Skip to content


Campagna fake: La pillola abortiva è un dono di Dio!

Clara, dalla nostra mailing list:

Avete visto la nuova campagna di Diesel women che sta destando tanto scalpore in tutto il mondo e che difende la pillola abortiva?
http://www.womenonwaves.org/attachment-2338-es.html. Si tratta di una falsa campagna pubblicitaria, dietro la quale c’è l’organizzazione olandese Women on Wave, che da anni diffonde l’aborto medico nei paesi in cui l’aborto è proibito. L’obiettivo della campagna fake è la stessa Diesel che viola i diritti delle lavoratrici. Su http://dieselforwomen.com/ trovate tutte le spiegazioni.

Continued…

Posted in Anticlero/Antifa, Comunicazione, Fem/Activism, Iniziative, R-esistenze.


Troppo silenzio degli uomini: la violenza sessuale è maschile!

Il clamore della sentenza della Cassazione ha fatto danni e mietuto vittime un po’ ovunque sia nella disinformazione più totale che nella troppa informazione da abuso di cavilli burocratici.

Ieri era tutto un pullulare di notizie false e fuorvianti: buona parte dei media mainstream hanno purtroppo rilanciato la notizia che per il reato dello stupro di gruppo non si dovesse più andare in galera a cui è seguito il solito “vergogna, vergogna, buuu” da social network buttato un po’ lì, tanto a fare i leoni dietro un monitor siamo buoni tutti e del resto, se l’hanno scritto su faccialibro noi ci fidiamo ciecamente e lo diamo per scontato che è andata proprio così.

Ma quello che mi ha stupito di più sono gli espertoni di legge, quasi tutti di sesso maschile a dire il vero, che si sono prodigati in ampie e precise spiegazioni alle illetterate e ignoranti donzelle loro lettrici per cui la legge va applicata così e così e chissenefrega se voi siete laureate in giurisprudenza quanto noi, ve lo spieghiamo noi perchè siamo maschi e di queste cose ne sappiamo più di voi.

Continued…

Posted in Critica femminista, Misoginie, Omicidi sociali, Pensatoio, R-esistenze.


Bologna: c’è un uomo che trascina un corpo (di donna)!

Senti, Anthony de Luca, ti chiami così, no? Io non lo so chi sei, cosa fai, anzi ho trovato il tuo sito, non male, devo dire, un sacco di culi e cosce aperte, quell’estetica da bona quasi moribonda, legata a un cesso o ad una vasca da bagno, ci vedi emergenze igieniche e si capisce dal fatto che poi la vedi immersa nell’immondizia (e in basso ti dedichiamo il perché di un tuo calendario), quella serie di foto di donne in gabbia o morte after rape immerse in simboli di non so che, delle quali ti interessa esclusivamente immortalare i culi, belli, certo, per carità, che mi fanno pensare in parte al riprodursi di un immaginario vecchio e altrimenti alla staticità alienata di chi le donne le considera così, e insomma si, ho visto che a Bologna hai preso una modella (QUI tutte le immagini), che s’è spogliata, l’hai infilata in un sacco, trasparente, perché si potessero notare tutti i dettagli, coerentemente in ogni caso agli altri tuoi progetti perché tante tue modelle le ho viste avvolte in vari sacchi, e poi l’hai trascinata sulla neve, ché io ti chiederei il risarcimento danni in caso di polmonite, a meno che tu non mi dica che quel sacco dell’immondizia era una roba termica, e qui mi sfugge il nesso o non c’arrivo io, ché l’arte un po’ mi sfugge certe volte e non si critica, lo so, ma per davvero, se mi spieghi, che mi volevi un po’ significare:

Continued…

Posted in Comunicazione, Corpi, Critica femminista, Pensatoio.


#15 – Ne hanno uccisa un’altra, ed è anche un mio problema!

