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15.12.07

G8 Genova: 24 capri espiatori e una assoluzione.

Post in Corpi & Pensatoio & Omicidi sociali at 08:40 :: 點閱次數 (816)

Dei 25 processati per devastazione e saccheggio, 24 sono stati condannati con pene che vanno dai cinque mesi agli 11 anni. Solo un* è stat* assolt*. Il primo commento che mi viene da fare a caldo è che con questa vergognosa sentenza si è segnata la differenza tra le "giuste" azioni della polizia e le "cattive" azioni dei manifestanti (oltre a dividere gli stessi manifestanti in buoni e cattivi come dice il comunicato di supporto legale).

Secondo commento a freddo: Supporto Legale non ha mai voluto una commissione parlamentare di inchiesta e i motivi li capisco e in qualche modo li condivido pure. Diversamente io penso, senza pruriti giustizialisti e/o moralisti (che non è un conflitto con Supporto Legale che ha fatto e fa uno straordinario lavoro, ma giusto per segnare una piccola differenza di vedute), che pretendere una commissione sia un atto politico utile a restituire alle parti sociali dignità e legittimità e possa essere utile a storicizzare ed attribuire le responsabilità politiche riferite a quelle giornate del 2001. Certo non penso sia stato opportuno chiedere la istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta strumentalmente quando si è scesi in piazza per difendere 25 processati che si sapeva già sarebbero stati i capri espiatori di una potente vendetta.

La memoria è qualcosa di prezioso che va custodita e difesa. E’ fatta di narrazioni che non devono essere vanificate da una qualunque mistificatoria sentenza. Ed è certamente necessario scrivere e narrarsi in ogni luogo possibile.

Ci sono molti modi per lottare in favore della verità, tutti egualmente rispettabili, se perseguiti in buona fede. C’e’ chi ritiene di non dovere mai smettere di pretendere che si realizzi davvero una democrazia partecipata in cui il popolo possa davvero essere sovrano. C'e' chi compie piccole e grandi rivoluzioni con il lavoro certosino dietro alle centinaia di migliaia di carte di un processo. C'e' chi vuole fare la rivoluzione e basta. C'e' chi realizza le condizioni affinchè i cambiamenti siano accettati piuttosto che respinti. C’e’ chi ritiene che per realizzare progetti per un futuro diverso e migliore si debba prima provare a migliorare quello che già esiste. C'e' chi persegue, promuove e induce cambiamenti culturali. C’e’ chi ha ragione di pretendere che si possa istituire una commissione di inchiesta in cui sia possibile riscrivere una verità vera. C’e’ chi invece ritiene che non serva a nulla o possa servire solo a chi, come sempre, avrà modo di utilizzare anche quello strumento per riscrivere le giornate del G8 di Genova a proprio esclusivo beneficio. Ciascuno sceglie un ruolo e quando lo fa è bene che lo porti avanti senza tentennamenti. In ogni caso: sperare e combattere è una cosa essenziale e accomuna tutt*.

In questo momento però questa opportunità sembra effettivamente più che una utopia per molte ragioni e perciò forse vale la pena aspettare un’altra - chissà quale - legislatura. Un altro quinquennio in cui speriamo di non trovare Mastella e Amato, in cui magari non ci sia Di Gennaro promosso a capo di gabinetto al Ministero dell’Interno, o Di Pietro e Gasparri uniti alla strenua difesa della polizia e i parlamentari di "sinistra" “premiati” per aver preso le distanze e aver sezionato bene i manifestanti in bianchi e neri.

