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22.09.07

Il leaderismo assoluto

Post in Pensatoio at 02:07 :: 點閱次數 (356)

Se vi capita a tiro un bel volume di Storia delle Dottrine Politiche troverete senz'altro cenni o interi capitoli dedicati alla "leadership carismatica" e riferimenti a Max Weber, sociologo di fine ottocento/primi novecento che su questo ha scritto un po' di cose semplici e comprensibili. Dal modello di leader esaltato per la sua purezza si è passato ad altri modelli "assoluti" in cui non c'era (o c'e') nessuna mediazione tra il leader e la massa (chiamiamolo popolo, seguaci, proseliti o come vi pare). Uno di questi modelli era Hitler. Nei giorni nostri frequentemente si fa invece - per quello che ci riguarda - riferimento a Berlusconi.

Fui sollecitata a interessarmi di questi temi molti anni fa - era il lontano 1992/93 - da una carissima amica e compagna di avventure politiche. A quell'epoca in Sicilia c'era il movimento antimafia e io ne facevo parte in maniera attiva. Quel movimento era in gran parte slegato dai partiti perchè lo scenario siciliano era fatto di una democrazia cristiana frantumata in correnti che erano una peggio dell'altra, il pentapartito in tutto il suo splendore e un partito comunista miseramente "rinnovato" in PDS (la "cosa" l'avrebbe chiamata Nanni Moretti durante le fasi congressuali del 1989 che videro la vittoria della mozione Occhetto in cui si sanciva la fine del PCI e l'ingresso di tutti i vecchi volponi e feudatari del partito nel PDS) che era consociativo e colpevole tanto quanto la DC.

I leader nascono da un evento traumatico (una guerra, una crisi economica o politica, una aggressione fisica e/o sociale, un periodo di grosse privazioni, etc etc) e immediatamente vengono investiti di massima fiducia e poteri perchè essi rappresentano la speranza di un cambiamento e la certezza di una novità, almeno in senso apparente. Nel 1991 in Sicilia erano accadute tante cose e altre ne accaddero durante quei primi anni novanta che hanno profondamente segnato la vita sociale, politica ed economica dell'isola e non solo. Il Messia tanto atteso fu dunque individuato, per autoimposizione e capacità strategica politica nell'uomo Leoluca Orlando. Lui e altri uomini del cambiamento (pezzi dell'ex PCI delusi, pezzi di sinistra DC, qualched'uno dell'MSI, aree di associazionismo cattolico e laico, una grossa fetta della corrente di Mario Capanna di Democrazia Proletaria, alcuni anarchici o sedicenti tali e poi giornalisti come Claudio Fava e l'intera banda de I Siciliani, intellettuali e antimafiosi) fondarono il "Movimento per la Democrazia La Rete".

Io e la mia amica facemmo parte di quel movimento perchè in quel momento e in quella fase precisa era per noi un mezzo utile per potere fare delle cose che altrimenti non saremmo riuscite a fare: battaglie che nessuno appoggiava, alle quali nessuno dava voce. Per uscire da una solitudine politica e sociale che da antimafios* soffrivamo in maniera tremenda. Il Movimento si autodefiniva "a tempo". Il tempo, cioè, di realizzare pochi punti e alcune importanti iniziative che avevano come oggetto la questione morale e l'antimafia (e lì ci si divideva tra chi la intendeva in termini di battaglia culturale e chi invece in termini giustizialisti). Cose che quindi già stavamo facendo anche se ciascuno per proprio conto.

Alcuni di questi punti erano: l'abolizione dell'immunità parlamentare, quella del finanziamento pubblico dei partiti, la storia delle due legislature oltre le quali un deputato o un senatore non poteva andare... Poi parlavamo di mobilità dei dirigenti funzionari (quelli che in realtà rappresentavano ruoli e poteri forti all'interno delle strutture di riferimento per i cittadini), di legge sulla trasparenza (che non veniva ancora applicata, almeno non in Sicilia) e altri punti simili che alcuni avevano contribuito a stilare. Sul piano locale invece continuavamo ad agire come gruppi territoriali che raccoglievano dati, documenti e poi facevano denunce precise, dettagliate, mirate. Un mezzo, per fare politica come volevamo noi senza farci ammazzare, che non presupponeva il lasciarsi incantare dal fascino di Orlando. Allora ci paragonavano alla Lega di Bossi che partiva più o meno dagli stessi presupposti e raccoglieva gente stanca e incazzata per altri motivi (tangentopoli) o per gli stessi in forma diversa. Ma noi ci sentivamo diversi.