E io lo so che questo non è il primo pensiero che vi porterete dietro per tutta la giornata. Siete presissim* di guai e debiti e precarietà e obiettivi da raggiungere e figlie e figli e la sopravvivenza e le cazzate che sparano i politici e chi vi bussa fuori dalla porta per chiedere l’affitto e poi ci sono i compagni e le compagne che oggi andranno a manifestazione, per rivendicare il diritto all’esistenza, e quei compagni e le compagne che stanno in galera, a sbarre o ai domiciliari, ché sempre di galera si tratta, per aver lottato per una giusta causa. Lo so. Io lo so che non è la prima cosa che vi verrà in mente, oggi, quando tenterete di immaginare la vita altrove, di guardare il cielo, la parte più lontana che nessuno può vedere, quella fatta di libertà che si respirano bene, di prima mattina, nel pomeriggio e sera, di vedere il mondo, tutto intero, e pensarlo come un figlio, da proteggere e abbracciare, da coccolare con una cantilena lieve, affinché possa resistere e respirare e cospirare in un tutt’uno con i nostri corpi…

Io lo so che la vita è così difficile, ma anche bella, sapete, perché non c’è nulla di più bello della passione che leggo negli occhi di quelle amiche e amici che hanno muscoli provati e un meraviglioso cervello e splendore diffuso che contamina e fa crescere chiunque si avvicini, anche di poco, perfino quelli che non vogliono essere contagiati dal virus dell’intelligenza. Lo so che avete altre priorità, che le violenze che subiamo sono tante e non riguardano solo il corpo o quello che ne resta quando l’hanno frantumato, fatto a pezzi, reso cavia di tutte le mortificazioni che sappiamo. Tutto questo, io, lo so.

Ma oggi c’è una donna che non avrà respiro, non potrà andare a lavorare, l’ennesima spirata per possesso, violenza e prevaricazione. Aveva preso l’auto, probabilmente alla mattina presto, ché faceva freddo, era partita per andare a guadagnarsi il pane, però s’è vista lui, il fidanzato, quello che non voleva più vedere, che l’ha aspettata, inseguita e braccata. L’ha fermata e chissà se lei s’aspettava quella cosa, se gli ha creduto mentre le diceva che volava solo parlarle, voleva solo dirle che l’amava, invece le ha sparato, molti colpi, per essere sicuro che morisse, poi è morto pure lui, il fottutissimo stronzo, quella merda umana, chè non si possono usare termini pietosi verso chi immagina di essere dio a togliere la vita ad una donna che fino a poche ore fa respirava e camminava, e lì bisogna chiedersi chi consegna le armi a questi uomini.

Continued…

Posted in Omicidi sociali, Pensatoio.


Spot razzista: i creativi incompresi e lo straniero!

Ce l’ha segnala Marris (Grazie!). Una pubblicità razzista che riproduce tutti gli stereotipi classici delle vecchie campagne d’etiopia o d’abbissinia di epoca mussoliniana. L’immigrato brutto, pure un po’ scemo e sborrone, che con occhio allucinato, tanto per costruire di lui una immagine comunque “diversa”, dove diversità non è una bella cosa, dall’uomo bianco e maybe vicentino.

Un uomo così attinge dagli stereotipi lombrosiani, da quell’intento che vuole contribuire alla creazione di un immaginario che lascia credere allo straniero come brutto, sporco e cattivo, pericoloso per i bimbi e per le donne o comunque uno da ridicolizzare.

La pubblicità è stata realizzata per conto di una palestra che immancabilmente mette a fianco al brutto anche una bella figa che non fa mai male. Come dire che quel bel pezzo di carne fresca comunque non è roba per lui, il nero, l’immigrato. E questa cosa delle palestre che si pubblicizzano ammiccando agli uomini e comunicando il fatto che lì dentro troveranno tanta pappa giovane è già una costante.

Continued…

Posted in Anticlero/Antifa, Omicidi sociali, Pensatoio.


#StoriePrecarie: Il senso di Monti per la Monotonia

Questo post è riferito alla frase di Monti di uno dei giorni scorsi. Ma in generale racconta la precarietà di una ragazza che oltre a dover faticare nella sua vita deve anche subire le banalizzazioni di un primo ministro che ha tutto da imparare. Grazie a Psikosomatica. Buona lettura!