Come se, per esempio, per gli operai di Torino ora si usasse dividere et imperare allisciando quelli che fanno proteste più morbide e punendo in maniera esemplare quelli pieni di lacrime, dolore, amarezza, senso di impotenza e rabbia che ad una eventuale carica della polizia potrebbero rispondere con forza per legittima difesa o potrebbero decidere di rompere simbolicamente un macchinario della sezione della fabbrica in cui è esploso l'incendio che ha causato morti e feriti tra i loro compagni. Questo vi sarebbe comprensibile, si? E sapete anche che la fabbrica (i suoi titolari) - sempre per ipotesi - è più probabile che chiederebbe risarcimento per il macchinario rotto piuttosto che essere disponibile a risarcire gli operai e le loro famiglie per le morti e le terribili ferite causate? Sapete, perchè lo sapete, che quella stessa fabbrica tenderebbe a premiare, anche facendo una distinzione tra chi merita i risarcimenti e chi no, gli operai che prendono le distanze dalle azioni dei colleghi che hanno rotto la macchina o hanno reagito alle cariche?

Come fosse possibile ridurre sempre il dissenso e l’espressione delle proprie idee anche di tipo teorico ad una “ordinata” e “controllata” gita didattica con la maestra alla guida e tutti dietro in fila per due. Di Genova io non ho capito grandi cose e ancora mi misuro con le mie sensazioni e i miei disagi. Da femminista laica mi sono riconosciuta più nel pink block, rosa, colorato, danzante, non machista, non militarmente organizzato, che in altre modalità. Non mi sono piaciute tante cose rispetto alla gestione della piazza ma quella è una discussione politica che non può essere infangata da vendette giustizialiste e da moralismi ruffiani in cerca di consenso moderato. Una discussione politica per ripensare Genova che non sarà mai possibile fare proprio perchè c'e' chi impedisce la crescita sociale interferendo con punizioni, vendette e torture gratuite a copertura della non assunzione di responsabilità dei potenti e dei governi per lo scempio che essi fanno su tutta la terra contro tutti gli esseri umani che la abitano. La soluzione per i conflitti sociali non può essere addossata alle parti deboli se quelle forti non si assumono responsabilità di nessun genere e si dotano soltanto di eserciti per tenere a freno quelli che si lamentano e si incazzano per le cattive condizioni in cui tutt* viviamo. 

Quello che ci impongono è un dissenso controllato a fronte della “dissimulazione onesta” (Cossiga e Andreotti docet: è propria della cultura cattolica che insegna che ci sono persone che non meritano di conoscere la verità e in quel caso per chi possiede le notizie è più che lecito dire bugie) che ci propinano dalle postazioni del potere. Stiamo parlando di un processo in cui i pm hanno provato ad assegnare a tutti gli imputati aggravanti ispirati al concorso morale (Se trovi un amico trovi un reato associativo, appunto. Cioè se conosci qualcuno che è indagato per terrorismo di conseguenza è giustificato il fatto che ti perquisiscano fino alle mutande anche se tu di questi teoremi strampalati non sai proprio niente. Così come è messa in discussione la libertà di pensiero perchè vengono criminalizzate anche le opinioni critiche che non condannano talune azioni politiche o di chi attua modalità e pratiche differenti senza però condannare quelle non direttamente realizzate. Ovvero – in relazione a Genova – se sei nelle vicinanze di qualcuno che per la legge è reo di qualcosa e continui a farti i cazzi tuoi e non intervieni per dissuaderlo o fermarlo - della serie: diventiamo tutti sbirri e delatori, che bel déjà vu, eh? - allora i pm tirano fuori la “compartecipazione psichica” per puntartela addosso e dirti che pure tu sei stato cattivo cattivo. Dividi et impera, again, of course.).

Quello stesso concorso morale che viene osteggiato in ogni aula di giustizia - e nei talk show guidati dal vespa o dal ferrara pensiero - affinché non sia attribuito a personaggi come Andreotti o comunque ai politici accusati – poi assolti – di essere in associazione con i mafiosi. Con i processi ad Andreotti e ad altri della sua corrente di pensiero si è infatti dimostrato che baciare in bocca o frequentare un mafioso non vuol dire di per se’ essere parte della cupola di cosa nostra o essere responsabile e/o mandante di omicidi di stampo mafioso. Lo stesso dicasi per quelli che partecipano ad uno stupro di gruppo che non vengono incriminati se non hanno consumato il “pasto”.

