Skip to content


95esimo Giro D’Italia: a Fano l’accoglie una donna nuda in rosa

A Fano le ragazze del gruppo Femminismi hanno sollevato un problema rispetto ad una immagine sessista usata per il Giro D’Italia. Sotto trovate la lettera che hanno spedito al sindaco e QUI trovate la anacronistica e banale risposta del sindaco (bigotte, etc…, figuriamoci).

Scrive una delle ragazze:

Oggi il Giro d’Italia arriva appunto a Fano e proprio vicino al punto di arrivo è in bella mostra un cartellone con una ragazza nuda dipinta di rosa. L’iniziativa è di privati che vogliono far passare questo obbrobrio come “arte”. 
Con il gruppo “femminismi” abbiamo scritto all’amministrazione comunale di rimuovere il cartellone sessista che si vedrà in tutto il mondo. Fano è la città dove l’anno scorso c’è stato uno stupro di gruppo e a pochi km c’è la città (Cagli) dove è stato consumato un femminicidio in cui fortunatamente la vittima non ha perso la vita.

A seguire la loro lettera al sindaco:

Egregio signor Sindaco, da qualche giorno campeggia in Viale Gramsci, luogo in cui si collocherà il Traguardo del 95esimo Giro d’Italia, un cartello di grandi dimensioni riguardante una operazione pubblicitaria di un esercente, operazione alla quale è stato dato un certo rilievo mediatico nazionale, negativo per la città, giorni fa.
Si tratta infatti di una modella in sella ad una bici da corsa, sulla quale una operazione di “body painting” ha dipinto la maglia rosa. E’ evidente il tono sessista della operazione pubblicitaria: il Giro è una gara esclusivamente maschile, ed usare l’espediente delle nudità della ragazza è il solito modo di attrarre l’attenzione del maschio italiano medio, secondo una tecnica pubblicitaria che mette le donne nel ruolo di finte protagoniste ma in realtà di meri oggetti di consumo.

Continued…

Posted in Critica femminista, Fem/Activism, Iniziative, Pensatoio.


Napoli: città degli sceriffi!

Sulla pagina facebook di  Anna Simone leggiamo questa notizia, di cui si prega la diffusione:

Oggi, a Napoli, ho assistito ad una scena terribile che devo denunciare. Ero sul rettifilo, verso Piazza Garibaldi, esattamente dinanzi al negozio di calzature Mambo, quando è arrivata all’improvviso la polizia municipale, tre in macchina, con una donna alla guida, due sulla moto, in un lampo un ragazzo africano che era lì a vendere borse ha tentato di scappare, i vigili lo hanno preso alle spalle, hanno racchiuso le merci in un telo e hanno strattonato il ragazzo sino all’auto, due dei vigili-rambo gli hanno messo la mano sulla testa e l’hanno spinto con la forza in macchina, come se fosse un camorrista. Per un attimo, prima che entrasse in macchina con la forza, ho incrociato lo sguardo di quel ragazzo, tremava, era impaurito e aveva gli occhi lucidi. Ho protestato dicendo di lasciarlo stare, ma i vigili, con fare arrogante e violento, mi hanno intimato di tacere o avrebbero portato anche me al comando. Poi sono entrata nel negozio, ho chiesto al negoziante cosa sta accadendo con De Magistris e lui mi ha detto che sono oppressi dalla polizia municipale che incurante della crisi fa la sceriffa di città. Poi, mentre mi dirigevo verso la stazione ho pianto, molto, stanotte non dormirò nel pensare allo sguardo di quel ragazzo…De Magistris, cari compagni, non si deve più sostenere, se pensa di ripristinare la legalità a Napoli prendendosela con i poveri e gli ultimi in quel modo balordo va affondato, attaccato, occupato, subito! Io, ora gli scriverò, non finisce qui, per me…

L’atteggiamento che il sindaco De Magistris sta avendo nei confronti degli/lle immigrat*era palese da molto tempo, nonostante durante le elezioni e negli incontri pubblici parli di “città dell’accoglienza, equa e solidale”.

Continued…

Posted in Anticlero/Antifa, R-esistenze.


