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Di noi usano anche le ossa…

Scrive Irene (grazie!), in mailing list, segnalandoci questa cosa:

(…)

Voglio nel mio piccolo segnalare questo link

d.repubblica.it/argomenti/2012/05/08/foto/pin_up_raggi_x-1009289/1/#media

che mi ha colpito e ancora non riesco a chiarirmi  e ad esprimermi
il sentimento sgradevole suscitato, eppure ne leggo e ne sento di tutti i
colori sulla violenza, sui linguaggi, sui rapporti trai sessi…..

ma non so, queste immagini prodotte per pubblicizzare strumentazione
scientifica mi toccano.

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Posted in Comunicazione, Corpi, Pensatoio.


I manichini svedesi e la serialità delle nostre vite


Prendo dalla pagina facebook di Erika Lust, la regista di film porno femministi, l’immagine di questi manichini di biancheria. Svolgo qualche pensiero estemporaneo. Più di una volta ci siamo espress@ sull’argomento manichini, sulla magrezza patologica che viene rappresentata, si può dire “rappresentata” sì, attraverso le vetrine, spesso proprio nei negozi di abiti destinati alle ragazze e ai ragazzi più giovani.

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Posted in Corpi, Critica femminista.


Milano: #MACAO _ Si potrebbe anche pensare di volare

Ci segnalano e volentieri condividiamo:

Comunicato Stampa:

 MACAO 

Se non ci fosse bisognerà inventarlo 

È con piacere che dichiariamo aperto MACAO, il nuovo centro per le arti di Milano, un grande esperimento di costruzione dal basso di uno spazio dove produrre arte e cultura.Un luogo in cui gli artisti e i cittadini possono riunirsi per inventare un nuovo sistema di regole per una gestione condivisa e partecipata che, in totale autonomia, ridefinisca tempi e priorità del proprio lavoro e sperimenti nuovi linguaggi comuni. Siamo artisti, curatori, critici, guardia sala, grafici, performer, attori, danzatori, musicisti, scrittori, giornalisti, insegnanti d’arte, ricercatori, studenti, tutti coloro che operano nel mondo dell’arte e della cultura.

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Femminicidio: ego te absolvo (disse il Corriere all’assassino)!

Della vittima numero #58 (dall’inizio del 2012) avevamo già parlato in un altro esaustivo post. Riporto ora, ringraziandola a priori, un post di Michela Murgia, tratto dal suo sito, che riprendo perché traccia l’analisi del contenuto dell’articolo del Corriere che è evidenziato sopra. Buona lettura!

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Brutte notizie: il Pd esiste ancora (Palermo, arrisbigghiati!)

Non è antipolitica. Che palle con ‘sto termine. Si chiama antipotere o al massimo antipoteri. A questo si ribella la gente che s’è rotta delle stesse voci che si autocelebrano per dire che è stato un successo anche se la sconfitta è più che evidente. Ed è un errore continuare a reggere il gioco dei partiti che hanno voluto il maggioritario bloccato, a schema fisso ed escludente, con gli sbarramenti di percentuali, con il bipartisan che ha reso tutti uguali, senza distinzioni, né destra né sinistra e tutti un po’ più terzoposizionisti, fascisti mascherati da ribelli, e rossobruni amanti di signoraggi e cose affini che partono dal basso e si introducono tra le file dei popoli nati dal web.

Il fatto è che ho sentito l’intervista, breve, fra i due candidati al ballottaggio nella città di Parma. La faccia vecchia di uno del Pd e poi un ragazzo giovane del Movimento Cinque Stelle. Città complessa, giunta di centrodestra che ha lasciato un buco di 700 milioni, e allora il tipo del Pd, posa da chi ce la sa, espressione supponente, dice che si, capisce, il voto di “protesta”, il messaggio è arrivato, ma ora è tempo di fare sul serio e serve un “adulto”, uno “maturo” per gestire una cosa così complicata, perché quell’altro, di trent’anni e poco più, per niente noto, tono tranquillo, faccia da idealista che ha passato il tempo a farsi il porta a porta, proprio non è in grado. Così lo liquida come per quelle femministe/matrone ché noi siamo tanto belle quando serve colorare di gioventù le manifestazioni e riempire di idee il vuoto politico delle filo/istituzionali ma quando c’è da partecipare all’elaborazione collettiva serve l’adulta, la madre superiora, e noi, sebbene alcune quarantenni e oltre, diventiamo “le giovani” a cui puoi dire cose tipo “tu la pianti”.