Nel caso di Genova non ci sono mafiosi, uomini innominabili o stupratori. A Genova c'erano persone che ora sanno bene che tenere le mani alzate in segno di resa non è sufficiente a non prendere le botte e a non essere portati a Bolzaneto. C'erano persone che non si sono fatte mettere sotto dai defender lanciati in velocità e hanno reagito a quel massacro organizzato. C'erano persone meno ingenue che - memori dei gloriosi anni settanta - sapevano bene che in quella situazione era meglio difendersi e scappare perchè non interessava proprio a nessuno sentire lamentosi "ma io non ho fatto niente di male... perchè mi state facendo questo?".  C'erano persone alle quali è stato più semplice dare la colpa a generici "violenti" senza che questi corrispondessero mai alle forze dell'ordine.

C'erano madri, padri, sorelle, fratelli, figlie e figli, compagne e compagni e tutt* ugualmente arrabbiati perchè quelle giornate si sono trasformate in un incubo senza fine. Tutt* noi dovremmo chiedere a politici e forze dell'ordine quanto hanno psichicamente compartecipato per massacrarci e rendere la nostra vita un vero inferno. Tutt* noi dovremmo fare causa al ministero, al governo, alle forze di polizia per chiedere risarcimento per i danni morali, materiali, fisici, psichici, biologici che ci sono stati inflitti. Tutt* dovremmo farlo e di sicuro nessuno pagherebbe mai perchè in Italia si sa, i poveri e i deboli sono chiamati a pagare debiti alla società mentre i ricchi e potenti quegli stessi debiti li fanno saldare al posto loro ai governi dei quali diventano presidenti del consiglio. I soliti due pesi e le solite due misure!

Tornando alla sentenza: Senza giudicare il contesto i giudici hanno attribuito la devastazione e il saccheggio. Un reato non riconosciuto sin dai tempi della guerra. Cioè in un tempo in cui c'erano i bombardamenti e c'era chi saccheggiava le case nel bel mezzo del caos. Paradossalmente invece i giudici hanno riconosciuto lo stato di guerra ma ne hanno assegnato tutte le colpe ai manifestanti invece che a coloro che lo avevano causato, ordito, progettato, provocato e gestito. A Genova non c'erano bombardamenti ne' saccheggi. Non c'erano sciacalli e delinquenti. C'erano persone che agivano secondo la espressione del proprio pensiero politico e in tribunale hanno stabilito che c'e' un modo consono e uno meno consono di manifestare. 

Heidi Giuliani dice che una vetrina rotta vale più della vita di una persona (chi rompe le cose viene giudicato pesantemente mentre chi spezza vite umane proprio per niente). Lo sapevamo da prima ma ora indubbiamente tutto ci è molto più chiaro. Il messaggio che viene fuori è il seguente: se volete fare e uccidere che o chi vi pare basta che indossiate una divisa è l'impunità è garantita. A Genova nel 2001, per chi sta riscrivendo senza ritegno una storia falsa, quelli pericolosi sono stati i manifestanti. Quegli stessi manifestanti che hanno resistito e si sono difesi da aggressioni indiscriminate, da attacchi portati avanti con una violenza inaudita, che hanno resistito alle botte, ai lacrimogeni urticanti, ai tonfa, ai defender lanciati verso le persone che sfilavano per dire no al potere arrogante e fascista. Tutto il resto invece, per i pm e revisionisti di ogni specie, era oro e odorava di pulito... Tra qualche anno ci diranno persino che abbiamo fatto solo un brutto sogno!

