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22.05.08

Giocare allo stupro

Post in Corpi & Pensatoio & Omicidi sociali at 00:10 :: 點閱次數 (2064)

Prendi una ragazzina di quattordici anni, ricattala in ogni modo possibile e poi organizza ripetuti stupri di branco. Si parla di 80 sospettati. Lo dico di nuovo perchè forse non è chiaro: 80. Tutti adolescenti inizialmente coinvolti nell'abuso di una quattordicenne. Dopo anni di indagini - ben quattro - e un tot di proscioglimenti parte il processo ai danni di 23 giovanotti.

Accade vicino Lucca e la storia è sempre la stessa. Da un lato una adolescente e dall'altro un branco di ragazzi che ne fanno quello che vogliono, usandola come un oggetto di divertimento e ricattandola con filmini e immagini che possono sempre finire su youtube. Da un lato una denuncia di violenza e dall'altro le mille voci di maschietti e dei loro familiari a sottolineare che la ragazza ci stava.

E' una storia di molestia psicologica che diventa abuso sessuale ripetuto mille volte, per dieci lunghi mesi. C'e' un branco che si prende gioco di lei, che dice in giro che lei fa quello che vogliono e poi la prendono per fragilità e stanchezza, perchè lei vuole tornare a casa e vuole dimostrare che può farcela ed è ingenua e buona e i suoi scarsi lamenti vengono interpretati come consensi. C'e' un branco e poi c'e' lei che è sola e insicura e immagina che quello possa essere il modo per farsi accettare mentre quelli insistono e minacciano di dire tutto ai suoi genitori.

Fin qui quello che dice la stampa. I commenti al fatto sono quelli di sempre: la crisi dei valori, i giovani abbandonati a se stessi, le famiglie che non seguono i figli. Allora viene spontaneo chiedersi come sia possibile che ottanta, poi 23, ragazzi mediamente di buona famiglia vivano tutti in crisi d'abbandono familiare, che soffrano la perdita dei valori e quindi siano esempio di grandi disagi. Come è possibile non capire che si tratta di un problema generalizzato che coinvolge tutti e che si aggrava sempre di più e assume dimensioni terrificanti.

Mi piacerebbe adesso sentire quelli che insistono nel dire che noi generalizziamo. Che diamo una eccessiva responsabilità alle persone di sesso maschile. Che puntiamo troppo alla lotta contro la cultura patriarcale. Invece per loro bisognerebbe parlare di generica battaglia di civiltà togliendo così quell'accento specifico che si esprime perfettamente nel concetto di violenza di genere e di femminicidio.

A me sembra chiaro che c'e' un difetto di cultura e che questi ragazzini hanno superato il tempo delle mele in cui al massimo si facevano le seghe di nascosto dalla mamma. Sono diventati uomini in maniera precoce e hanno copiato lo stile degli adulti, i loro valori, le loro inclinazioni.  

Non c’e’ rimorso in quello che fanno perché è così che hanno imparato a vivere: mortificando e usando le donne. Ed è deprimente come l’unica reazione familiare sia sempre la stessa, anche in questo caso, moltiplicata per 80 volte, ovvero che lei ci stava, che era consenziente, che i figli maschi non hanno colpa e non è il caso che si assumano nessuna responsabilità.

Si capisce così che le famiglie se ne lavano le mani perché assumere che il proprio figlio ha fatto una cosa vomitevole significa essere costretti a dare una guardatina al proprio interno. Perché succede troppo spesso che quei figli hanno appreso in famiglia i modelli che poi si ritroveranno ad imitare. Sono maschi cresciuti all’insegna del culto della virilità, del chi ce l’ha più lungo e chi piscia più lontano. Sono maschi figli di padri e di madri che li hanno voluti un po’ guerrieri e un po’ casanova, con il culto del “fattela a tutti i costi”, del “ogni lasciata è persa”, del “se non ti fai una femmina hai dei problemi”. Sono figli maschi protetti dalle madri che di loro sono innamorate e che in fondo un po’ sono felici di sapere che considerano le altre donne un po’ puttane. Tutte fuorché lei: la mamma.

