Siamo tutt* molto impegnat* a seguire le gravissime vicende di Gaza ma non ci sfuggono comunque le aggressioni fasciste che stanno caratterizzando queste giornate a cavallo tra l'anno vecchio e quello nuovo. Ve ne cito giusto tre per non esagerare: a Bologna; a Roma; a Verona.
Parliamo di posti, gli ultimi due soprattutto, dove il concetto di sicurezza è stato sbandierato in maniera ossessiva tanto da convincere la gente che le uniche persone dalle quali bisognerebbe difendersi sarebbero le sex workers e non gli squadristi come quelli che hanno già sulla coscienza la morte di Renato Biagetti e Nicola Tommasoli. Sull'ultima aggressione a cura di fanciulli, ultras fascisti si pensa, un po' ubriachi, c'e' solo un articolo dell'Arena di Verona che lascia trapelare qualcosa. Pare quasi che si voglia mettere tutto sotto silenzio perchè la gente non deve sapere, forse, che si rischia in ogni momento di avere altre vittime innocenti. C'e' però una comunicazione di un compagno della zona che racconta un po' di cose riportate soltanto da alcuni siti di informazione indipendente. Vale la pena copincollare per invitare i/le veronesi a fare attenzione e a richiedere trasparenza sui fatti gravi come questo che vengono celati da un velo di intollerabile omertà. Buona lettura!
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l'arena - Verona 7 gennaio 09
Due giovani picchiati in centro
E torna la paura dei pestaggi
Indagini sono in corso a cura della squadra mobile e della Digos della
Questura di Verona sul pestaggio che due giovani, un ragazzo ed una
ragazza, avrebbero subito nella notte tra sabato e domenica in città. I
due facevano parte di un gruppo che sarebbe stato aggredito, dopo una
discussione, da una ventina di giovani
La Palestina muore, bomba dopo bomba. Un bambino dopo l'altro. In italia si passa il tempo a farsi seghe e ditalini mistici. La guerra è "mancanza", l'ho già detto, ed è evidente che oltre alla incapacità di certi fascisti antisemiti di ritirarsi in buon ordine nel girone degli inopportuni, manca in generale un tot di buon gusto. Quello che dovrebbe obbligare tutt* a smettere di speculare, fare campagna elettorale, usare avverbi e parole prudenti, dire scempiaggini senza fine.
Si perde tempo a spaccare il capello in quattro sul perchè e il percome questa guerra sia iniziata. Su chi deve deporre per primo le armi. Dai prima tu. No, prima tu. Dai su, smetti di giocare al cow boy ammazza bambini degli indiani cattivi. E dillo chiaro che vuoi ogni centimetro della mia terra. No, davvero, smetti tu di farmi il prurito con i tuoi missili giocattolo. Hai ucciso ben "6" dei miei soldati.
C'e' chi, a milano, metro alla mano, si è messo a misurare l'ampiezza di un sagrato per verificare che non vi fossero usurpatori della religione cristiana a pregare allah. E per fortuna c'e' anche chi senza aver bisogno di un metro ha evidenziato l'apposito spazio alla maniera della polizia scientifica e ha dimostrato che perfino a colpo d'occhio è possibile notare che chi perde tempo a riempire le pagine dei giornali con questa storia fa uso di droghe veramente pesanti e deve essere votato al dio dei puffi.
C'e' un tale poi che in tutto questo casino globale ha trovato il tempo di scrivere svariate inutili parole per offendere i blog: il succo del discorso? I blog sanno comunicare sprecando meno battute. Abbiamo altro di cui occuparci noi. Non stiamo a inventarci non-notizie per portare a casa la pagnotta. Non stiamo a spulciare facebook per scrivere a pagamento immaginando che facebook sia il mondo e che tutto inizi e finisca lì. Noi, questa massa informe di gente che scrive in spazi definiti "sciatti e precari", non siamo iscritti all'accademia della crusca e non apparteniamo ad una casta. E smettetela di odiarci perchè noi possiamo scrivere quello che pensiamo e voi no. Non è colpa nostra se la nostra esistenza vi fa apparire più inutilmente servi di quello che siete.
