino- e labioplastica. Certo l’intervista ad Heather Leach, l’autrice del documentario “The Perfect Vagina”, m’aveva lasciato con un senso di disagio che non riuscivo a chiarire, di cui non individuavo la fonte… Ebbene, da lì sarei partito.
 
I nostri corpi non sono semplici oggetti che occupano uno spazio, sono al centro di lotte egemoniche. Sui corpi e con i corpi si amministra il potere e noi, con il nostro, siamo al centro di queste tensioni. Il corpo non è neutro, non è un semplice oggetto che esiste per sé: è produttore di simboli e significati e da questi viene a sua volta prodotto. Simboli e significati, però, che non esistono isolati in un ipotetico vuoto ma sono imbrigliati in una determinata società e nella cultura che le è propria, in tal senso, quindi, occuparsi delle modalità di manipolazione del corpo non fa altro che permettere di approfondire la conoscenza della società che le ha prodotte.
 

Non mi interessa (e non ho il diritto di) giudicare i singoli motivi che spingono una donna a sottoporsi ad un’operazione alla vagina, possono essere svariati, compresi alcuni legati a questioni mediche serie ed invalidanti (per un’episiotomia da macello o problemi congeniti, ad esempio), ciò che invece mi interessa è un discorso un po’ più ampio. FikaSicula, nelle mail che ci siamo scambiati, scriveva che le appariva in pratica come una sorta di “infibulazione spontanea” e, in effetti, non è poi così differente: nel caso della plastica per questioni estetiche, si scolpisce la vagina tagliando le parti in eccesso o non a norma cercando di preservarne la funzionalità e la sensibilità annodando le terminazioni nervose delle piccole labbra.
 

[prima e dopo una vaginoplastica]

Abbiamo spesso l’impressione di poter scegliere per noi stessi in totale libertà, ci sentiamo diversi da (quando non migliori di) quei popoli che modificano il proprio corpo in maniere più o meno radicali (dal tatuaggio alla scarificazione fino alle mutilazioni genitali) eppure questo tipo di operazioni non sono poi così distanti: sono una messa a norma, un modo per “creare” un membro di una specifica società. Con la modificazione rituale di parti del corpo non ci si limita a iscrivere nelle proprie carni un’appartenenza ad uno specifico gruppo umano ma ci si crea come appartenenti ad una determinata società, in sostanza come esseri umani a pieno titolo: la manipolazione rituale del corpo riproduce, così, la società che l’ha prodotta. Una plastica della vagina al solo scopo estetico non si discosta poi tanto da questo discorso: la società in cui viviamo fa di noi dei consumatori  e ha bisogno della nostra “necessità di consumare” per potersi riprodurre; ma come è possibile spingere una persona a consumare una volta soddisfatti i bisogni primari? Creando nuovi bisogni attraverso la paura, l’insoddisfazione e l’inadeguatezza, sensazioni sgradevoli da calmare acquistando tutto ciò che può rendere di nuovo parte della norma; ovvero, sfruttando il nostro bisogno innato, da animali sociali quali siamo, di essere parte di un gruppo, di una società.
 

[“Design a Vagina” è una scultura dell’artista inglese James McCartney]

Heather Leach ad un certo punto dell’intervista dice:
 
<<Ho sentito ragazze lamentarsi di ricevere continuamente commenti spiacevoli. Cose come “La tua vagina è disgustosa” o “Fare del sesso orale con te è come leccare il tunnel della manica.” Ho parlato con una ragazza maltrattata dalla sorella, che la insultava dicendole che sembrava le penzolasse del prosciutto cotto dalla vagina.>>
 
Poco dopo aggiunge anche:
 
<<A cosa attribuisci questo improvviso aumento di ragazze sotto i vent’anni che si fanno affettare la vagina?
 

In parte, alle enormi pubblicità di grosse corporazioni di chirurgia estetica che si trovano all’interno delle riviste femminili. Poi c’è da aggiungere la grande pressione esercitata dai coetanei, dai teenager, soprattutto dai maschi.
 