Sono creature mostruose cresciute davanti alla playstation che quando decidono di metterla in buca vanno avanti e avanti finchè non arrivano al livello successivo. Perché smetterla significherebbe subire un game over. Perché smettere significherebbe crescere.

Sono figli annoiati cresciuti in un mondo che non gli insegna il rispetto dell’altro. Mentre tutto gli dice che il diverso è un nemico e va punito e che le donne sono esseri inferiori, non in grado di decidere, buone solo per dare figli sani alla patria, senza un lamento, senza una pretesa.

Sono quelli di sempre, oggi con il telefonino e i ricatti dei video su youtube e ieri con le dicerie infamanti che potevano massacrarti la vita. Educati a chiudere gli spazi delle donne, a imporre modelli maschili fatti di culti della verginità e di una “serietà” fatta di primi baci concessi solo dopo strenue richieste, di toccatine di culo o di tette accompagnate da un “non l’ho mai fatto con nessun altro”. Perché ancora amano essere loro a mettere la prima palla in buca, poter vantarsi di quante mosse e furberie, in un sesso che piace solo a loro, in un contesto dove nessuno gli ha insegnato che la sessualità si fa in due e che deve piacere ad entrambi, in cui non sanno neppure se chi sta con loro si lamenta perchè le stanno facendo del male o geme perchè sta per avere un orgasmo.

Ma più di tutto è feroce il loro modo di piegare la volontà di ragazzine bisognose di affetto e attenzioni, che forse sono state educate a subire violenze morali, psicologiche che le hanno rese insicure e più vulnerabili a ricatti, pressioni, stupri.

Cose che accadono da sempre e di cui ora forse si assume una maggiore consapevolezza. Non sempre. Non in ogni luogo. Solo per chi ha deciso di diventare qualcos’altro. Solo per chi ha deciso di non minimizzare e tacere di fronte alle responsabilità dei propri figli.

Cosa starà facendo questa ragazzina dopo aver denunciato? Può ancora uscire senza essere molestata? Può sperare di non essere giudicata? Dovrà essere lei a vergognarsi mentre i suoi baldi stupratori camminano lungo le vie principali della città scambiando con altri amici i particolari di quella “prodezza”? Come vivrà questa ragazza? Perché è di lei che ci si deve preoccupare, perché non si senta in difetto, perché non porti addosso una croce che altri si divertono a metterle, perché si senta in diritto di pretendere un’altra vita fatta di relazioni in cui l’abuso non deve essere mai considerato.

Auguri cara ex quattordicenne diventata ora quasi maggiorenne. Continua con il tuo processo e vai avanti: noi facciamo il tifo per te.

--->>>L'immagine della donna oggetto (in stile: bambola gonfiabile perfettamente simile all'originale) è dell'artista Ken Ichi Murata.

8 Comments on "Giocare allo stupro" »

  1. imPrecario said:

    22/05/2008, at 00:52 [ Replica ]

    Bambole gonfiate. Questa è la chiave di lettura per episodi come questo. Simulacri di esseri umani. Il prodotto tangibile di questo mix letale della società dello spettacolo e del patriarcato de noantri.
    Eterei esseri di Aria e Caucciù prodotti in catena di montaggio, padri, madri, adolescenti in confezione gran risparmio. Progettati in modo da essere talmente prevedibili da genrare imprevedibili eccessi di osservanza della norma.

    http://imprecario.ilcannocchiale.it/...604877.html

  2. marchino said:

    22/05/2008, at 03:48 [ Replica ]

    Che vergogna, che categoria di spegevoli individui che siamo, noi esseri umani di sesso maschile.

  3. Bebop said:

    22/05/2008, at 04:40 [ Replica ]

    Sono maschi cresciuti all’insegna del culto della virilità, del chi ce l’ha più lungo e chi piscia più lontano. Sono maschi figli di padri e di madri che li hanno voluti un po’ guerrieri e un po’ casanova, con il culto del “fattela a tutti i costi”, del “ogni lasciata è persa”, del “se non ti fai una femmina hai dei problemi”.

    questo sinceramente mi sembra un po banalotto. scorrendo l'articolo- dalla tua stessa fonte, si legge " Dicono che deve mostrare la sua abilità. Lei si sente in trappola. Sono in tanti. Si sente debole, da una parte vuole conquistare la loro simpatia, vuole soddisfarli, non le va di essere derisa, dall'altra ha paura di essere picchiata e di non tornare a casa. Cede e viene filmata".