Non è l’elogio del grillismo perchè lo guardo con sospetto per quanto nel bel mezzo di ‘sta gente andrebbero guardati tutti uno ad uno, è il necrologio del piddismo (da pd) che non impara mai, pur perdendo una città dopo l’altra, un candidato dopo l’altro, con i comuni che eleggono vendoliani, rifondaroli, dipietristi, finanche NoTav (evvai! :) ), e poi grillini, eleggono tutti fuorché quelli del Pd. Se non capiscono ‘sti qua a questo punto che c’hanno rotto più d’una ovaia immagino servirà accompagnarli alla discarica, rottamatori inclusi.

Oggi vincono i sogni, le leadership dipendenze, i travaglismi, gli schemi linciaroli alla santoro che se linci da pseudo/sinistra è una figata (invece quegli altri coi forconi hanno meno appeal…), la manovalanza sui territori, quello che chiamano presunto cambiamento e l’archiviazione delle facce che non sanno decidere da che parte stare. Destra o sinistra siete tutti uguali, fate cagare, e non è qualunquismo, è solo la verità. Vincono cose controverse, dubbie, belle o brutte ma chiare, come vince in europa la sinistra che pare un po’ sinistra e la destra che è perfino nazi. E c’è poco da innescare un’altra strategia della tensione ché spacciare una sparatoria contro uno a Genova per un segnale di ritorno alla lotta armata è solo come sempre per invitare a votare quel maledetto centro, né carne o pesce ma solo monnezza che si ripropone.

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Posted in Pensatoio, Scritti critici.


La merda è una certezza

Ecco vedi? - dice mamma – potevi esserci tu al posto suo. Al posto suo di chi, scusa? Al posto di quella. Te l’avevo detto di accettare la proposta del signor Ruggero. Accettare un corno, mamma, voleva una prestanome per far finta di candidare anche le donne alle elezioni. Ma si, però se ti piazzavi bene prendevi uno stipendio per qualche anno. Oi mamma, ma stai bene? La politica non è mica un ufficio di collocamento, non si fa per risolvere la propria disoccupazione. Si fa per gestire il bene comune e io ho una pesantezza a gestire i miei, di beni, che poi nemmeno ho, figurati se faccio finta di avere una vita organizzata per dare ai cittadini l’idea che posso sistemare anche la loro.

Guarda perplessa, mamma, e ancora non capisce. Ma si, dai, c’è prima la mia vita e se ritardo a cercarmi una collocazione autonoma quando smetto di guadagnare in questo modo grazie al signor Ruggero poi che faccio? Ed è lì che mia madre mi pare abbia capito. Dunque incalzo. Perché poi, vedi, c’è il fatto che il signor Ruggero, brava persona e tutto, è proprio un’altra cosa a parte me. Un’altra cosa? – chiede. Si si, come lo chiameresti tu? Ammanicato? Prezzolato? Pure un po’ fascio.

Si però, per amicizia, me l’ha chiesto… E mamma, amicizia a chi? Perché? Per via del fatto che ti fa da portiere al condominio e gli si dice buongiorno e buonasera senza sputargli addosso? E’ uno cortese, certo, e lo saluto, ma per venire a chiedere qualcosa a me, che sono antifascista, atea, spudorata, precaria e pure femminista, ci deve avere qualcosa che non va. Ché per mostrarmi all’elettorato suo che doveva fare? Mi drogava e in preda all’estasi mi lasciava al centro di una piazza per far vedere che apparivo come la madonna?

Comunque no, non ho un cazzo nella vita, proprio niente, sono precaria, mi faccio il culo a spicchi e l’unica cosa che mi resta è la coerenza e la dignità e la reputazione. Non me li mangio, certo, e non è per consolazione, ma è che proprio non saprei convivere con me stessa a prostituire la mia testa e pure la mia faccia, per cosa poi, proprio per niente.

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Nazisti/e che cambiano nome (ma sotto sotto…)

Pare che in alcuni piccoli comuni si siano presentati candidati di una specie di risorto partito nazionalsocialista. Nazisti alle elezioni, ché poi non è una novità, ma se ti chiami così sdogani anche il nome, non hai più paura di nulla, grazie ai revisionismi che t’hanno legittimato e a tutti quelli che morirebbero volentieri per dare il diritto d’espressione a questa gente qui che alla prima occasione li accontenta e li manda nello speciale girone degli illusi e/o di quelli in malafede.

