« Precedente | Successivo»

20.11.07

Women reactive self defence

Post in Corpi & Pensatoio & Vedere & Omicidi sociali & Fem/Activism at 13:32 :: 點閱次數 (188)

Clikka sull'immagine per vedere il video 

--->>> Prima di iniziare a leggere il post se vuoi scarica il bellissimo manuale di autodifesa fatto da Trash-Punk 

Abbiamo già parlato di corsi di autodifesa e qui ho pubblicato svariati manuali scritti da gruppi che si occupano della questione. A queste donne dobbiamo riconoscenza e con la stessa gratitudine che va data a chi generosamente si dedica a combattere in concreto contro la violenza sulle donne offro degli spunti di riflessione.

In Sicilia capita spesso di fare brutti incontri casalinghi. A noi fike sicule infatti non è mai successo (ma non vuol dire che non accada) di essere aggredite da qualcuno che non fosse un marito, un compagno, un cosiddetto amico o un conoscente. A Palermo ci è capitato di camminare anche alle quattro di notte da sole e di sentirci chiedere "quanto prendi?". I tizi però poi sgommavano via senza nessuna conseguenza. Invece è capitato che l'amico si sia approfittato dell'amica che aveva bevuto tanto, o che il compagno abbia picchiato tanto la compagna da ridurla quasi in fin di vita, o che il marito abbia legato, stuprato e infine quasi ucciso la moglie senza che mai ci fosse possibilità di difesa.

Anche in alcune città della Sicilia ci fu la fase dei corsi di autodifesa. Gli allenatori erano uomini e le donne organizzavano. Sono stati utilissimi e sono utilissimi. Io ho visto donne che arrivavano distrutte e ne uscivano più sicure di se'. Ho visto donne fragili entrare in palestra camminando con le spalle ricurve e lo sguardo basso che finito il corso avevano spalle erette e uno sguardo dritto e determinato.

Perchè i corsi di autodifesa, almeno quelli, per prima cosa ti insegnano ad avere fiducia in te stessa. Insegnano a sconfiggere la paura che poi è la cosa che ti fotte di più. Ti insegnano ad essere determinata e più forte, psicologicamente e fisicamente.

La questione che allora si notava era che le donne arrivavano solo se erano state già aggredite o se avevano amiche che lo erano state altrettanto. Arrivavano perchè sensibili al problema e quindi in qualche modo già predisposte a non affezionarsi troppo a uomini caratterialmente violenti.

Il difetto quindi stava nel non riuscire a raggiungere donne fragili ed emotivamente tendenti alla dipendenza che prima o poi si sarebbero trovate comunque in una situazione di subordinazione e di pericolo nel rapporto.

Il difetto stava nel non riuscire a puntare anche sulle donne che fisicamente non erano in grado di affrontare un corso di autodifesa che di per se' mira all'allenamento e conta su una struttura fisica comunque agile e sana.

Per non parlare del fatto che per inserirsi in alcuni contesti era necessario un lasciapassare un po' meno di contrasto del corso di autodifesa. Così nacque ad opera di una dottoressa molto in gamba un laboratorio di sartoria all'albergheria (ma poteva essere di culinaria o di ricamo o qualunque altra cosa apparentemente inoffensiva...), un quartiere terribile di palermo. Lì si ritrovavano molte donne del quartiere che altrimenti non sarebbero mai andate. Donne inserite in contesti familiari di chiara mentalità maschilista e mafiosa. Quelle riunioni fatte di chiacchiere e condite di fiducia reciproca diventarono un elemento dirompente nella vita di quel quartiere.

Molte donne si sentirono fuori posto all'interno delle proprie strutture familiari e molte contraddizioni si resero naturalmente evidenti. Molte di quelle donne poi divennero parte integrante di una cooperativa che è nata proprio da quella esperienza. Una cooperativa che le aiutò a superare i conflitti e che le reinserì subito in un contesto lavorativo che non le lasciava a disagio (come può lasciare donne umili a disagio rispetto ai contesti colti o magari anche radical chic di chi si dedica ad azioni di contrasto alla violenza contro le donne) e neppure marginali rispetto al contesto sociale cui ambivano di appartenere.