Senza spazi liberi non potremmo colmare il fragoroso silenzio della classe intellettuale media italiana. Non lo diciamo noi. Lo dicono in parecchi. Quelli di Historia Magistra hanno scritto persino un appello nel quale ricordano come furono bravi i nostri ceti colti a chinarsi, proni, dinanzi alla celebrazione dello stato israeliano in quella che fu la nostra fiera del libro torinese. Qualche suggerimento di lettura buono anche per loro: questo pezzo pubblicato su Carmilla Online e quest'altro che purtroppo sta su facebook ma vale la pena leggerlo perchè sintetizza in maniera perfetta cos'e' Hamas e che ci fa nel posto in cui è.
Abbiamo ricevuto questa mail e la pubblichiamo volentieri perchè fondamentalmente dice una cosa seria che può essere sintetizzata così: "Partorirai con dolore" - disse un uomo barbuto in preda ad un gran delirio di onnipotenza. "Col ca**o!" - rispose la donna gravida - "Voglio l'epidurale!".
Ci sono queste due donne che a partire dal web hanno lanciato una petizione e una campagna di informazione su quale sia attualmente la situazione negli ospedali di alcune regioni d'italia a proposito di epidurale.
A partire dal veneto che per legge stabilisce che il parto fisiologico indolore dovrebbe essere disponibile per tutte, invece non è vero nulla, si dice nel testo della petizione riportato sotto. Lo stesso accade anche in altre regioni nelle quali l'epidurale è un miraggio e ancora le donne partoriscono come nella genesi.
Qualche tempo fa avevamo pubblicato un post a proposito del bel libro di Caterina Botti "Madri cattive". Fu presentato a bologna e l'iniziativa faceva parte del ciclo Madri & Co che comprendeva anche una trasmissione radio durante la quale, tra le altre cose, venne raccontata la tragicomica vicenda di una madre che per accedere all'epidurale avrebbe dovuto partecipare ad una specie di concorso "telefona e vinci l'epidurale gratuita" semmai si fosse piazzata chissà in quale postazione. Nella stessa giornata si affrontò con gran dovizia di particolari la questione della medicalizzazione del parto. Certamente però, sia in un senso che nell'altro, è vero che manca assolutamente l'intenzione di garantire alle donne, medicalmente o con metodi naturali, altre possibilità che non siano il parto a cosce larghe preceduto da un clistere e da tutta un'altra serie di sbatacchiamenti e violazioni del corpo che ora sarebbe troppo lungo da raccontare.
Perciò vi lasciamo alla mail, ai link che vi invita a visitare e al testo del loro appello. Buona lettura!
Non ho una notizia. Non sono in Palestina. Non sono una di quelle bambine spaventate che a Gaza stanno crepando di infarto. Non vivo la guerra. Sono arrabbiata e mi sento impotente. Provo a immaginare come deve essere e vorrei andare oltre la retorica e non so se sono in grado di farlo.
Quando penso alla guerra mi viene in mente la parola “mancanza”. Forse è un momento in cui ti manca tutto. Senza preavviso. Ti mancano le cose, le tue cose, il tuo ossigeno, il tuo letto, la tua televisione, il tuo phon, i tuoi occhiali. E io davvero non saprei come vivere senza i miei occhiali. Una cieca. Ecco cosa sarei.
Ti mancano gli assorbenti e penso al sangue che scorre a fiotti lungo le gambe perché le mestruazioni non seguono il tempo della guerra e della pace. Il sangue non si inibisce alla vista di altro sangue.
Ti mancano le culle perché le donne incinta prima o poi dovranno pur “sgravare”, come animali che non potranno fermare le doglie e proveranno a schivare i colpi senza interessarsi agli altri morti e proveranno a raggiungere un buco, un riparo, un appiglio per buttare il proprio figlio tra i detriti e i cadaveri. Ed è sicuro che rimarrà lì, ucciso alla vista di tanto orrore prima che per colpa dei proiettili.
Ti manca lo shampoo, perché sono certa che a qualcuno mancano le cose più sciocche, e senza lo shampoo i capelli puzzano. Non potrei restare un solo giorno con i capelli puzzolenti.