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#58 – Donne che muoiono per la propria libertà

Vanessa - uccisa dall’ex fidanzato – stava al numero #54. Pierina - uccisa dal marito – è la numero #55. Matilde, ammazzata dal marito – e siamo a #56. Antonietta non è un femminicidio, forse uccisa da un clochard, dicono i giornali, e Bollettino di Guerra - che conta anche i bambini e gli uomini vittime trasversali – non la inserisce nel conteggio. Stessa scelta per Carmela – uccisa da un parente per via dell’eredità. Lui e lei, padre e madre – uccisi dal figlio che si suicida – e non vengono contati neppure questi anche se sarebbero riconducibili alle dinamiche da strage familiare. Dilia – uccisa dall’ex compagno – è la numero #57. Di lei l’assemblea “We Want Sex” scrive che si sia trattato di una morta annunciata e denunciata rispetto alla quale nessuno ha fatto nulla. Damiana, separata, aveva trovato un lavoro in una pasticceria di Firenze, l’ex è andato, l’ha pugnalata dove capitava e l’ha mandata in ospedale in prognosi riservata. Speriamo non sia la numero #58. Quel numero al momento spetta ad Alessandra, giovane donna di 35 anni, fidanzata con un ex poliziotto in pensione, che l’ha uccisa, pare, a mani nude, battendole la testa più volte sul pavimento fino a fracassarle in cranio. E’ la #58esima vittima dall’inizio del 2012.

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Pescara: razzisti e nazisti liberi di linciare i/le rom?

Certo deve essere comodo per le forze politiche e per i candidati oggi essere obbligati al silenzio elettorale perchè si legge bene l’imbarazzo, il non dover scontentare nessuno, nella orrenda vicenda di Pescara, dove un rom – italiano – ammazza un altro italiano, che forse discendeva dai vichinghi o forse bizantini o etruschi o africani di ventesima generazione, chi lo sa, e gli ultras, fasci anzi nazisti a piede libero in questa nazione ne approfittano per organizzare il linciaggio di una intera etnia. Che poi, per gli innumerevoli delitti di ogni tipo commessi da italiani/italici riconosciuti tali anche dai fasci non è che s’organizzano le marce alla cacciata degli ariani. I nostri assassini li teniamo al caldo comprese le famiglie, il vicinato e tutto il contesto generale, no?

Davvero non si coglie la gravità di tutto questo? Davvero non si capisce che dove c’è gente, gli altri e le altre rom, che è costretta a lasciare i propri rifugi, fossero anche baracche semidistrutte, lì in quel posto siamo già alla totale assenza di civiltà?

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Mater dolorosa e la colpa nella bellezza

Non so se avete letto in questi giorni delle marce delle vedove degli imprenditori suicidi. Si parla di padri di famiglia che si sono tolti la vita perché oppressi dalle tasse, dall’economia assassina, dalle riforme fatte male, dai furti di democrazia, dai governi non eletti dalla gente, dagli esattori che ti tolgono anche gli organi interni. E non è per essere populista ma concordo veramente con la tizia che ha denunciato la banca per istigazione al suicidio perché bisogna dirlo che dietro tante sigle, tante scrivanie popolate da facce anonime, con tanti numeretti e schemi di marketing da diffondere, ci sono delle responsabilità precise. La gestione dell’economia che rimpolpa le casse delle banche mentre le banche stritolano la vita della gente è veramente criminale. E poi arriva la manifestazione delle vedove e piuttosto che parlare del problema in se’ si restituisce al mondo una sorta di mater dolorosa, perché se le donne non le mostriamo come fossero madonne, regalando loro un palcoscenico che snatura la loro protesta e le fa diventare degli oggetti sessuati strumentali alla gestione dell’economia attuale, allora non c’è gusto.

Quelle donne sono scese in piazza per dire che i mariti non sono stati codardi ma sono vittime e dunque rivendicano una attribuzione di merito, un riconoscimento sociale per loro, per se stesse, per i figli resi orfani. Non c’entra nulla la pietas cristiana che le descrive come vedove piangenti, come madonne che diventano un fenomeno di per se’ togliendo luce al fenomeno, alle vittime e ai responsabili di tutto questo.

Ma l’Italia è così e la stampa segue a ruota. Serve spostare l’attenzione. Come in quell’articolo che parla di sessualità maschile e sostanzialmente suggerisce che gli uomini se ne scelgano una brutta perchè con quella bella avrebbero l’ansia da prestazione e chissà, forse, anche l’eiaculazione precoce. Ed ecco un altro modo per dare alle donne la responsabilità di un problema che quando esiste va risolto forse, se lo si reputa importante, diversamente.