In che senso?
 
I ragazzini guardano moltissimi porno. Per quanto ne so, non c’è nessun genere di immagine pornografica moderna che contenga quella che io considero una vagina normale. In questo modo i ragazzini cominciano a pensare che la patata perfetta non dovrebbe avere alcuna imperfezione, quindi niente piccole labbra che fuoriescono, e soprattutto niente peli superflui.
>>
 
Il senso di disagio che non riuscivo a chiarirmi nasce dalla dissonanza tra una supposta libertà individuale e la solitudine di queste donne che prive della possibilità di confrontarsi e discuterne, hanno come unico metro di giudizio le immagini artefatte dei media. Queste ragazze non sono libere di scegliere, nessun@ ha mai spiegato loro che non esiste una “vagina perfetta”, né che non sono dei mostri: l’immagine che ritorna del loro corpo dopo essere passata per lo specchio deformante dei media è un’immagine indesiderabile e inadeguata che va normalizzata, messa a norma, a tutti i costi.
 
In coda a questo mio prolisso commento mi sento di chiarire due cose: in primo luogo che ciò che ho scritto non va inteso in senso deterministico, la società non ci programma come dei robot ma ci influenza tanto quanto la somma delle nostre individualità influenza la società stessa. Sta a noi prendere coscienza dei meccanismi con i quali ci convincono a fare determinate cose. Sta a noi svelare il modo in cui il nostro corpo viene utilizzato e ribellarci a questa forma di violenza. In secondo luogo, questo non è un modo come un altro per sdoganare un dolciastro “siamo tutti belli”, il problema non è il “bello” o il “brutto” (visto che il loro uso è anche alquanto relativo) ma è l’importanza che nostro malgrado attribuiamo all’estetica: è questo che andrebbe messo in discussione, soprattutto quando viene usata come giustificazione per creare una norma utile solo a chi ci vuole consumatori pronti a farsi spennare pur di acquietare i mostri delle proprie insoddisfazioni.
 
<<[…] la “bellezza” della Jeune Fille non è mai una bellezza particolare, o che le sia propria. È al contrario una bellezza senza contenuto, una bellezza assoluta e libera da qualsiasi personalità. La “bellezza” della Jeune Fille non è altro che la forma del nulla, la forma di apparizione legata alla Jeune Fille. Ed è per questo che ella può parlare, senza soffocarsi, della bellezza, perché la sua non è mai un’espressione di una singolarità sostanziale, ma una pura e fantomatica soggettività.>> [Tiqqun, “Elementi per una teoria della Jeune-Fille”]

Posted in Corpi, Omicidi sociali.


7 Responses

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  1. DF72 says

    Il motivo per cui tante donne ricorrono al parto cesareo, anche quando non ce ne sarebbe bisogno, è legato fra le altre cose alla paura di rovinarsi, sfigurarsi la vagina. Idem dicasi per l’allattamento: molte neo-madri rinunciano ad allattare al seno perché terrorizzate dalla possibilità di rovinarselo, o comunque di vederlo cambiar forma. Io ho due figli, il maggiore di due anni e mezzo e la minore di 10 mesi. Entrambe le volte ho partorito naturalmente. Allo stesso modo, due volte li ho allattati al seno. Non giudico chi sceglie di fare le cose diversamente da me, ma una cosa è scegliere, un’altra è il condizionamento maschilista che disprezza il modo in cui il corpo di una donna può cambiare una volta partorito e allattato.

