13.12.07
Le violenze di casa nostra. Anche negli spazi sociali liberati...
Gli stranieri che picchiano e stuprano le donne, per approssimazione, si aggirano sul 10% della popolazione presente in Italia. Lo dice L'Istat
che spiega anche che questa cifra è ottenuta facendo un calcolo per
eccesso: chi stupra, picchia e massacra le donne sono partner e
conoscenti italiani; solo il 6 % degli strupri avviene ad opera di
estranei (che vuol dire proprio "estranei" e non stranieri, cioè
sconosciuti che aggrediscono e stuprano per strada di qualunque
nazionalità); considerando anche la metà di questi e volendoli
individuare in quanto stranieri raggiungiamo il 3 %; volendo sommare anche il 50 % dei conoscenti si arriva al massimo al 10 %.
Resta inteso che il 90 % degli stupri, dei maltrattamenti, delle violenze sulle donne vengono realizzate da italiani. Per lo più conoscenti e familiari. Noi lo sapevamo. Lo abbiamo sempre saputo. Ora è ufficiale e documentato. Per patrioti e nazionalisti questo deve essere stato un gran brutto colpo. Speriamo lo sia anche per chi ritiene che mettere più polizia in strada sia utile a difendere le donne dalle violenze che avvengono soprattutto in casa.
Dopodichè anche per gli stranieri il problema non cambia. Le violenze e le molestie che loro mettono in atto non possono essere tollerate in funzione di un malposto antirazzismo. L'accettazione dell'altro non può essere fatta sulla pelle delle donne. Se un uomo di nazionalità non italiana entra in un centro sociale e molesta una donna allora bisogna comunicare e far intendere con chiarezza che quel tipo di comportamenti non funzionano e non sono accettati. Lo stesso vale per i compagni che negli spazi sociali insistono in atteggiamenti machisti e sessisti.
Se c'e' una donna che lamenta di essere stata molestata o di sentire un disagio in uno spazio che dovrebbe potere essere anche suo, non bisognerebbe mai lasciarla sola. Non bisognerebbe trattarla da isterica e servirebbe invece rimettere in discussione metodi e pratiche all'interno di quello spazio. Ci sono luoghi in cui donne e uomini intelligenti questa cosa la stanno già facendo. Con razionalità e senza rispondere - con logiche da clan - alla violenza con altrettanta violenza.
Altri spazi cominciano appena adesso a ripensarsi e a rimettersi in discussione. Perciò mi piacerebbe dire cosa a me non piace vedere negli spazi sociali liberati. Qualche opinione l'ho scritta in un racconto che è ispirato ad alcune storie vere raccolte qua e la'. I macho/sessisti dei centri sociali li ho chiamati "cripto-maschilisti" o "maschilisti inside".
A me non piace vedere l'atteggiamento da bulli e le logiche del branco. Non mi piace vedere che si ha più rispetto per le donne accoppiate ad alcuni uomini visibili, con un ruolo negli spazi, mentre non se ne ha o se ne ha molto poco per le donne che non "appartengono" a nessuno. Non mi piace vedere che quando una donna rivendica attenzione su un disagio a manifestare fastidio principalmente sono le altre donne (gli uomini spesso - non sempre per fortuna - ignorano e basta senza lasciarsi coinvolgere in discussioni che grazie alla modalità di scontro precisamente "femminile" diventano scazzi conditi di personalismi e pettegolezzi). Non mi piace perchè questo a mio parere vuol dire che c'e' un problema tra donne non chiarito (presto pubblicherò un manuale di autodifesa che parla di violenze, bullismo, aggressività al femminile e sta inserito nella mia ricerca) e che neppure lo si vuole affrontare. Semplicemente si liquidano gli interventi delle donne che non ci piacciono come "inopportuni" (ed è un eufemismo) senza interrogarci sui tanti perchè che ci spingono a farci venire quella strana bile nello stomaco che si traduce in veleno e acidume a iosa.
Non mi piace che la modalità di certi spazi sia prevalentemente sessista. Non mi piacciono i buttafuori e non mi piace che non si riesca a reinventare un modo differente, meno "duro" ed "eretto" di fare spazio sociale liberato. Non mi piace la modalità da eserciti alla conquista di nuove colonie e non mi piacciono le divise. Mi piacerebbero spazi più morbidi, aperti e declinati anche al femminile. Mi piacerebbero luoghi realmente orizzontali e senza gerarchie (che ci sono anche se apparentemente inesistenti). Mi piacerebbero modalità assembleari differenti e mi piacerebbe fossero usate parole diverse per comunicare, esprimere, raccontare.
Mi piacerebbe si rimettessero in discussione i parametri di un linguaggio sessista e machista che funziona per slogan e pacche sulle spalle ad "onorare" chi merita rispetto. Mi piacerebbe ci fosse spazio per la critica attiva e che non si facesse leva sulla lealtà cameratista per evitare il confronto e per smettere di rimettersi in discussione. Mi piacerebbe si parlasse di "sessismi" e di Fem/Machismo o di Fechismo perchè le responsabilità sono di tutt* e parlarne senza trascurare nulla può essere fondamentale.
Condivido la modalità di saluto pink al centrosocialismo delle Sexyshock e le pratiche di confronto e discussione agite in quello che fu lo spazio delle Vagine Volanti (*Lotto per godere di più*, il loro urlo di battaglia). Difficile dire queste cose perchè sono impopolari e suscitano scandalo o qualche nota di disappunto. Ma io ci credo sempre alla possibilità di fare meglio e di crescere insieme. Altrimenti me ne starei a organizzare sagre del tartufo con le proloco dei paesi di tremila abitanti. :)
Vi lascio alla lettura dei dati Istat:
--->>>Ecco il file Istat sulle violenze di genere in versione integrale (pdf)
--->>> La foto è di Rachel Rebibo ed è tratta da QUI. Grazie a Fastidio per averci fatto conoscere questa artista nel suo post "Questione di pelo"












imprecario said:
13/12/2007, at 05:17 [ Replica ]
A volte si pensa troppo a liberare gli spazi e poco a mettere in questione la liberazione degli abitanti degli stessi. Dai retaggi di questa società (sessismo, sessofobia, omofobia, machismo, patriarcato) nessun@ è esente. E soprattutto nessun luogo ne è esente. forse i luoghi migliori sono quelli dove la questione è permanentemente in discussione e per questo c'è una tendenza a riconoscere e problematizzare la propria parte di questo mefitico "retaggio". Diffido invece di tutt@ color@ che si pongono oltre, che si sentono avanguardia e che spesso ripropongono lestesse dinamiche ma con un doppio strato di ipocrisia
tisbe said:
13/12/2007, at 08:17 [ Replica ]
Sì, è un averità acquisita da molto tempo, purtroppo fa comodo dare la colpa al "diverso" per gli scopi più svariati
FikaSicula said:
19/12/2007, at 14:29 [ Replica ]
Imprecario sono perfettamente d'accordo con te! sottoscrivo parola per parola.
tisbe: si infatti. se diamo la colpa alla'altro ci confortiamo di sapere che il problema non sta in mezzo a noi. così evitiamo di affrontarlo .|