E se le donne sono belle e perchè sono belle e se sono brutte è perchè sono brutte. Generalizzazione e stereotipi a iosa.

Andiamo avanti così. Di vedova in vedova e di donna sessuata in donna sessuata. Di tutto il resto, forse, un giorno, parleremo poi.

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Codice etico per la stampa in caso di femminicidio

Da Femminismi.it:

Sollecitate dai gravi fatti di femminicidio accaduti nella nostra provincia, e riportati sulla stampa in maniera scorretta e spesso inaccettabile, abbiamo riflettuto ed esaminato la documentazione disponibile in Italia circa la deontologia e la comunicazione di genere, rilevandone la scarsità.
Abbiamo analizzato quindi il materiale prodotto in altri paesi (come il codice pubblicato da Zero Tolerance in Inghilterra) e prodotto un documento in sei punti come guida per una comunicazione responsabile sulla stampa dei casi di femminicidio.
Vi invitiamo a diffondere, commentare.

Sul Codice verrà organizzato un incontro pubblico tra lavoratrici e lavoratori della comunicazione, cittadine e cittadini –insieme ad associazioni e gruppi con i quali stiamo lavorando.

Femminismi, donne di Fano, Pesaro, Urbino

CODICE ETICO PER LA STAMPA IN CASO DI FEMMINICIDIO

Introduzione

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Hai comprato diploma e laurea? Sono serena, guarda…

Ma il punto è che non è che mi importi poi molto se il Trota è andato a prendere una laurea in Albania o se quell’altro ha comprato il diploma al supermarket dei diplomi. Il punto è che a prescindere dal fatto che io il mio diploma e la mia laurea li abbia presi in regolissima, con tutti i santi crismi dei titoli intitolati alle competenze varie, potessi averci pure doppie lauree e tre master e quattro dottorati, ma se resto in Italia – e in Italia purtroppo sto – non mi caga nessuno.

Vi giuro che non è invidia. Ché tanto il Trota, laurea o non laurea, l’intelligenza non gliela regala nessuno (dissi a me stessa per consolarmi alla spicciolata). Ma è che proprio a queste nuove mi si attorcigliano le budella e poi mi guardo indietro e penso per davvero “chi me l’ha fatto fare”?

Già. Chi me l’ha fatto fare? Di andare tutte le mattine a scuola e studiare e ristudiare e aggiornarmi e cercarmi pure quella dispensa in più e poi quell’altro libro e presentare la tesina ché alla docente poteva interessare, nonostante le difficoltà, la mancanza di soldi, il lavoretto per finanziarmi la vita, tutti i chilometri fatti a piedi, in bus, in bicicletta, ché ti dicevano “ma come sei in forma…” eccazzo, certo che sto in forma, ché non mi fermo mai.

Vorrei ribadirla questa posizione. Non è invidia, sono seria, è che proprio se vedessi uno che s’è preso un diploma fasullo o una laurea fantasma io gli darei con molta calma una testata in faccia. Vorrei segnare un punto, almeno quello, sulla faccia di ‘sti stronzi, ché poi me li ritrovo davanti nei colloqui e chiedi “e tu che fai? chi sei?” e senza pudore quelli dicono “parificato tal dei tali”. Ma se ti parificassi un calcio su quel culo dici che poi conta come credito all’università? Potrebbe servirmi a occupare il tempo. Mi faccio la seconda laurea con le radiografie dei deficienti in giro.

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Etica del Sacrificio (altrui)

 

 

di Sdrammaturgo & Feminoska

Tra il cane e tuo figlio
sai chi scegliere
e tra il figlio del tuo vicino e il tuo?

Specismo a Gotham City

Su Batman Forever, l’Enigmista costringe Batman a scegliere chi salvare tra Robin e un gran pezzo di figa. Tralasciando l’inspiegabile indecisione di Batman, io in una situazione così non mi ci sono mai trovato. Forse perché non sono mai stato a Gotham City; fatto sta che nessun criminale mascherato si è mai presentato a casa mia con un coniglio e mio cugino e mi ha detto: «Sparerò ad uno dei due. Devi decidere tu a chi».
Quindi ecco: se volete essere davvero antispecisti, evitate di recarvi a Gotham City.
Ringrazio sempre quelli che mi dicono «Sì, ok, sei antispecista, ma a chi salveresti la vita tra un essere umano e un animale?»: mi fanno sentire Batman. Continued…

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