Ti manca il calore della tua stanza, le foto della tua festa di compleanno, quella dove eri così bella, con il vestito nuovo che ti aveva regalato tuo padre. Ti manca tuo padre, perché nel frattempo qualcuno ha deciso che la vita di quell’uomo era superflua. Un effetto collaterale ragionevole.
Ti manca l’elettricità e non puoi ricaricare la batteria del tuo cellulare. Senza quello non sai come comunicare. Non puoi trovare gli altri che forse soffrono della tua mancanza.
Ti mancano gli elettrodomestici. Quelle cose stupide trattate con disprezzo in giornate ordinarie. Quando sbattevi lo sportello del tuo frigo perché eri arrabbiata per qualcosa o prendevi a botte la tivu’ perché non si sintonizzava sul canale che ospitava il tuo cantante preferito.
Il pacchetto sicurezza è quello che si prefigge alcuni obiettivi chiari che abbiamo già descritto qui. C'e' una manifestazione a Roma il 17 gennaio (qui tutti i dettagli per la giornata e per gli incontri preparatori che la precedono) e si manifesta anche a Firenze a partire dalle ore 10.00 in Piazza San Marco.
A Firenze la paura è diventata la regola del vivere quotidiano. Paura del diverso, del buio, dello sconosciuto, di chi siede sui gradini di una piazza invece che ad un tavolo di uno dei costosi bar del centro. Di recente avevamo pubblicato il bilancio delle multe fatte in quella città e dei soggetti che chiaramente venivano repressi attraverso un semplice regolamento pro-decoro della polizia municipale.
Noi non abbiamo paura, lo dice il progetto Paura-anche-no e lo diciamo noi nella consapevolezza che per l'approvazione del pacchetto sicurezza siamo state usate in ogni modo possibile.
C'e' stata la finzione della città sicura (con i microchip antistupro sottopelle proposti dai leghisti) proposta da alemanno, con una campagna elettorale costruita sul bisogno di ronde e telecamere. Tutto smentito da uno stupro, nella notte di capodanno romana, in una festa strapiena di sorveglianza e telecamere.
C'e' stata la speculazione che ha negato le violenze in famiglia generalizzate, senza eccezione per gli italiani, e ha invece acceso i riflettori sui violentatori migranti.
Si è fatta la apologia delle badanti che sono le uniche cui verrà dedicato un trattamento differente perchè l'italia non accoglie, piuttosto deporta i migranti, rastrella i campi nomadi ma premia le straniere che non sporcano, respirano poco, non parlano se non per chiedere il permesso di esistere e sono ben felici di pulire il culo ai nostri vecchi.
Si è impressa nella testa della gente la malsana idea che la sporcizia nelle strade è rappresentata dalle prostitute (ora anche pisa ha prodotto la sua ordinanza pro-decoro) ed è iniziata una istigazione al linciaggio che è diventata caccia alle streghe, stupro e omicidio delle trans, sovraesposte e mai protette in nessun luogo.
Mentre la guerra nella striscia di Gaza si intensifica, un piccolo newsgame circola per la rete.
Raid Gaza!
è un gioco semplice e diretto perchè, a volte, per interpretare gli
eventi non servono particolari sofisticherie e relativismi. Ora più che
mai appare chiaro che Israele non ha alcun interesse a perseguire una
soluzione pacifica al conflitto Israelo-Palestinese. In fondo chi mai
accetterebbe compromessi con una potenza militare senza paragoni, il
supporto incondizionato degli USA ed un'economia che marcia su tecnologie militari e sicurezza?
Questo semplice non-dilemma è alla base del gioco online. Raid Gaza!
rappresenta alla perfezione l'asimmetria del conflitto in corso,
solletica le pulsioni militariste del giocatore e lo spinge ad
interrogarsi sulle sue azioni. E' davvero così divertente sparare a dei
pesci in fondo un barile?