Un po' perchè lo eravamo, dato che stavamo a sinistra e invece che di populismo vivevamo di pallottole e fiori secchi spediti in casa per ogni battaglia pensata e portata avanti, e immaginavamo - e lo abbiamo immaginato davvero per un po' - di essere davvero quell* che avrebbero cambiato "il volto della Sicilia", salvo poi renderci conto di essere nostro malgrado funzionali ad altri progetti di altre persone e persino a veri e propri processi di normalizzazione successivi le stragi del 1992 e lo sfacelo dei partiti i cui componenti furono investiti da inchieste e procedimenti giudiziari di ogni tipo (un altro errore del movimento è stato, infatti, l'aver attribuito, per debolezza, compromesso, incapacità e talvolta per fede, ai giudici e alle forze di polizia - quindi altri leader - il potere e l'onnipotenza di apparire come unici fautori del cambiamento perchè in grado di mettere in galera i vecchi e "cattivi" della politica", come se questo fosse utile e soprattutto sufficiente. Tenete conto comunque del contesto e dei morti ammazzati e di che tipo di arietta si respirava... Questa cosa si continua a fare e soprattutto viene tenuta in vita ad arte con la retorica dei giudici caduti per mano della mafia, eroi per i quali i siciliani ancora vengono spinti a "non" elaborare il lutto). Anche in quel caso si faceva spesso riferimento ai vecchi della politica che se ne sarebbero dovuti andare ("E Andreotti è ancora lì! - tuonava Orlando dal palco dei comizi) e si fomentava - detto con il senno di poi - il nuovismo che tanto poi ha aiutato quella bella faccia "nuova" di Berlusconi.

Si fecero delle cose buone ma poi ci accorgemmo che tutto doveva ruotare attorno a Orlando (ma il problema non era solo lui ovviamente, sarebbe troppo banale e semplicistico) che da leader carismatico era diventato o aspirava a diventare un leader assoluto. Nelle assemblee, pseudo congressi annuali di rielaborazione delle statuto e di elezione del coordinamento nazionale e dei gruppi dirigenti locali, Orlando faceva fuori - con capacità tattiche, mobbing e strategie di cordata (la cordata è quella cosa fatta di uomini vicini al capo, che stanno nelle grazie del capo e che godono di qualche privilegio, del riflesso del suo prestigio e ambiscono a conservarli) - chiunque gli contendesse la leadership o potesse rappresentare un pericolo perchè magari più popolare di lui (come Claudio Fava). E già lì - nonostante la corresponsabilità e la complicità inconsapevoli con tanti elementi di involuzione culturale - il disamore e la disillusione furono per noi evidenti.

Quel movimento, che riuscì a portare 12 (o giù di lì) rappresentanti in parlamento e molti amministratori (sindaci, assessori, consiglieri comunali e provinciali, deputati regionali all'assemblea regionale siciliana, qualche deputato europeo), in realtà non era "a tempo" (Da "La Rete" - e già lì molti di noi erano tornati a fare politica in strada lasciando quel partitino al suo destino - si trasformò poi infatti per un periodo ne "L'Asinello" assieme al "nuovo" Di Pietro - altro messìa - e poi tentò di entrare nei comitati Prodi. Infine si è spaccato in mille pezzi alcuni dei quali stanno ora nella Margherita, in Rifondazione, ne L'Italia dei Valori, nei DS, in Forza Italia, nell'UDC, nell'Udeur, in AN, in nessun posto.).

Alla fine si autoalimentava perchè per molti, troppi, era si un mezzo ma non come lo intendevamo noi, quanto piuttosto per raggiungere una poltrona o per stare sulla breccia e continuare a sedere nei tavoli nazionali della politica a stabilire quorum e livelli di candidabilità dei propri uomini nelle regioni e poi nei collegi elettorali. Noi non avevamo abbastanza strumenti critici per distinguere e capire bene quello che ci rendeva funzionali ad un progetto che non condividevamo. Così mille segnali (tipo una diatriba sulla questione dell'aborto), la delusione delle persone amministrate male e i contributi culturali della mia amica mi portarono alla lieta conclusione che la politica basata sul leaderismo è una forma di partecipazione illusoria e fasulla.