>>>^^^<<<

A sentire Monti, sono un’egoista ed un’ingrata. A dare retta a lui, dovrei essere entusiasta e sentirmi tutta un friccico all’idea che a 31 anni suonati io non sia in grado di provvedere autonomamente a me stessa. Allora forse ho dei problemi mentali io, forse la ricerca di un minimo di tranquillità è da considerarsi patologica, frutto di masturbazioni mentali senza fine, e magari nasconde anche una certa dose di aspirazioni proibite, e un tot di pericolosità sociale…tipo riuscire a pagarsi un affitto, comprarsi cibo, un viaggio per andare a trovare amici e famiglia ogni tanto, e libri, e qualcos’altro che evidentemente suona come un’eresia.

Tutte cose illegittime, ed altamente pericolose per la stabilità del sistema-Paese. Metti che, forte di uno stipendio dignitoso e non più ricattata dal mercato, mi venisse anche voglia di concepire prima della menopausa? Metti che un lavoro sicuro e magari anche confacente a quello che sono mi destabilizzasse e mi gettasse nella voragine della depressione e degli psicofarmaci, facendomi diventare un peso morto per i conti pubblici e per quel che rimane dello stato sociale?

Ma Monti si preoccupa per me, lo so, perché è una persona sobria, seria e competente. E vuole far quadrare i suoi conti, ed i conti di tutti. Ed io apprezzo enormemente questa sua uscita. Davvero. Il suo grondare paternalismo vetero-borghese e sufficienza mentre spara queste cazzate sì che mi tranquillizza a dovere! e mi sprona ad essere sempre più conforme, ligia ed obbediente, ad essere ancora più prona alle regole del neoliberismo selvaggio.

Continued…

Posted in Omicidi sociali, Pensatoio, Precarietà, R-esistenze, Storie Precarie.


Il femminismo è sempre antifascista, altrimenti è un’altra cosa

Le compagne del Martedì autogestito Femminista e Lesbico di Radio Onda Rossa, ci segnalano l’audio di una trasmissione, la prima di un duo sul tema, a proposito di femminismo e antifascismo. Una bella carrellata di voci che racconta gli equivoci cultural/politici che stanno egemonizzando il dibattito corrente sulle donne e che confondono il femminismo con il femminile. Si parla poi anche di quello che è successo a noi, ovvero della reazione assurda che si è ricavata dopo il post in cui noi raccontavamo la nostra posizione a proposito di sdoganamenti a sinistra, anche da parte di donne sedicenti femministe, di movimenti di estrema destra. E come dicono le ragazze del Martedì Autogestito Femminista e Lesbico  non c’è storia, se sei femminista sei antifascista, altrimenti sei un’altra cosa e ti devi chiamare in un altro modo. Buon ascolto!

>>>^^^<<<

La trasmissione di approfondimento della redazione del MFLA prende spunto da alcune vicende degli ultimi tempi per allargare ad una riflessione più complessiva sul perché il femminismo è antifascista altrimenti non è femminismo. Abbiamo anche lanciato un secondo appuntamento fra quindici giorni per un ulteriore approfondimento di natura più storica. Intanto potete ascoltare la trasmissione di questa settimana qui

Posted in Anticlero/Antifa, Comunicazione, Critica femminista, Fem/Activism, R-esistenze.


Chi vuole fare sentire al sicuro gli stupratori?

Barbara e Nicolò, a commento di post precedenti, mi hanno chiarito qualche punto. Va bene, non è una sentenza ma una misura cautelare. Si tratta di decidere se dare il carcere preventivo a stupratori in branco o di mandarli ai domiciliari o a fare lavori socialmente utili, come per gli stupratori di Montalto di Castro ai quali il sindaco decise di pagare le spese.

La legge del 2009 aveva detto che gli stupratori avrebbero fatto il carcere prima della sentenza e questo provvedimento della cassazione annulla quella scelta perché considera lo stupro di gruppo uguale allo stupro commesso da un singolo e lo considera comunque una cosa di scarsa pericolosità sociale.