Profilattici e pillola gratis per tutt@. Succede in Brasile per contenere malattie veneree e per mettere fine alle gravidanze indesiderate. La chiesa cattolica ovviamente dice che lo fanno per dimezzare la popolazione. Una specie di intento sterminatore che viene subito dopo quello di inquinare l'universo (con la pipi' delle donne che ingeriscono la pillola), di femminilizzare i maschi, di intensificare il cambio di sesso per fare un dispetto al papa e di fondare la setta in adorazione della vulva sul pianeta marte.
Ma il Brasile è Brasile e giusto per tornare con i piedi per terra è giusto strizzare gli occhi e pensare intensamente alla faccia pià antipatica che vi viene in mente. Fate uno sforzo, non è difficile. Ma no birbanti, non è borghezio. Neppure calderoli. No no, miei porcellini senza le ali, non si tratta neppure della gelmini. La prestigiacomo? No no. La carfagna? Neppure. Lei poi non ha una faccia antipatica, un po' sonnambula e con lo sguardo spiritato forse ma antipaticissima no. Suvvia vi aiuto. Comincia per T. Ancora non ci siete arrivat@?
Si tratta di lui, il magnifico, l'inimitabile, il fascistissimo Tosi, sindaco di verona, che ha messo in agenda un altro fioretto per il 2009. Dopo l'istigazione allo sterminio dei rom continua eroicamente nella sua persecuzione delle sex workers. Non soddisfatto della ordinanza che già vieta - per ragioni di decoro - l'esercizio della prostituzione per le strade, il sindaco ha deciso che su segnalazione dei cittadini e delle cittadine per-bene andranno a multare le puttane per-male che oseranno esercitare in casa.
La notizia è segnalata da Rosa ed è successiva a quella di tanti provvedimenti comunali che hanno coinvolto amministrazioni di destra e sinistra (Firenze in testa) che anticipano la nuova legge contro la prostituzione annunciata dalla ministra carfagna e apertamente osteggiata nella manifestazione nazionale "Adeschiamo i diritti".
Lei aveva lasciato il coniuge. Viveva con sua figlia e un nuovo compagno. L'ex marito non sopportava questa decisione e l'avrebbe ferita a morte. Lei è rimasta in coma per quattordici mesi, poi è morta. Lui ha prima confessato l'omicidio e poi ha ritrattato. Al processo è stato assolto.
Ora, secondo la notizia che viene diffusa via web, lui sarebbe stato colto da un improvviso rimorso di coscienza dovuto all'influenza delle festività natalizie e avrebbe ri-confessato l'omicidio. Solo che non può più essere processato perchè non si può essere processati due volte per lo stesso delitto.
Ci risiamo. In queste tranquille giornate d’inverno dove migliaia di persone a Gaza vengono sterminate con il consenso più o meno palese dei maggiori stati industrializzati d’occidente, il vaticano non trova di meglio da fare che andare a spulciare nelle fogne.
In quell’antro post-anale ha evidentemente trovato decine e decine di uomini intenti a dissetarsi direttamente dalle sacre acque nere e dunque si è posto il problema: potranno mai questi uomini essere fertili dopo aver ingerito ‘si tanta piscia?
Così’ deve essere andata altrimenti non si capisce come possa essere venuto in mente a quelli dell’Osservatore Romano di pubblicare la opinione di illustri specialisti urinari, che con tocco un po’ fetish, ammettono di conoscere le conseguenze di un drink a base di pipì di donna. Non una qualunque. Parliamo di quella che assume contraccettivi. La pillola anticoncezionale.
Secondo gli ossessionati ecclesiastici, la pillola avrebbe effetti inquinanti e abortivi perché causerebbe l’espulsione dell’embrione. Della storia dell’aborto abbiamo già parlato tanto e dunque ci soffermiamo giusto il tempo per precisare, per l’ennesima volta, che la pillola, anche se presa in dosi massicce, non procura aborto. Invece impedisce la fecondazione dell’ovulo. Sbarra la strada allo spermino. Come dire: fa da dogana, da filtro, da check point. Tu spermino, no party. Dovrebbe essere chiaro persino per le teste calve del vaticano.