    Se è la cultura maschilista che “migliora” le vagine rendendole “ideali”, è sempre la cultura maschilista che le sfigura. Mi spiego: in seguito a un orrendo e disumano parto in ospedale (per il mio primogenito), occasione in cui fui trattata dai medici come una bambina ipodotata e anche indisciplinata (come spessissimo vengono trattate le partorienti negli ospedali italiani), per la mia secondogenita scelsi di partorire in casa assistita soltanto da due ostetriche. Il 15 ottobre scorso infatti ho dato alla luce mia figlia assistita soltanto da due abilissime levatrici nell’intimità della mia casa. Per il parto in ospedale dovetti farmi mettere svariati punti in seguito alla lacerazione che subii, lacerazione e punti che ci misero ben due mesi e mezzo a guarire del tutto. Al contrario, per mia figlia, che tra l’altro pesava quasi 4 chili (mezzo chilo in più di suo fratello!), non mi fu messo un solo punto. Questo perché negli ospedali si costringe le donne a partorire secondo dettami medici “maschili”, cioè quelli che fanno comodo ai ginecologi, non permettendo ad esempio alla donna di scegliere la posizione del parto (quella supina è assolutamente innaturale!), e costringendola anche a sbrigarsi il più possibile durante il parto stesso. In realtà, affinché i tessuti della vagina non si lacerino, il parto richiederebbe tempi ben precisi, spesso superiori a quelli imposti in ospedale, in cui si esorta la donna a spingere a ogni contrazione (cosa a quanto pare sbagliata, visto che troppe spinte e lo stesso cercare di “sbrigarsi” esercitano troppa pressione sui tessuti). La stessa episiotomia viene eseguita per “far prima”, assolutamente per comodità dei medici e certamente non a vantaggio della partoriente o il suo bambino. In realtà la natura non sarebbe così illogica o imperfetta da richiedere che la vagina venga artificiosamente allargata per far uscire il piccolo. E’ una leggenda idiota quella che vorrebbe il parto come provocatore di lacerazioni alla vagina a prescindere: per diretta esperienza ho imparato che quando una donna partorisce secondo canoni più naturali e rispettosi dei suoi tempi, i tessuti sono sufficientemente elastici per permettere un parto senza ferite, o con conseguenze davvero minime.

    Senza voler idealizzare l’antico, io ormai non ho dubbi che in un’era pre-medicalizzata, nonostante i numerosi parti, le donne avessero vagine meno… martoriate! E non solo quelle: anche il viso, i seni, le cosce, ecc.

  2. unicamilla says

    donne del sud e non, guardate che meraviglia ho trovato: http://images.google.it/…%26start%3D105%26um%3D1

    non sono bellissime? sembrano conchiglie…fiorellini, forse delle calle…io le trovo meravigliose.
    collegato a questo articolo, magari ci facciamo il calco alla nostra e poi ci facciamo fare la collana personalizzata, ce la mettiamo al collo così i maschietti sanno già qual’è l’offerta. tipo catalogo! ahahaha! oggesu, sto scherzando, chiaro! e cmq loro non se lo potrebbero permettere, sarebbero alquanto antiestetici. noi donne, nude, siamo troppo più belle con o senza plastiche in giro. tiè!

  3. Serbilla says

    @d-K
    Dunque, il mio commento è venuto fuori dopo un ragionamento abbastanza caotico e irruento, avrei dovuto ponderare meglio le parole, soprattutto spiegare anche meglio che quell’ottusi è riferito a chi le scelte estetiche le impone e non a chi le subisce.
    Se avessi voluto farlo apposta non ci sarei riuscita a spiegarmi così male.
    Perchè all’origine del mio ragionamento c’è qualcuno, inteso come una cultura (razzista), non come singola persona, che ad un certo punto sceglie di preferire una certa forma piuttosto che un’altra, si concentra su quella forma e la fa diventare un modello, col quale martella la gente, è quindi una una cultura ottusa, chiusa, tarda, gretta.

    Mi sa che la spiegazione del commento precedente sia peggio del commento stesso.
    Spero di avere chiarito almeno un po’.