Che la gente che si affida ad un messìa perchè cambi le cose e faccia i miracoli in realtà non si assume la responsabilità di agire in prima persona o lo fa se sobillata, al seguito di un pifferaio che in fondo agisce sempre e solo per se stesso. All'epoca pensavo che la Sicilia in fondo aveva voglia di essere governata dall'alto, che non si era mai liberata dal feudalesimo e dalla monarchia e che la mafia, con le sue gerarchie e i suoi domìni, era in effetti la forma più adeguata a quel tipo di cultura. In fondo cos'e' un gruppo con un leader dentro: solo una platea di ascolto che applaude quando il leader respira o agisce quando quello ordina.

Non c'e' crescita collettiva, non c'e' elaborazione collettiva, non c'e' coscienza collettiva. E' solo quello che viene prima del dispotismo, del totalitarismo (con tanto di machismi che a me fanno un po' senso ovunque) e mi dispiace davvero per una volta (e una volta soltanto) esser d'accordo, sicuramente per motivi diversi, con D'Alema (che dovrebbe comunque imparare che dopo il leaderismo esistono anche le oligarchie che fanno schifo altrettanto e lui le pratica egregiamente.) Ciascuno di questi sistemi è destinato a implodere o a incancrenirsi in una "normale" (che sta nella norma) struttura con gerarchie e funzionariati. Lo stesso accade in ogni tipo di movimento, nei centri sociali, nelle comunità online. Se impari a capire dove sta il trucco, capisci anche dove si va a finire (e vi assicuro che è una grande sofferenza rivivere gli stessi identici meccanismi ovunque con la consapevolezza che tutto finirà esattamente allo stesso modo). Nulla di rivoluzionario quindi.

Da cosa mi viene questo pippone? Dall'aver ascoltato tante fesserie sulla faccenda di Grillo. Non è un politico ma solo un comico e quindi è probabile che non abbia il pelo sullo stomaco che aveva Orlando o ha Bossi  e Berlusconi circa le questioni del come sopravvivere per fare il mestiere della politica. Ciò però non vuol dire che la gente che lo sta a sentire sia meglio attrezzata. Come in America, dove abbiamo visto un presidente e un governatore tirati fuori dall'elenco degli attori pseudo eroi nazionali. Funziona un po' per identificazione: lui parla e tu applaudi.

O: se dietro Grillo (che dice una serie di cose che non condivido manco alla lontana) stanno i cosiddetti comitati territoriali che lo hanno scelto come leader allora non spererei in tutta questa rivoluzione di ingenuità e di trasparenza politica. Mi pare anche una grande scemenza dire in politichese che "va colto il segnale". E questo vale per chi fa politica e per quella casta dei giornalisti (compresi i sinistrorsi radical chic) attenti a favorire solo questioni in cui non si mette in discussione il meccanismo che li tiene in vita (fatto di protagonismi, altri leader "buoni" tra comici e colleghi che sono più bravi degli altri e vanno in giro a spiegare al mondo perchè loro sono i giusti e invece gli altri solo dei fetenti. Roba quindi che alimenta lo stesso meccanismo del: "ce l'ha solo lui" o "solo lei").

Di quale segnale si parla? Che forse non si sapeva che la gente è incazzata? Il segnale va colto solo quando rimbalza nelle tivvù e sulle pagine dei giornali? E di tutte le manifestazioni, i disoccupati che si incendiano per povertà, i lavoratori che sfidano i manganelli della polizia, i sindacalisti espulsi perchè dicono la verità, non bisogna coglierlo il segnale? Quindi si tratta di un messaggio in codice: il segnale va colto nel senso che c'e' un'altra specie di forza politica che sta facendosi avanti (e la si può criticare ma non criminalizzare come si fa con quelle forze definite "eversive") e rompe il progettino di rinnovamento fasullo del Partito Democratico? La cosa triste in tutto ciò comunque è che la gente non cresce e se è cresciuta ha solo imparato a utilizzare gli elementi della "società dello spettacolo" per inserirsi nel dibattito politico: dunque si è berlusconarizzata. Che bella evoluzione e che grande novità!

 

--->>> La tela - "Il Potere" è di Vincenzo Conciatori e viene da QUI 

2 Comments on "Il leaderismo assoluto" »

  1. mujeres libres said:

    22/09/2007, at 10:46 [ Replica ]

    Perfettamente in linea con te sulla questione Grillo. Aggiungosull'argomento ''gente'': si cresce (quindi si cambia) sempre ed inevitabilmente solo se ne si hanno i mezzi ,le possibilità ma per prima di tutto il desiderio e la volontà. C'è una grossa responsabiltà sociale, ma anche individuale delle persone. ciao
  2. Denise said:

    26/09/2007, at 01:40 [ Replica ]

    Eh la televisione...è lei il Parlamento, oggi.