Di che parliamo? Nel 2009 quella modalità fu scelta e riferita soprattutto all’emergenza stupri dell’orda di barbari stranieri che secondo lega e pdl stavano mettendo a ferro e fuoco le città. (Era la legislatura in cui gli stessi deputati comunque presentavano una proposta di depenalizzazione per il reato di stupro su minori di lieve entità.)

Ovvio che comunque mai per gli italiani questa cosa avrebbe valso un solo pensiero e ovvio che non mi interessano quei provvedimenti securitari per cui più pena dovrebbe dare più garanzie alle donne violentate a fronte di una intera società culturalmente abituata a trattare male le donne e a legittimare ogni tipo di violenza.

Allora che c’è? C’è che sarebbe il caso di ragionare tra tutt*, inclusi i/le libertari*, quale io sono, il fatto che una donna stuprata resta sola a subire un processo dai media, dal paese o dalla città in cui vive, dai vicini, dai genitori degli stupratori, con ammiccamenti, ghigni feroci, battutine, mobbing, aggressioni verbali e intimidazioni di ogni genere.

L’avete mai vista la famiglia di uno stupratore? E quelle madri dei carnefici? Parliamone. Cosa non sono in grado di dire alle vittime di stupro. Ché è lei la puttana, quella che ci stava, che vuole rovinare quei figli di mamma, quei bei ragazzi cresciuti e coccolati per essere delle merde senza soluzione e degli stronzi convinti di poter fare il cazzo che gli pare dove il garantismo viene sempre confuso con l’impunità.

Ma certo che il carcere non è una soluzione giacché non cambia la mentalità corrente e non risolve se tutta la società non provvede a mutare in maniera definitiva il modo di vedere le donne e la sessualità. E dunque come si mette al riparo una ragazza che deve subire stupro e conseguenze? Rinchiudiamo lei per allontanarla dal suo carnefice in attesa che qualcuno si pronunci? La trattiamo come un testimone di massima sicurezza?

Continued…

Posted in Critica femminista, Omicidi sociali, Pensatoio.


Antisessismo per finta: deve solo indignare?

H2O, dalla nostra mailing list a proposito di QUESTO, con una riflessione che chiarisce come il sessismo – in Italia, diversamente da ciò che scrive per esempio  il Guardian sulla stessa notizia – non sia analizzato e raccontato per definire contesti e conseguenze ma semplicemente per indignare e far ridurre ogni reazione a semplici atteggiamenti di matriarche moraliste (della serie: come veicolare pensieri conservatori quando si finge di interessarsi a temi che riguardano le donne):

Nel dare la notizia di locandine che sono state ritirate dall’authority per la pubblicità francese per il film Les infideles il Corriere online riporta le motivazioni del provvedimento citandole tra virgolette e sbrigando il tutto in un solo paragrafo.

La descrizione dettagliata di uno dei cartelloni, le ripercussioni sulla nomination, il perbenismo d’oltreoceano, l’excursus storico sulle proteste delle associazioni cattoliche per altri cartelloni quelle sì che sembrano più importanti per mettere meglio a fuoco di che si tratta. Tutto tranne un accenno anche piccolo piccolo al contesto storico in cui per regolare questo tipo di abusi ci siamo ridotti ad aspettare che scendano in campo organismi preposti ad hoc (che si muovono dietro apposita denuncia del pubblico). Due parole due per accennare come mai non c’è niente di umoristico nella ripetizione seriale di questo tipo di stereotipi sui muri e per strada, del perché della glamourizzazione di questo tipo di sessismo di bassa lega ne facciamo le spese tutt* era chiedere troppo. Meglio limitarsi a riportare alcuni fatti, accendere la miccia dello sdegno parlando di ‘scandalo’ e il resto si vedrà.

Posted in Critica femminista, Omicidi sociali, Pensatoio.


Una mattina, mi son svegliata…

E’ un brutto risveglio, questo. Oggi, 3 febbraio 2012, sappiamo che se stupri in branco ti danno una misura cautelare alternativa al carcere, invece se sei stuprata resti in galera tutta la vita e sei anche costretta a subire le aggressioni infamanti delle famiglie degli stupratori, forti di provvedimenti che li rimandano comodamente a casa.

