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30.05.08

Roma Pride: Piazza San Giovanni - Neanche un passo indietro

Post in Corpi & Omicidi sociali & Anticlero/Antifa at 07:56 :: 點閱次數 (834)

Il 7 giugno a Roma ci sarà il Pride. Normalmente si conclude a Piazza San Giovanni. Quest'anno invece, chissà perchè è stata revocata l'autorizzazione ad arrivarci. Di tutto ciò si è saputo solo ad una settimana dall'iniziativa e sembra pretestuoso il fatto che si indichi come causa la presenza di una corale pretizia che ululerà nei dintorni. Perciò Facciamo Breccia, che il giorno prima è impegnata in un incontro sull'(anti)fascismo e i movimenti di liberazione, comunica che non farà "neanche un passo indietro". Arriveranno, comunque, a Piazza San Giovanni. Sotto potete leggere il comunicato di Facciamo Breccia e il testo del Circolo Mario Mieli che ne Il Paese delle Donne è riassunto assieme al documento di adesione del Coordinamento Lesbiche Romane.

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COMUNICATO STAMPA

PIAZZA SAN GIOVANNI - NEANCHE UN PASSO INDIETRO

in preparazione del

ROMA PRIDE 2008

(Sabato 7 GIUGNO 2008, ore 16.00, Piazza della Repubblica)

Apprendiamo che è stata tolta l'autorizzazione al Roma Pride 2008 terminare in Piazza San Giovanni.

Il movimento lgbt, che nel 2007 ha portato in quella piazza un milione di persone, si vede così negare l'agibilità politica della piazza più rappresentativa delle lotte sociali a Roma: un tentativo di intimidire percorsi di autorganizzazione e liberazione. L'asservimento delle istituzioni è, come usuale, imbarazzante, se è vero che la negazione sarebbe dovuta alla presenza di un coro nei palazzi ecclesiastici (pagina 2 al link).

Trenta preti che cantano dovrebbero tener lontano un intero Pride? Cos'è, un esorcismo?

Questa è la sicurezza nell'epoca di Alemanno: la sicurezza di vedersi sottratti quotidianamente spazi di agibilità politica. Al danno si aggiunge la beffa: l'iniziativa in questione, il solito convegno ecclesiastico contro il relativismo culturale con udienza papale, viene aperta (il 5 giugno) anche da Zingaretti, presidente della provincia di Roma, che ha dato il patrocinio al Pride. Zingaretti, dimostrerebbe serietà e coerenza se in conseguenza di questo fatto facesse sapere di ritirare la sua partecipazione (o al Pride, o al convegno).

PIAZZA SAN GIOVANNI - NEANCHE UN PASSO INDIETRO.

Si ripristini un clima di agibilità politica.

Il movimento lgbt sfilerà comunque fino a Piazza San Giovanni in un pride festoso, autodeterminato e politico, collegato alle lotte sociali,  che sarà anche una risposta di piazza contro  sessismo, fascismo e razzismo.

Coordinamento Facciamo Breccia

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Lo scenario politico del Roma Pride

Circolo Mario Mieli

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, organizzatore del RomaPride 2008, rende noto che ad appena nove giorni dallo svolgimento della parata di sabato 7 giugno la Questura di Roma ha ritirato l’autorizzazione, concessa originariamente in data 11 aprile, a concludere la parata a Piazza San Giovanni con la motivazione di un concomitante convegno e concerto corale all’interno dei Palazzi Lateranensi.

Il comunicato del Circolo Mario Mieli prosegue: "Del problema sul percorso siamo venuti a conoscenza soltanto oggi [28 maggio], durante un incontro tecnico al Comune di Roma e nel conseguente incontro in Questura, senza che nessuna autorità competente l’abbia comunicato prima, nonostante siano passati quasi due mesi dall’autorizzazione originaria e dall’ampia notorietà pubblica data all’evento e al percorso. Siamo stupiti e amareggiati per l’evolversi degli eventi e per l’incredibile ritardo della comunicazione.

Domani, giovedì 29 maggio, alle ore 17.30, presso la sede del Circolo Mario Mieli, in via Efeso 2/a, si terrà una conferenza stampa dove verranno dati tutti i dettagli e comunicate le nostre decisioni."

Questi fatti rendono più che mai valido il contenuto del comunicato del 23 maggio con cui il Coordinamento Lesbiche Romane, visto il documento politico di convocazione del Roma Pride, aderisce alla manifestazione del 7 giugno 2008.

"Ribadiamo comunque che, oggi più che mai, alla luce della guerra lampo intrapresa dal governo Berlusconi, ha senso far emergere parole forti come antifascismo, laicità, diversità come valore. NO dunque all’omologazione che vede parte del movimento rivendicare ancora la famiglia di serie B invece che affermare il diritto di cittadinanza delle singole e dei singoli.