Molte donne si sentono inadeguate rispetto a molti linguaggi e a molte pratiche e se vogliamo davvero "salvarle" bisogna che mettiamo al primo posto la loro vita piuttosto che il nostro linguaggio e la nostra modalità. Bisogna usare intelligenza e lungimiranza e non per questo si prostituirà o sacrificherà nulla del nostro lavoro e delle nostre idee.

L'importante è l'obiettivo. Noi fike sicule ci siamo spesso guardate in faccia mentre seguivamo le tante discussioni sulla questione della violenza contro le donne e abbiamo pensato alle nostre mamme, oltre che a noi.

Ci siamo chieste come avremmo potuto convincerle a frequentare un corso di autodifesa. Se mai sarebbe stato possibile o se non ci fosse qualcosa che avremmo potuto apprendere da loro. La nostra conclusione è stata che i corsi di autodifesa sono meravigliosi e necessari. Ma altrettanto necessaria deve essere la capacità di aiutare le donne senza colonizzare i loro cervelli.

Mia madre non farebbe mai un corso di autodifesa al femminile. Mi ha sempre preso in giro per il fatto che io volessi frequentarlo. Ogni tanto mi ha chiesto come contavo di difendermi dal mobbing e l'ostracismo che sono modalità più solite dell'aggressione femminile. Così mi spiazzava. Una volta ho picchiato un uomo. L'ho picchiato forte e lui si è arreso. Non perchè io fossi più forte ma solo perchè ha visto nei miei occhi che non avevo paura. E quello sguardo viene solo dalla disperazione. E la disperazione ce l'hai solo quando pensi di non avere più nulla da perdere.

Diventa legittima difesa. Diventa istinto di sopravvivenza. Diventa quella attitudine che si sviluppa quando hai le antenne perennemente alzate. Quando una aggressione te la aspetti. Una di noi invece stava per morire. Il suo uomo aveva scalato due piani per sfondarle una finestra e poi strangolarla. Lei aveva deciso di non aprirgli. Lui era una furia. Si è gettato su di lei senza darle la possibilità di fare o dire nulla.

Il corso di autodifesa non le è servito. Le sarebbe servito aiuto. Le sarebbe servito riuscire a fuggire. Nessuna soluzione quindi ci pare definitivamente efficace. Ne servono tante, misurate sulle donne e sulle persone cui devono essere utili. Perchè l'azione sia comune e collettivo sia il contributo contro la violenza. Perchè le azioni non diventito soltanto il manifesto per l'affermazione delle idee di alcune singole donne. Ogni azione è necessaria. Chi ritiene per presunzione che solo una possa essere la strada giusta compie un grande errore.

Fike Sicule (Tutte e tre...)

laicamente parlando...  

4 Comments on "Women reactive self defence" »

  1. tanina_punk said:

    21/11/2007, at 02:34 [ Replica ]

    la mia mini-guida di Autodifesa: Leggi QUI
    Liberamente tratta da un lavoro di Nina Riot Grrrl!
  2. FikaSicula said:

    21/11/2007, at 07:14 [ Replica ]

    Grande :)))
    mi dispiace che era rimasta incastrata tra gli spamm
    non so cosa succede a questi dannati commenti grrrrrrrrr
    ti ho sistemato il link che altrimenti non si riusciva a leggere.
    è bellissimo...
    della serie il miglior strumento è la fuga e la sicurezza. sono d'accordo!
    un bacione

    ps: ora lo linko sul post

  3. tanina_punk said:

    22/11/2007, at 23:19 [ Replica ]

    grazie per averlo messo in evidenza!

  4. FikaSicula said:

    24/11/2007, at 11:51 [ Replica ]

    tanina ho visto ora il tuo commento :)
    ma di niente. anzi segnalami più cose belle e io te le piazzo in home subito.
    un bacione