Da Silenzi: “Il rancore degli uomini” (di antifemministi, padri separati e dintorni)

Dal libroSilenzi: non detti, reticenze e assenze di(tra) uomini e donne” a cura di Stefano Ciccone e Barbara Mapelli, dove potete trovare molti interventi davvero interessanti, rubiamo un capitolo dal titolo “Il rancore degli uomini” per condividerlo con voi.

Il capitolo è difficile, racconta cose di cui abbiamo parlato mille volte, anche se l’interesse, da parte di qualcun@ di noi, è andato in direzioni un po’ più complesse.

Sollecitate da una pioggia di commenti misogini che proponevano link, dei quali abbiamo tenuto a capire l’origine e le motivazioni, sbagliando nel giudicare tutto l’insieme come si trattasse della stessa cosa, ché c’è da distinguere tra un maschio100% che ti dà della satanista femminista e un antifemminista che ti dà della nazi (lo so, non è per nulla chiaro quale sia la differenza perché il linguaggio pare identico ma tant’è) per distinguere e arrivare ad altre conclusioni ci sono voluti anni.

Non ha aiutato in questo la comunicazione prevalente di chi sul web parla di alcuni argomenti. Persone che per lo più prendono a pretesto la questione maschile o la questione dei padri separati per divulgare pensieri lesbofobi, cattolico/integralisti e fascisti di chi ha dei problemi con le femministe, per esempio, perché sono espressione di un’altra cultura politica, facendo volutamente confusione tra una destrorsa Santanché, tra una leghista in cerca di castrazioni chimiche e una libertaria e antiautoritaria di Femminismo a Sud, perché di uomini che odiano le donne e di uomini che odiano le donne se femministe, di sinistra, non cattolico/integraliste, per la legge 194, per la libertà di scelta delle donne, antifasciste, antiautoritarie e via così ce ne sono un po’ dovunque.

FikaSicula, che è quella tra noi che in via del tutto personale sta approfondendo oltre i pregiudizi e la comunicazione opinabile che sul web viene diffusa, tiene a ribadire che bisogna saper distinguere e che malgrado la differenza di idee, di contenuti e di proposizioni, dall’altra parte c’è chi è in assoluta buona fede. Perciò ritiene, lei, che sia sbagliato concludere superficialmente che si tratti di “uomini che odiano le donne” perché la questione è molto più complessa di così.

Continued…

Posted in Critica femminista, Disertori, Pensatoio, Scritti critici.


La fragilità del “maschio” e l’ingovernabilità dell’altr@

Nella nostra mailing list c’è una discussione che continua a proposito di un articolo di Repubblica sulla fragilità del maschio. Una prima analisi l’aveva postata Lafra e questo è un intervento di Federico. Buona lettura!

>>>^^^<<<

QUEL MASCHIO FRAGILE CHE NON ACCETTA LIMITI

Questo titolo mi disturba nel contesto di un articolo di Repubblica, è un titolo che rientra in una campagna di deresponsabilizzazione dello stupratore, prima era “la donna l’ha provocato, è puttana” adesso che Repubblica sta facendo la campagna elettorale a SNOQ, bisogna fare piu’ attenzione alle donne quindi è: l’uomo che non accetta limiti perché “è fragile”. Ma la fragilità non è una colpa, non sono responsabile di essere fragile, lo sono e basta.
Bene… allora dico io: se l’uomo è fragile, perché è fragile? E soprattutto com’è che tanti uomini fragili NON stuprano?

La violenza sulle donne è una forma insopportabile di violenza perché distrugge la parola come condizione fondamentale del rapporto tra i sessi. Notiamo una cosa: gli stupri, le sevizie, i femminicidi, i maltrattamenti di ogni genere che molte donne subiscono, aboliscono la legge della parola, si consumano nel silenzio acefalo e brutale della spinta della pulsione o nell’ umiliazione dell’ insulto e dell’ aggressione verbale. La legge della parola come legge che unisce gli umani in un riconoscimento reciproco è infranta. Questa legge non è scritta, non appare sui libri di diritto, non è una norma giuridica. Ma questa legge è il comandamento etico di ogni Civiltà. Essa afferma che l’ umano non può godere di tutto, non può sapere tutto, non può avere tutto, non può essere tutto. Afferma che ciò che costituisce l’ umano è l’ esperienza del limite. E che quando questo limite viene valicato c’ è distruzione, odio, rabbia, dissipazione, annientamento di sé e dell’ altro.