Sappiamo che il ministro Fornero se ne fotte di quello che pensiamo noi, cittadini e cittadine, e va avanti con il suo piano di smantellamento sociale per privilegiare i ricchi e mandare definitivamente a quel paese i precari e le precarie.

Sappiamo che quell’auspicio di far pagare ai giudici le soluzioni adottate nei casi di gente importante, i ricchi, per capirci, è garantito dall’approvazione alla camera di un provvedimento che parla di responsabilità civile dei giudici. Con l’aiuto di pdl, ovvio, lega, radicali, quelli che fanno i garantisti sulla pelle degli altri, ché tanto non ce lo scordiamo che siete venuti in sicilia – anni ’90 – a tirare fuori di galera i politici collusi con la mafia e li avete ricandidati e sdoganati dando avvio alla teoria dei giudici persecutori di anime pie.

Non mi interessa molto parlare di giudici perché dove riparano poi rompono. Fanno a bilanciare soluzioni eclatanti contro il politico tal dei tali o contro il boss mafioso per poi poter avere l’asse di “equilibrio sociale” di mazziare in testa il ragazzino preso in piazza a manifestare attribuendogli piani di conquista finanche del pianeta marte.

Voglio parlare dei motivi per cui certa gente vuole che i giudici, come si dice in gergo, “paghino” ed è perché così siano sotto scacco dei potenti, di chi ha soldi, e un sospetto in più in questo senso me lo dice la campagna fatta da padri separati e affini in quella direzione, perché loro hanno proprio voglia di punire i giudici che non sentenziano a favore degli ex mariti, per tenerli in pugno e ricattarli, per indebolirli, così vale anche per la mafia, ché prima minacciava con la lupara, poi con le querele per diffamazione o per calunnia, che sono il metro attuale di intimidazione di ogni potente nei confronti di chi parla, dice, lotta, fa, come dire che la reazione non è consentita in questo paese, cosa evidente se pensiamo che uno dei reati più frequenti per cui si finisce da manifestanti in gattabuia è quello di reagire quando un poliziotto ti dà manganellate in testa.

Continued…

Posted in Anticlero/Antifa, Pensatoio.


Per le vittime di stupro il carcere non è previsto, ma è obbligatorio!

Riceviamo e volentieri condividiamo:

di Stefania Cantatore

Per gli stupratori (di gruppo) il carcere è previsto, ma non obbligatorio
Per le vittime il carcere non è previsto, ma è obbligatorio

La sentenza della Cassazione che ha stabilito la possibilità dell’applicazione di pene alternative per i violentatori che nel 2006 stuprarono in gruppo una dodicenne. Dei tre delinquenti, i due imputabili già all’epoca (avevano 15 e 17 anni), sono oggi dei maggiorenni. Hanno goduto all’epoca dei fatti l’ampia solidarietà cittadina e delle loro famiglie.

La vittima di uno stupro, come tutte le vittime della violenza sessuata, ha bisogno di giustizia; quando la cerca nella sola via legittima per ottenerla, nella maggior parte dei casi, ottiene una sentenza che rispecchia la cultura del paese e la limitatezza di leggi, leggi che non hanno mai messo al centro dell’interesse collettivo la salvezza delle donne.

Un collage di leggi approvate col peso dell’intoccabilità della famiglia, risente di un’ideologia di fondo, ovvero che lo stupro e tutta la gamma dei crimini commessi dagli uomini sulle donne, solo perchè donne, siano reati di scarsa pericolosità sociale.

La legge rappresenta davvero il sentimento, l’interesse e la cultura, viste le pratiche relazionali e sessuali di una buona parte dei parlamentari, che la politica ha imposto al paese grazie al potere che esercita nei media.

Anche in questo contesto le sentenze sono importanti per la vittima. Proprio per sopravvivere alla cultura ostile, la vittima attende da quelle sentenze la prova di poter aspirare ad essere ancora cittadina e libera. Le vittime, tutte, hanno bisogno, per girare la pagina del dolore, di giustizia.
Non è una questione di vendetta, è il bisogno di ascoltare dalle Istituzioni la parola che stabilisca che ciò che le è accaduto è inammissibile, il bisogno di sapere che i complici che giustificano “i bravi ragazzi che hanno sbagliato perchè provocati”, e che l’attendono fuori dall’aula per continuare ad infamarla, avranno una ragione di meno per sentirsi soddisfatti.

