06.02.08
L'aborto del giorno dopo
Una notte negli ospedali di Roma per scoprire che tutti i medici sono obiettori e nessuno prescrive la pillola
Mettiamo che una quarantenne, tutto sommato normale, sposata, con figli, una domenica abbia un problema. Durante un rapporto (con suo marito, si badi, eh!) il preservativo si rompe. Che fa la sventurata? Innanzitutto parla con il marito: vogliamo un terzo figlio? Si valutano pro e contro e questo richiede un po’ di tempo, soprattutto se nel frattempo gli altri bambini si sono svegliati e chiedono le usuali cure e attenzioni amorevoli riservate alla domenica mattina.
Mettiamo che alla fine di una lunga giornata di tentennamenti la questione fra il marito e la moglie venga risolta con un ‘forse non è il caso’. La sventurata mette a letto i bambini, li lascia a casa con il padre e se ne va in giro alla ricerca dell’unico mezzo che ha per intervenire: la pillola del giorno dopo.
Una soluzione tutto sommato indolore: la sventurata è anche una cattolica media, sa che l’aborto significa cancellare una vita. La pillola del giorno dopo, no. Interrompe il viaggio dello spermatozoo verso l’ovulo. Niente fecondazione, niente embrioni, nessun senso di colpa, solo effetti collaterali particolarmente fastidiosi se se ne abusa. Ma la sventurata non è una diciottenne che si sballa in discoteca il sabato sera. E’ la prima volta che si trova in una situazione simile. Non usa nemmeno la pillola. Insomma dovrebbe star tranquilla.
Piove a Roma. Taxi neanche a parlarne . La donna si avvia a piedi all’ospedale più vicino, il San Giacomo. Sono le nove, il pronto soccorso ha l’aria di un porto di mare dopo una violenta mareggiata. «Di che ha bisogno?», chiede a voce alta un’infermiera mentre attraversa uno stanzone dove sono sedute almeno cinque o sei persone. La poveretta si guarda intorno e si dirige verso la stanza dell’accettazione. In tono dimesso e soprattutto in grado di essere percepito a non molta distanza, spiega: «Avrei bisogno della pillola del giorno dopo…».
L’infermiera consulta un elenco, poi esce dalla stanza. Torna dopo cinque minuti. «No, mi dispiace, il medico di turno stasera è obiettore di coscienza». Obiettore di coscienza? E che obietterà mai, verrebbe voglia di dire alla donna che sa perfettamente di essere con la coscienza a posto, di non urtare il mondo cattolico con la sua richiesta, e che quindi la coscienza del medico di turno non dovrebbe avere proprio nulla da ridire. La donna chiede il nome dell’obiettore. «La dottoressa Romito», risponde l’addetta. «Mi rilascia una dichiarazione scritta?», fa la donna. «No, nessuna dichiarazione».
Ci sarebbe da insistere perchè l’obiezione è prevista solo per la legge 194 ma la pillola del giorno dopo non ha nulla a che vedere con l’aborto. E’ un farmaco contraccettivo: lo si dovrebbe poter acquistare liberamente in farmacia con una prescrizione nominale e non ripetibile di un medico o di un ginecologo.
La donna però sa anche che il tempo gioca contro di lei: entro le 24 ore dal rapporto le possibilità di rimanere incinta sono piuttosto basse. Dopo, invece, aumentano progressivamente in un diabolico conto alla rovescia. E allora prosegue per l’ospedale successivo: il Santo Spirito, il più vicino. Arriva intorno alle dieci e mezza. L’accettazione è chiusa: c’è un caso urgente e l’unico infermiere se ne sta occupando. La sventurata riesce a parlargli dopo una mezz’ora di attesa. «No, non è al Pronto Soccorso che deve venire, vada in ginecologia, al secondo piano». La donna sale. La porta è chiusa, citofona. Davanti, staziona un signore inquieto. L’infermiera apre la porta. «Mi dica…». La donna guarda il signore e risponde a voce bassa. L’infermiera va a verificare il da farsi. «Mi dispiace, il medico di turno è obiettore di coscienza», spiega al ritorno. La donna è sul punto di arrabbiarsi. Chiede il nome del secondo obiettore. «La faccio venire», risponde l’infermiera. Passa almeno un quarto d’ora mentre il signore inquieto osserva con aria stralunata la quarantenne alle prese con un «incidente di percorso».
Il medico di turno è una giovane dottoressa, di cognome fa Fatigante. Apre una stanzetta appartata e spiega che lei non prescrive la pillola. La donna, sempre meno paziente, chiede aiuto. «Dove posso andare? Qui vicino c’è il Fatebenefratelli, provo lì?». La dottoressa sorride: «No, lasci perdere. Le consiglierei piuttosto il San Filippo Neri, il San Giovanni o il San Camillo». Tanti saluti, e certificazioni scritte neanche a parlarne.
E’ mezzanotte quando la donna raggiunge il terzo pronto soccorso, quello del San Camillo. Pensa di essere alla fine del suo calvario. Di turno c’è il dottor Marino, piuttosto brusco: «Sono obiettore. Una certificazione scritta? Nemmeno per idea. Sono registrato alla Direzione Sanitaria».