Continued…

Posted in Disertori, Omicidi sociali, Pensatoio.


Pisa: cosa vogliono le donne?

Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato che ci mandano le compagne di Pisa.

Buona lettura!

<<<<<—–>>>>>

Apprendiamo che dall’11 al 13 maggio 2012 si terrà al Palazzo dei Congressi di Pisa l’evento “Quello che le donne vogliono“.

Ma cosa vogliono le donne?

A giudicare dal volantino che pubblicizza l’iniziativa sembra che i loro desideri ruotino intorno a tre concetti di riferimento: essere belle, essere alla moda, essere delle consumatrici. “L’universo femminile è il tema”, recita il sottotitolo: un cosmo dai confini molto limitati, se si riduce solo a questi tre aspetti. Continued…

Posted in Comunicazione, Misoginie.


Trova l’orrore

A volte nel sistema si crea una falla, e sarebbe un peccato non approfittarne.
Proprio ieri è uscito un ‘interessante’ articolo sulla pagina web di Repubblica (edizione di Roma) , della quale inseriamo uno screenshot enigmistico:

 

 

A quale articolo ci riferiamo? Bisogno di aiuto? Eccolo qui: Continued…

Posted in Animalismo/antispecismo, Comunicazione, Pensatoio, R-esistenze.


Intervista: Judith Butler e Beatriz Preciado a confronto – Prima parte

Nel 2009 uscì sulla rivista francese Tetù questa intervista-dibattito tra Judith Butler e Beatriz Preciado realizzata da Ursula Del Aguila. L’ho scoperta perché ho visto circolare nel web la traduzione in spagnolo fatta da questo blog.

Non volendo fermare le peregrinazioni virtuali di questo testo inizio pubblicando la prima parte tradotta in italiano, a breve anche il resto!

Buona lettura!

Continued…

Posted in Corpi/Poteri, Critica femminista, Pensatoio, Scritti critici.


L’eroe

Pausa. Devo raccontarvi di martiri ed eroi. Di piazze brulicanti di corpi in lotta e dell’appeal della resistenza.

L’ho conosciuto che eravamo in marcia, come stava eretto lui nessuno. Muoveva un passo dopo l’altro, deciso, mio bel soldato, che sguardo fiero, che temperamento, non arretrava neppure sotto una pioggia di lacrimogeni. Tutta l’acqua degli idranti era la sua, anzi ci camminava sopra come un cristo che muoveva passi svelti sulle acque.

Della sua faccia intravedevo gli occhi o forse solo uno ché l’altro era nascosto da un bel ciuffo. Ma mi piaceva, che muscoli, che portamento, che meraviglia ed emozione, mi proteggeva. Per fare a pari bendo l’occhio anch’io e lacrimando abbestia per il fumo gli dico “sono eretica”. Mi guarda ed è emozione pura. Mi eccita pensarlo in un angolo quieto del centro sociale, potessi togliergli pezzo per pezzo la divisa.

E lui si immola, passa avanti a me e para con il petto un pezzo di armeria piovuto da una folla di celerini. Stiamo facendo resistenza e va tutto bene finché non si avvicina per dirmi una cosa tipo “è tutto ok, baby” o perlomeno il tono era quello. Diventa gara e salto un passo avanti e assolvo al compito della ribelle stringendo un san pietrino in una mano e sfiorando il suo culo con quell’altra.

Fammi toccare, caro, lo sai che nelle piazze l’amore precario è meglio. Si gira e mi stritola una tetta in un abbraccio. Baciare un casco non è bello ma ci si accontenta. Poi arriva un’altro lacrimogeno e mentre lo ributta indietro gli parte una scintilla e temo che si bruci i pantaloni. Non è divertente un eroe che sbraita perché gli vanno in fiamme i suoi coglioni.