Quindi è proprio vero che dobbiamo continuare a diffondere narrazioni perché si tramandino a dispetto delle bugie che ad altr* fa comodo raccontare. Le nostre narrazioni non saranno spente da una sentenza. Chi era a Genova in quei giorni conosce la verità. Una verità che ci portiamo ancora addosso ed è fatta di lividi sul corpo, sulla testa e sul cuore. E’ fatta di centinaia di migliaia di omicidi delle idee e dei desideri. Della negazione di sogni e bisogni. Continueremo a narrarci con i nostri pink block, colorando di rosa il parlamento e le strade, regalando pacchettini sicurezza natalizi come faranno questa domenica le Vagine Volanti. Non smetteremo e in ogni caso nessun rimorso!
 

Ecco la sintesi dell'udienza con sentenza su Supporto Legale.


SINTESI UDIENZA SENTENZA PROCESSO AI 25

Il tribunale composto da Devoto, Gatti e Realini ha emesso oggi la sentenza per il processo contro 25 manifestanti per i fatti del g8.

Di 25 manifestanti, una sola è l'assoluzione.
14 manifestanti sono stati condannati per danneggiamento per i fatti di via tolemaide: le pene partono da 5 mesi e arrivano a 2 anni e 6 mesi (solo uno è stato condannato a 5 anni per lesioni all'autista del defender Filippo Cavataio). Per loro il reato di devastazione e saccheggio è stato derubricato, e la resistenza alla carica dei carabinieri è stata scriminata come reazione ad atto arbitrario e di conseguenza non costituisce reato (in pratica la reazione alla carica dei carabinieri è stata considerata legittima, solo per tre imputati, ma non i danneggiamenti successivi).

10 manifestanti sono stati condannati per devastazione e saccheggio per i fatti del cosiddetto blocco nero: le pene vanno da 6 anni a 11 anni. Per 4 di loro sono stati chiesti anche 3 anni di libertà vigilata e interdizione permanente dai pubblici uffici (ovvero dopo aver scontato la pena dovranno scontare anche 3 anni di libertà vigilata).

Per il capitano Antonio Bruno, il tenente Paolo Faedda, il Primo Dirigente Angelo Gaggiano, il Primo Dirigente Mario Mondelli è stata chiesta la trasmissione degli atti per falsa testimonianza.

A parte il pagamento delle spese processuali e di alcune limitate provisionali, i danni patrimoniali sono stati lasciati a un successivo giudizio civile. La beffa finale è che in ogni caso sempre in sede civile saranno da determinare e pagare i danni non patrimoniali - anche noti come danni di immagine - alla Presidenza del Consiglio (e questi dovranno pagarli tutti i 24 condannati o quasi).

In pratica la tesi per cui a offendere l'immagine dell'Italia sono stati i manifestanti è stata accolta.

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Ed ecco il Comunicato di Supporto Legale:

IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO

SUPPORTOLEGALE.ORG - COMUNICATO STAMPA
IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO

La sentenza del processo contro 25 manifestanti per gli scontri avvenuti durante le proteste contro il g8 a Genova, ha deciso qual è il prezzo che si deve pagare per esprimere le proprie idee e per opporsi allo stato di cose presenti: 110 anni di carcere. Il tribunale del presidente Devoto e dei giudici a latere Gatti e Realini, non ha avuto il coraggio di opporsi alla feroce ricostruzione della storia collettiva ad uso del potere che i pm Andrea Canciani e Anna Canepa gli ha richiesto di avvallare.

Anzi, ha fatto di peggio. Ha scelto di sentenziare che c'è un modo buono per esprimere il proprio dissenso e un modo cattivo, che ci sono forme compatibili di protesta e forme che vanno punite alla stregua di un reato di guerra. Per completare l'opera ha anche fornito una consolazione a fine processo per i difensori e gli "onesti cittadini", chiedendo la trasmissione degli atti per le false testimonianze di due carabinieri e due poliziotti, un contentino con cui non si allevia il peso della sentenza e il cui senso di carità a noi non interessa.