NO allo stato di polizia, NO alla deportazione dei rom, NO alla schiavizzazione di colf e badanti, NO agli squadristi sul territorio. Oggi tocca a loro, domani..."

In un precedente documento il Coordinamento Lesbiche Romane aveva rilanciato il valore politico delle parole Parità – dignità – laicità ma soprattutto antifascismo – autodetermnazione - desiderio con cui era sceso in piazza lo scorso anno.

Prosegue l’analisi politica del documento del 16 maggio, quindi dopo le dichiarazioni del sindaco Alemanno: "I cambiamenti politici dovuti alle recenti elezioni ci obbligano anche quest’anno a riconsiderare tali parole come le uniche possibili per continuare il discorso consapevole e democratico che più ci sta a cuore: la piena autonomia delle scelte e della vita delle persone, cittadine e cittadini di questo paese. Lo spostamento (o sarebbe forse meglio dire l’attestamento) della nostra società verso una destra retriva che ben poco ha a che vedere con una certa destra liberale europea, ci preoccupa non poco; ma non possiamo non notare che esso è il frutto dell’abdicazione della sinistra ai suoi compiti universalmente riconosciuti: farsi portatrice di istanze e valori di solidarietà, accoglienza, cura dei settori deboli della società, ascolto.

Il continuo inseguimento della sinistra italiana sul terreno della paura, della sicurezza, del disconoscimento dell’alterità, la sua vaghezza nel dare voce alle istanze di chi voce non può avere, la sudditanza nei confronti della chiesa cattolica, l’ha resa agli occhi di molte e molti pericolosamente consonante con la destra: e si sa, fra l’originale e una brutta copia, tanto vale scegliere il primo.

In questo scenario si inseriscono le dichiarazioni di Gianni Alemanno, nuovo sindaco di Roma, in merito al Gay Pride da lui definito come una “aggressiva esibizione sessuale”.

L’uomo Alemanno è naturalmente quello che è: non importa quante volte si sia bagnato nelle acque di Fiuggi, quanti vestiti doppiopetto possa avere indossato, quanto sia riuscito a tirarsi a lucido. Sotto la facciata ripulita ristagnano i dis-valori intossicanti del fascismo, la certezza assoluta che la diversità sia, nel migliore dei casi, non un valore aggiunto ma una fastidiosa anomalia sociale; nel peggiore, un pericolo da contrastare violentemente.

Come lesbiche e femministe riteniamo che l’unica esibizione di aggressione sessuale sia invece proprio quella vera, cioè lo stupro reale che si attua quotidianamente sui corpi delle donne, violentati materialmente da maschi conosciuti e sconosciuti, italiani e stranieri e, virtualmente, ma non per questo con minore ferocia, sbattuti e consumati ogni giorno sulla stampa, in pubblicità, nelle dichiarazioni di preti e politici.

In campagna elettorale abbiamo assistito all’ennesima aggressione alle donne e alla loro autodeterminazione dietro il paravento della sicurezza e della protezione: il corpo delle donne ancora una volta usato come scudo per gli interessi omofobici e razzisti dei politici in generale.

Ciò detto, va da sé che la posizione di chi nel movimento intende “aprirsi” all’ascolto di quella parte politica che da sempre intende ricacciarci in ruoli di subalternità e di silenzio, ci trova assolutamente in disaccordo.

Non ci interessa che al Pride (e in genere in nessun altro luogo “nostro”) ci sia la presenza di un sindaco alleato con i vari Calderoli, Buttiglione e Tremaglia, che hanno espresso chiaramente a livello istituzionale la loro omofobia a oltranza. Per non parlare del premier Silvio Berlusconi quando dichiara che in Europa è meglio occuparsi di trasporti piuttosto che di omosessualità o che, suscitando minor sorpresa e qualche sorrisino conciliante, invita le donne a preparare biscotti e crostate per gli scrutatori dei seggi elettorali o manda bigliettini frivoli alle “sue” (poche) deputate.

Nessuna mediazione con costoro".

2 Comments on "Roma Pride: Piazza San Giovanni - Neanche un passo indietro" »

  1. Felipe said:

    30/05/2008, at 09:43 [ Replica ]

    Che brutto clima, brutto brutto...
    è vero: oggi i rom, domani a noi. Ma "oggi è già domani", diceva quella canzone...

  2. Emanuela said:

    07/06/2009, at 13:42 [ Replica ]

    Il Corriere
    Ariccia, prostituta uccisa in albergo
    L'omicida confessa: "Voleva più soldi"

    è un po' come dire:
    Banca svaligiata
    Il rapinatore confessa: "Il cassiere non era d'accordo con me"