Di passo in passo quelli arretrano e noi vinciamo. Il suo è lo sguardo del vincente e accanto vuole una compagna che sia uguale. Combattente, come lui, coraggiosa, come lui, ma certo, si, andiamo pure in galera insieme, tanto che ci frega. Per gli ideali questo ed altro.

Continued…

Posted in Anti-Fem/Machism, Narrazioni: Assaggi, Precarietà, R-esistenze, Satira, Storie Precarie.


Dalla fragilità del maschio al terrore anale

Leggo questo articolo e non mi convince per niente, a partire dal fatto che fonda tutto il suo ragionamento da un presupposto per me errato. A mio parere non è vero che nella violenza manca la parola. Essere convinti di questo tanto da fondarci tutto un ragionamento dimostra una bella base di superficialità della conoscenza del fenomeno della violenza di genere e di banalizzazione della stessa sul solo piano fisico: parla infatti di stupri, botte ecc ma dimentica la base comune di tutte le violenze agite sulle donne dai propri partner, ossia la violenza psicologica.

Senza l’isolamento e il controllo che l’uomo riesce a mettere in atto sulla compagna che molto si basa sulla parola e sulla violenza psicologica non si creerebbero quelle condizioni che legano la donna al rapposto col suo carnefice. Continued…

Posted in Anti-Fem/Machism, Corpi/Poteri, Critica femminista.


Deconstructing Clio Napolitano – “Morti rosa”

Leggo con un misto di incredulità e terrore questa lettera di Clio Napolitano al direttore di Repubblica. Non so, sicuramente io c’ho qualche problema e non sono degno (parole di alcuni miei commentatori) però trovo che sia necessario commentare queste parole [come al solito, in corsivo tra parentesi quadre].

“Perché dobbiamo fermare l’odio che uccide le donne” di CLIO NAPOLITANO

CARO direttore, i fatti di cronaca di queste settimane hanno riportato al centro dell’attenzione il tema della violenza sulle donne, tema che può essere analizzato da tanti punti di vista: sociologico, psicologico, pedagogico e statistico. In ciascuno di questi campi si possono fare analisi diverse anche tra specialisti di ciascuna di queste discipline. [Che detto così, significa più o meno che ciascuno dice la sua e buonanotte; e poi, perché "anche"? In genere gli specialisti non ne fanno, di analisi?]

Ma ritengo importante che di tali problemi si possa discutere anche tra non specialisti. [E direi, visto che lei non lo è e ne sta scrivendo, e visto che riguarda, io credo, tutti gli esseri umani.] Ad esempio quando si legge che nel nostro Paese gli atti di violenza sulle donne sono drammaticamente aumentati, io mi chiedo se in termini statistici ciò non sia dovuto al fatto che le norme introdotte nel nostro ordinamento abbiano incoraggiato la denuncia da parte delle vittime di tali reati, tenuto conto che la maggior parte di essi vengono commessi nell’ambito familiare, il più difficile da penetrare. [A me pare strano che una donna sia colpita dalle notizie sul femminicidio per il loro rapporto statistico con il numero di denunce presentate, plaudendo all'attuale ordinamento. Comunque, il mondo è bello perché è vario (altra frase di una mia lettrice); io continuo a pensare che il numero delle vittime sia un fenomeno sostanzialmente slegato dal numero di denunce presentate, soprattutto perché i morti non possono più denunciare nessuno - almeno secondo il nostro attuale ordinamento. Se le norme siano efficaci e davvero capaci di tutelare le potenziali vittime nell'ambito familiare, lo dedurrei appunto dal numero delle vittime accertate: e mi sa, a occhio e croce, che per ora non sono servite a granché. Ma non sono uno specialista.]