    Quindi mi scuso per la forma approssimativa del mio intervento, la tua interpretazione è più che giustificata d-k.
    Anche perchè come tutti anch’io vengo continuamente spinta verso scelte estetiche platificate, prive di contenuto, cioè prive di me, proposte non come alternative, ma come uniche giuste, facendo leva sulla fragilità che accomuna un po’ tutti e che certamente è maggiore per le adolescenti e gli adolescenti, non mi sarei dell’ottusa da sola XD
    Ma c’è una statistica con l’incidenza della vagino plastica in Italia?
    non credere che i “canoni” espressi in quei film non agiscano anche sugli uomini, solo che normalmente non lo diciamo in giro o, al massimo, ci scherziamo su… per sdrammatizzare.
    Nella mia esperienza personale la questione del prepuzio non si è mai posta come problematica, ma sarebbe bello se se ne parlasse di più.
    So che nei paesi anglosassoni è molto diffusa come pratica, bambini piccoli vengono sottoposti a circoncisione, per questioni prima religiose e poi igieniche.
    Una modifica non innecessaria laddove non ci sia una patologia.
    Come se, diffusasi la moda del cappello, ci tagliassimo tutti e tutte la parte superiore dell’orecchio esterno.

    Comunque si, propongono anche a me, continuamente, di aumentare le dimensioni del mio pene 😀

  4. d-K says

    Ah, Serbilla, dimenticavo, la circoncisione è più diffusa di quello che si crede e non sempre le motivazioni sono mediche o religiose: http://forum.giovani.it/…istiche-preferenze.html

    In Italia il fenomeno è ancora poco diffuso ma non saprei quanto sia da attribuire a qualche tabu e quanto ad altre motivazioni.

  5. d-K says

    Serbilla, la citazione in chiusura di quel frammento di Tiqqun non era casuale (magari avrei dovuto specificarlo, ero indeciso): la bellezza creata attraverso la chirurgia estetica è una bellezza priva di contenuto perché uguale per tutt*, spersonalizzata. Non è una questione di ottusità ma di insistenza e potenza di una certa norma estetica, è chiaro che non tutt* ne vengono influenzat*, ma lì dove il messaggio trova un terreno fertile di insicurezze (e l’adolescenza, forse, è il periodo peggiore in tal senso) riesce a creare un’immagine tanto distorta del proprio corpo da fartelo vedere come mostruoso mentre, parallelamente, ti indica come “bello” (quindi “accettato”, “a norma”) la totale assenza di peli e di sporgenze carnose. Uno degli ultimi post ad essere stato pubblicato qui su Femm-a-sud, “Il mito della bellezza”, mi pare dica cose molto simili.

    Riguardo il porno, le dimensioni e la circoncisione… beh… a parte che alle volte il prepuzio è proprio scomodo :-D, non credere che i “canoni” espressi in quei film non agiscano anche sugli uomini, solo che normalmente non lo diciamo in giro o, al massimo, ci scherziamo su… per sdrammatizzare. Eppure ci pensiamo, fidati, e l’enorme quantità di spam con in oggetto frasi tipo “enlarge your penis” o “get better erections” dovrebbero chiarire che lo stereotipo agisce anche su di noi creando un mercato di prodotti utili a sedare le nostre ansie.

  6. Serbilla says

    Dunque mi chiedo un paio di cose, primo: è evidente che le vagine sono tutte diverse, bisogna essere ottusi per pensare che esista un solo tipo di vagina, soprattutto perchè i maschi pare che facciano a gara sulle dimensioni, così si dice, dunque sanno che i peni sono tutti diversi, poi: c’è un incidenza sulle circoncisioni? perchè la maggior parte dei peni della pornografia sono circoncisi, quindi perchè le donne si pongono il problema delle piccole labbra sporgenti e gli uomini non se lo pongono, se non se lo pongono, riguardo al prepuzio?

  7. balkanrock says

    Articolo molto interessante, lo faccio girare volentieri agli amici e soprattutto alle amiche. La questione “estetica” e l’infierire sui propri corpi per “normalizzarli” sta diventando una vera ossessione di massa, anche per uomini…
    Non so se avete notato quelle disgustose pubblicità che impestano i social network o i siti per scaricare i torrent che pubblicizzano i prodotti per farsi venire il fisico da palestrati in due settimane – sono a dir poco grottesche…
    ciao