Ogni prodotto ha un codice a barre. I prodotti israeliani hanno un codice che inizia per 729. Boicottare l'economia israeliana è l'unico modo che abbiamo per farli smettere. Dovrebbero farlo gli Stati. Dovrebbero farlo le imprese. Dovrebbero farlo tutti quelli che vivono e lavorano nel mondo dell'economia globale. Ogni euro che noi gli diamo si trasforma in bombe e tank che sparano contro la popolazione civile palestinese. Quando andate a fare la spesa, non comprate. Non dirigete soldi in quella direzione. Non facciamolo noi da consumatori ma spero non lo facciano neppure quelli che si occupano di grandi investimenti. Pia illusione, immagino, perchè chi lavora per fare soldi aspetta la distruzione degli stati per vincere gli appalti della ricostruzione. Perciò dipende da noi. Diamoci da fare. Passate parola.
--->>>QUI altre notizie su relazioni economiche tra italia e israele e QUI - scorrete la feature e leggete su *boicottare israele* - troverete altre info su aziende italiane che commercializzano prodotti israeliani.
E' un film di Federico Micali (che ha documentato anche la storia di Lucarelli nel film 99 amaranto). Rilasciato sotto licenza Creative Commons. Già proiettato a Firenze e distribuito in Dvd, sarà presto nelle sale nazionali. Tratto dal libro "Breve storia del cinema Universale" di Matteo Poggi. In poco più di un'ora racconta un pezzo della storia di Firenze prendendo a pretesto la memoria di un cinema dal quale sono passate varie generazioni. Tutte hanno celebrato la memoria di questo posto che ora non esiste più e che in un modo o nell'altro ha influenzato la loro vita.
Al posto del cinema oggi si trova una discoteca ed è una trasformazione che, per dirla con le parole che vengono usate durante il film, in qualche modo descrive bene il passaggio di Firenze da città viva a città immagine.
C'e' la perdita di una o più identità collettive che si raccontano e che descrivono la città dal periodo dell'alluvione (il '66) a quello della fine degli anni ottanta. Un cinema che si trasforma in sala d'essai e che ospita la contestazione degli anni settanta, assiste alle perquisizioni della polizia, forma generazioni politicizzate che in quel posto dibattono, spinellano, vivono. E' testimone della decimazione causata dall'eroina e ospita poi i figli della cultura punk, fino alla degenerazione nella quale il caos era solo fine a se stesso. Si chiudeva un'epoca, nell'89, quando il muro di berlino veniva giù e l'Universale calava definitivamente la saracinesca.
Il film fa raccontare il cine d'essai ai suoi frequentatori e protagonisti. C'e' di tutto. La cassiera, lo staccabiglietti, un meridionale piccolo e tarchiato, il bodyguard Romanone, personaggi che da soli meriterebbero un racconto. C'e' il ceto popolare del pignone (il quartiere fuori mura, oltre la porta di san frediano) che si mischiava a quello universitario e politico. La gente comune che assisteva alle proiezioni di easy rider o soldato blu. Le canne come elemento di condivisione e l'agio mentale per vivere quel posto in totale spaparanzamento tra una battuta e l'altra.
La cosa che viene fuori con forza è l'anarchia dello spettatore che consumava la licenza di battuta, di improperio, di commento ad alta voce e in questo tutti erano coinvolti. I cattivi ricevevano lanci di lattine e le scene di sesso venivano apertamente incitate con un tifo che discriminava i bu'hi (buchi, froci in fiorentino) e che ovviamente metteva in croce in maniera sessista le donne.
Lo dice una delle rare intervistate: era duro per le donne resistere in quel cinema ma loro dovevano esserci e quindi restavano a farsi subissare di battute che davano della "troia" alla cassiera mentre quella rispondeva per le rime, non offendendo i fanciulli bensì la loro madre.
Ci sono poi episodi esilaranti come quello della vespa che entra dentro al cinema, fa un giro e poi esce lasciandosi dietro una scia di fumo. O quell'altro dei colombi lanciati in volo sulle teste degli spettatori. Ma ci sono le lotte, i ricordi di generazioni che avevano quel luogo quale unico svago. Perciò ne parlano. Perciò serviva un film per raccontarlo.
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