30.01.08
Rubano ai poveri per dare ai ricchi
C'e' questa notizia delle cifre della nostra povertà. Perchè fino a che siamo noi a dire che stiamo un po' nella merda tutti fanno finta di non capire ma se lo dice Bankitalia allora d'improvviso ci si accorge che la nostra povertà è assolutamente reale. C'e' molto da dire ma c'e' chi lo ha già fatto bene e quindi copio e incollo qui il contenuto di un post di Ombra. Buona lettura!
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E' sicuramente capitato a tutti di imbattersi nella propria vita in cartelli/frasi/volantini/comunicati e quant'altro dedicati ad un paese X del cosiddetto "terzo mondo". Alcuni di questi, generalmente i meglio informati, delineano in poche righe la situazione economica di ingiustizia che il paese X sta vivendo. Molto spesso si fa allusione alla distribuzione della ricchezza come "metro" per capire lo stato della giustizia e dell'equità del paese in questione.
Quando le cifre sono macroscopiche non ci allarmiamo. Si tratta di dati talmente distanti e ampi da non fare paura.
Quando invece a dare i numeri è Bankitalia, tutti drizziamo quel poco di orecchie che ci rimangono e stiamo preoccupati in ascolto.
Il 10% delle famiglie italiane possiede il 45% della ricchezza nazionale. Nel 2004 possedevano il 43%. Vuol dire che queste stesse famiglie (che poi possiedono i grandi marchi e i Nomi che contano) che piangono miseria e lamentano la stagnazione del sistema italia, hanno grattato pian piano un 2% di ricchezza all'altro 90% delle famiglie. Perchè si tratta di un gioco a somma zero. Per chi ha di più c'e' chi ha di meno. Ma in un paese dove a fare la differenza è la modalità meritocratica con cui si accumula la ricchezza e non lo stato reale della distribuzione della stessa ricchezza, tutto ciò è profondamente normale.
E allora, visto che siamo abituati a considerare gli "altri" come Poveracci, compariamo qualche dato: Nel 1999 (anni di profondo ed indiscusso sistema latifondista) il Brasile viveva una situazione nella quale il 10% delle famiglie possedeva il 50% della ricchezza. E a dirlo non sono io. Certo, il Brasile è una potenza economica. Che però ha i suoi lati oscuri.
In cosa saremmo diversi?
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