Tenuto conto che già esistono nel nostro ordinamento leggi abbastanza severe in materia e che gli atti di violenza sulle donne assumono tante modalità diverse e vengono attuati i tanti diversi contesti, mi chiedo se sia necessario pensare a nuove fattispecie di reato o ad aggravanti. [Nel nostro ordinamento non c'è nulla del genere, invece, per questo particolare crimine. Chi sostiene l'uso della parola femminicidio chiede solamente di chiamare le cose con il loro nome, e di riconoscerne la specificità penale e sociale in genere. Non a caso, infatti, l'ONU ha segnalato il femminicidio come un delitto contro l'umanità, e non contro il singolo, riconoscendone la matrice culturale, oltre che la responsabilità penale. Le dimensioni e le conseguenze sociali del femminicidio vanno oltre quelle del "semplice" atto di violenza, per questo organismi internazionali hanno adottato una parola appropriata al fenomeno. Ed è proprio per le sue dimensioni culturali che in Italia è tanto difficile accettarlo e farlo usare. Complimenti vivissimi alla moglie del presidente della repubblica.]

Continued…

Posted in Satira, Scritti critici.


A Lorella, alle altre…

[A me piace la tua faccia e questa è la mia...]

Cara Lorella,

ho appena letto, con due giorni di ritardo, il tuo post che parla di metterci la faccia, conflitti su obiettivi e iniziative, scelte politiche personali e competenze.

Continued…

Posted in Comunicazione, Critica femminista, Fem/Activism, Pensatoio, Personale/Politico, Scritti critici.


Judith Butler: Your Behavior Creates Your Gender sottotitolato in italiano

Pubblichiamo con piacere il video “Your Behavior Creates Your Gender” sottotitolato in italiano da Lalli Mario che ringraziamo tantissimo!

 

Judith Butler attraverso la teoria della performatività del genere critica la concezione del genere come elemento profondamente radicato e intrinseco al soggetto. Continued…

Posted in Autoproduzioni, Critica femminista, Pensatoio, Scritti critici, Vedere.


Vicenza: Dilia, la triste storia di una morte annunciata

Riceviamo a pubblichiamo il comunicato della assemblea We Want Sex di Vicenza in merito al femminicidio di Dilia Reyes.

<<<<<—–>>>>>

Apprendiamo dal Giornale di Vicenza la triste notizia di un femminicidio nella nostra città: Dilia Reyes, 25 anni, viene ammazzata a coltellate dall’ex compagno Jesus Maria Paredes Gil, in una stanza di hotel. Come riferiscono i parenti, l’omicida poteva essere fermato: “Questo omicidio si poteva evitare – dice la madre della vittima. -. La mia ragazza aveva paura di quell’uomo. Lui era cattivo, violento, la perseguitava. E lei lo aveva denunciato. Solo due giorni prima lui l’aveva minacciata di morte. Le aveva detto che avrebbe ammazzato lei e tutti noi, la sua famiglia. E lo ha fatto sul serio”. Non contento, ha telefonato alla madre della vittima ridendo.

La notizia ci rattrista, ci sconvolge e ci fa indignare: eppure, stando al sito bollettino di guerra, questo è il sesto dall’inizio di maggio, in Italia; e tutti sono avvenuti all’interno di un contesto familiare, o di coppia. La cronaca è piena di questo tipo di uomini: uomini denunciati, accusati, processati, condannati per maltrattamenti, stupro, stalking alla ex moglie, all’ex fidanzata, all’ex convivente, all’ex compagna. Uomini che come Jesus Maria hanno potuto girare liberamente, nonostante 6 denunce per violenze all’attivo, nonostante avesse già provocato un aborto alla vittima, in passato.
Viene scontato, quindi, chiedersi come mai ciò sia potuto accadere. Perchè le denunce fatte dalla stessa Dilia non sono state prese sul serio? Forse la risposta si trova poche righe più avanti, sempre sul giornale locale: “Una coppia sballata, destinata a scoppiare”. Lei viene descritta come “bella, dalla vita disordinata, ma madre e figlia sensibile”.

Quello che i giornali non esitano a descrivere con i toni romanzati e stereotipati della “tragedia d’amore”, con la femmina troppo illusa e troppo ingenua e il maschio troppo possessivo e geloso, non è altro che l’ennesimo femminicidio in uno dei Paesi europei, l’Italia, col più alto tasso di violenze di genere.
E come ogni cronaca italiana che si rispetti, l’operetta ad uso domestico è servita: lei giovane, straniera, ballerina, mamma; lui meno giovane, connazionale, senza fissa dimora e “volto già noto alle forze dell’ordine”.

Continued…

Posted in Misoginie.