    Dividiamo in in 2 parti la storia: è altratteanto triste questa ragazzina che si concede per paura di essere esclusa. se non scopi non esisti? Se non la dai non sei nessuno?

    Forse i modelli in crisi erano anche i suoi. Fino a farla diventare vittima

  4. FikaSicula said:

    22/05/2008, at 04:49 [ Replica ]

    accetto la critica ma io penso che si tratti di un modello culturale che non è mai cambiato. si è solo aggiornato con l'uso di moderne tecnologie.

    rispetto a quello che dice la fonte poi io la prendo per quello che è. non è detto sia effettivamente così. resta il fatto che è avvenuto uno stupro di gruppo molte volte.

    uno dei ricatti può essere proprio quello che dici tu: "se non scopi non esisti? Se non la dai non sei nessuno?"

    è sempre e comunque un ricatto perchè lo scopare non da la dimensione dell'esistenza. è solo quello che le hanno fatto credere.
    se fosse vero poi fuori di lei non avrebbero detto quello che hanno detto. se fosse vero poi la scopata, anzi lo stupro dato che non è consenziente ma avvenuto su pressione psicologica e morale, lei poteva rivendicarsela per sentirsi qualcuno. ma quando mai una ragazza può rivendicare di avere scopato con 80 persone senza essere chiamata puttana?

  5. Bebop said:

    22/05/2008, at 05:26 [ Replica ]

    purtroppo le pressioni psicologiche sraanno difficili da rilevare in fase processuale e certamente interrogare pubblicamente quella ragazza sarà una cosa penosa. E dolorosa.

    Nella vicenda vedo una vittima che, sempre a stando quello che dice la fonte (però se decidiamo di usare una fonte la usiamo e basta, no?), pesca nello stesso sottobosco morale e culturale dei suoi carnefici. l'esibizione del sesso tout cour, per dimostrare qualcosa. Almeno all'inizio era consenziente.

    Che non vuol dire consapevole.

    Complimenti per il blog e perdonate se questo intervento può apparire maschilista, in qualche modo. non vuole esserlo assolutamente.

  6. FikaSicula said:

    22/05/2008, at 05:36 [ Replica ]

    Bebop no non appare maschilista. dici una cosa che ho specificato anch'io dicendo che ci sono condizioni che rendono le ragazzine insicure e vulnerabili alle molestie. ma essere fragili a tal punto da cedere ad un ricatto così ignobile (il video - come da fonte) non significa stare sullo stesso piano. significa invece non essere in grado di avere risposte culturali e la prontezza di reagire in altro modo se non subendo. se questo è quello che intendi quando dici che la ragazza pesca dallo stesso sottobosco culturale allora siamo d'accordo :)

  7. pronta a partire said:

    24/05/2008, at 11:16 [ Replica ]

    Hai perfettamente ragione quando affermi che è solo "un aggiornamento" del solito modello culturale in cui da donna sei santa o puttana, non esistono mezze misure, non puoi semplicemente essere te stessa, scegliere cosa essere.
    Chi mi fa più incazzare sono le famiglie, le buone famiglie, dei ragazzi: con la loro difesa ad oltranza dei loro bambini li hanno condannati definitivamente ad essere dei penosi mezzi uomini, pergiunta pericolosi.

    Svolgi un gran lavoro su questa pagina web.
    Un saluto

  8. FikaSicula said:

    25/05/2008, at 04:04 [ Replica ]

    grazie prontaapartire (ma stai pensando di emigrare? :)). facciamo quello che possiamo per trasferire una visione diversa di cose che ci vengono imposte in un modo assolutamente inaccettabile.
    ogni contributo è ben accetto.
    un abbraccio

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