Il tribunale di Genova ha scelto di assecondare tutte quelle forze politiche, tutti quei benpensanti, tutti quegli avvocati, che - coscientemente - speravano che pochi, ancora meno dei 25 imputati, fossero condannati per poter tirare un sospiro di sollievo, per poter sapere dove puntare il proprio dito grondante morale e coscienza sporca. L'uso del reato di devastazione e saccheggio per condannare fatti avvenuti durante una manifestazione politica apre la strada a un'operazione pericolosa, che vorrebbe vedere le persone supine alle scelte di chi governa, inermi di fronte ai soprusi quotidiani di un sistema in piena emergenza democratica, prima ancora che economica. Nessuno di coloro che era a Genova nel 2001 e che ha costruito carriere sulle parole d'ordine di Genova, salvo poi tradirle con ogni voto e mezzo necessario, ha voluto schierarsi contro questa operazione assurda e strumentale: nessuno, o quasi, in tutto l'arco del centro sinistra al governo ha saputo dire che a Genova, tra coloro i quali oggi sono stati condannati ad anni di galera, avrebbe dovuto esserci tutti quanti hanno partecipato a quelle giornate.

La stessa cosa è stata portata avanti anche da molti dei movimenti, e molte delle persone che hanno cercato di sabotare i contenuti della manifestazione che solo tre settimane fa, il 17 novembre, ha riempito le strade di Genova: hanno voluto annebbiare le persone su chi fossero coloro che si battevano per un modello di vita e di società diverso, e chi difendeva il modello che viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni; hanno voluto confondere le acque, forse perché anche la loro dignità è confusa. E allora decine di comunicati sulle possibili Commissioni Parlamentari, sulla Verità e sulla Giustizia, e troppe poche parole su 25 persone che stavano avviandosi a diventare capri espiatori di un potere che ha avuto paura.

Genova però non si cancella con il revisionismo a mezzo procura, né con le pelose scelte di comodo e gli scheletri nascosti negli armadi. Le 80.000 persone che lo scorso 17 novembre hanno sfilato per le vie di Genova, non chiedevano una Commissione Parlamentare, bensì che 25 persone non diventassero il paravento dietro cui seppellire un passaggio storico scomodo, che ha messo in discussione l'attuale sistema di vita e di società. Siamo convinti che quelle 80.000 persone ci ascoltano e non permetteranno a un'aula di tribunale di espropriare la propria memoria e devastare le vite di 24 persone.

A maggior ragione oggi, con una sentenza che cerca di schiacciarci e farci vergognare di quello che siamo stati e quello che abbiamo vissuto, di dipingere quei momenti di rivolta a tinte fosche anziché con la luce e la dignità che meriterebbero i momenti più genuini che esprimono la volontà popolare, noi diciamo che non ripudieremo nulla, che non chiederemo scusa di nulla, perché non c'è nulla di cui ci pentiamo o di cui sentiamo di dover parlare in termini diversi che del momento più alto della nostra vita politica.

Noi pensiamo che tutti coloro che erano a Genova dovrebbero gridare: in ogni caso nessun rimorso. Nessun rimorso per le strade occupate dalla rivolta, nessun rimorso per il terrore dei grandi asserragliati nella zona rossa, nessun rimorso per le barricate, per le vetrine spaccate, per le protezioni di gommapiuma, per gli scudi di plexiglas, per i vestiti neri, per le mani bianche, per le danze pink, nessun rimorso per la determinazione con cui abbiamo messo in discussione il potere per alcuni giorni.

Lo abbiamo detto il giorno dopo Genova, e in tutti questi anni: la memoria è un ingranaggio collettivo che non può essere sabotato. E per tutto quello che Genova è stata e ha significato noi non proveremo nessun rimorso. Oggi, come ieri e domani, ripeteremo ancora che la Storia siamo Noi. Oggi, come ieri e domani, diremo di nuovo: in ogni caso nessun rimorso.

SUPPORTOLEGALE
info@supportolegale.org

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