La donna potrebbe girare per tutta la notte e non trovare nulla . «Non sappiamo quanti si dichiarano obiettori perchè l’obiezione sulla pillola non esiste, ma sono in tanti» spiega Serena Donati dell’Istituto Superiore di Sanità. Bisogna avere fortuna, insomma. O bisogna avere la dritta giusta. «Non avvicinarsi agli ospedali cattolici», spiega la dottoressa Donati. A Roma vuol dire scartare la metà dei pronto soccorso aperti di notte. Che cosa resta? Il Sant’Andrea, ad esempio. «Lì tutti prescriviamo la pillola del giorno dopo», assicura Paola Bianchi, ginecologa dell’ospedale.
Conclusione: se anche la donna riesce a strappare nel cuore della notte la prescrizione, ha poi il problema di andare alla ricerca di una farmacia. E non tutti i farmacisti sono disposti a vendere la pillola. Nè la situazione è così diversa nei consultori. In base ad una ricerca condotta dai radicali romani lo scorso novembre più della metà dei consultori in città (il 56,8%) non è in grado di fornire nè informazioni nè la prescrizione della pillola. «A sud di Roma è ancora più difficile» commenta Serena Donati.
E quindi? E quindi se una moglie sventurata e mediamente cattolica pensava di poter evitare conflitti con la Chiesa sbagliava, e anche di grosso. Se la fortuna non l’assiste, per non avere questo figlio non desiderato ha un’ultima possibilità: l’aborto e una vita di sensi di colpa.
--->>>Vi segnalo questa dettagliata rassegna stampa sulla RU486 [pillola che induce l'interruzione di gravidanza da non confondersi con la pillola del giorno dopo]
--->>>Vi segnalo questo post che da qualche indicazione concreta. Condivido tutto meno la fase di denuncia alle forze dell'ordine che credo sia deleteria perchè avrebbe il sapore di una persecuzione al "sentimento cattolico" o così per lo meno lo farebbero passare. Però certo: chiedete nome e cognome di chi si rifiuta di darvi la pillola e poi passate la voce. Che si contesti in termini culturali senza l'ausilio di strumenti repressivi che sono funzionali a quella stessa corrente di pensiero.




















Emanuele said:
06/02/2008, at 02:39 [ Replica ]
Francamente questa storia dell'obiezione di coscienza non la capisco. E' come dire faccio il salumaio ma se qualcuno entra e mi chiede due etti di spek gli rispondo "mi spiace, ma sono contro l'uccisione dei maiali". Liberissimo per carità, ma allora è il caso di cambiar mestiere! Il medico non è un santone che deve decidere del destino di chi va a curarsi, non credo sia giusto influire sulle libere scelte personali in una società libera, il medico è pagato per compiere un servizio per chi lo richiede, che sia d'accordo o meno.
Che senso ha essere "obiettori" o comunque professare i propri ideali quando a farne le spese
sono altri?
anita said: varie
06/02/2008, at 04:58 [ Replica ]
in mancanza di lavoro... i baroni della nostra medicina stanno forse pensando di procurarsene??
grexia said:
06/02/2008, at 09:31 [ Replica ]
Donne... rimango perplessa! Per fortuna le mie esperienze sono state positive, nessuno mi ha chiesto nulla e mi hanno ordinato subito la pillola del giorno dopo. Insomma bisogna sempre stare in guardia.
Anzi raccontando cosa mi è successo, vi dirò che quando andai dalla ginecologa, e mi chiese se avevo abortito, io ingenuamente le dissi che avevo preso la pillola del giorno dopo. Lei rispose con un sorrisino e mi disse che non le importava perchè era come un metodo anticoncezionale.
Attenzione che tra un po' ci sarà obiezione di coscienza anche sui preservativi!! :D
v. said: Ru486
06/02/2008, at 11:50 [ Replica ]
La lettura di questo post mi ha lasciata abbastanza stravolta, la rabbia sale ed evito commenti perché potrei dire di tutto
più lungamente la prossima volta
v.
TenderBranson said: ...
06/02/2008, at 17:25 [ Replica ]
sono passato proprio per dire che giovedì in trasmissione parleremo di movimenti per i diritti civili, referendum e democrazia diretta, ricordando tra l'altro la genesi della 194...
gli ultimi due post tolgono ogni valore ai commenti che potrei lasciare, c'è già tutto.
bisogna riprendersi gli spazi di democrazia diretta, sono 20 anni che si dorme in questo Paese, non è possibile che ci voglia Beppe Grillo per radunare gente.
saluti
FikaSicula said:
07/02/2008, at 06:33 [ Replica ]
ciao a tutt@
la notizia ha stravolto anche me. ma era anche prevedibile se pensiamo al casino che ha fatto il papa sulla obiezione di coscienza dei farmacisti. ricordate? brrrrrrrrr
tenderbranson grazie della segnalazione. domani metto l'avviso per chi vuole seguire la trasmissione in alto.
frenesi said:
09/02/2008, at 00:43 [ Replica ]
Mi e' successa una cosa molto simile due anni fa, sempre a Roma nord. Non e' possibile fa troppo incazzare. Alla fine ho risolto ma dopo aver passato 12 ore in giro tra consultori e farmacie.
FikaSicula said:
09/02/2008, at 02:50 [ Replica ]
eh frenesi,
bisognerebbe raccontarle tutte 'ste peripezie perchè quello che fanno intanto non è previsto da nessuna legge e poi perchè il nostro diritto alla scelta e alla salute li stanno facendo passare per "capricci" e questa cosa non può più essere lasciata passare così...
bacino :)*