Continued…

Posted in Critica femminista, Omicidi sociali, Pensatoio.


Maschilisti, falsabusisti, padri separati: ecco come censurano il pensiero delle donne!

Prima di tutto leggete per favore QUESTO POST in cui si dice con chiarezza il perché siamo oggetto di molestia e persecuzione da tre anni, senza pause, ogni giorno, da parte di sostenitori di padri separati, affido condiviso, finta sindrome Pas e affini.

All’inizio avevano preso a mollarci mail, link e commenti insultanti. Dai link che ci hanno lasciato siamo risalit* alle fonti, abbiamo fatto i whois ip, whois domain, due più due e abbiamo cominciato a documentare tutto e a raccontare un fenomeno internazionale di neomaschilismi e antifemminismi che usa il tema dei padri separati per praticare misoginia e istigare all’odio contro le donne. Tema centrale è il fatto che sono negazionisti della violenza maschile sulle donne, dunque NON vogliono che le notizie relative la violenza sulle donne siano visibili. Noi, come tante altre, ma noi in particolar modo perché abbiamo cominciato a decostruire questo fenomeno che oramai è chiarissimo a tutt*, siamo state oggetto di un cyberstalking continuo che parte dalla pretesa di intimidirci e metterci a tacere, all’assillo di controllarci, farci chiudere, poi rinchiudere (in ospedale psichiatrico o in carcere, secondo i loro auspici) e infine a quello di copiare nostri testi e immagini stravolgendoli, a quello di clonarci per renderci invisibili mentre si immaginavano soluzioni per fermarci e si istiga continuamente all’odio contro di noi. Tutto ciò, per l’appunto, è denunciato e documentato e tanto perché sia chiaro non siamo state con le mani in mano.

Ve la raccontiamo come moderne cantastorie. C’erano gli antifemministi che avevano invaso wikipedia di voci fasulle in cui si diceva che la violenza di genere non esiste e che le donne sono tanto cattive, tanti nick name fasulli dietro i quali si nascondevano persone che in una vaga forma di schizofrenia usavano l’identità reale per esprimersi quasi civilmente e l’identità fasulla per sputare odio sulle femministe.

In primo luogo avvisammo dell’invasione di ultracorpi su Wikipedia e uno dei soggetti sopradescritti creò pagine facebook e variegate a richiesta di chiusura del nostro blog, diffamando una di noi, quella probabilmente più conosciuta, e che è stata ed è tuttora diffamata con nome e cognome in più occasioni.

Continued…

Posted in Misoginie, Omicidi sociali, Pas, R-esistenze.


Violenza maschile e media: vittima processata, giustificati gli aggressori!

H2O dalla nostra sempre ricchissima di contributi mailing list, a proposito di un articolo che racconta di uno stupro ai danni di una ragazza (tutto ciò da rileggere alla luce dell’ultima sentenza che banalizza lo stupro di gruppo):

E ti pareva che non mettevano online un altro articolo con un bel sottotesto tracciato al compasso per sgridare le ‘ragazzine’ e ammonirle
che quando dicono bugie alla mamma e bevono, può capitare che facciano una brutta fine.

Avete presente cappuccetto rosso?

La giovane che ha riferito della violenza ha quattordici anni. È andata da sua madre e poi ha raccontato tutto alle forze dell’ordine. Si è dimostrata forte e coraggiosa. Potevano scrivere di una ragazza che ha dato prova di maturità, di un rapporto di fiducia con sua madre (che la sta sostenendo in un momento di difficoltà)… ma già dalla forma incongruente del titolo ’dopo essere stata ubriacata’ si capisce dove andrà a parare l’articolo.

E infatti a lei ci ci riferisce solo in maniera passiva (violentata, stordita, assistita, frastornata, incapace di difendersi, malcapitata e via così), tranne nel paragrafo che esordisce con un bel ‘In realtà…’ scritto in grassetto proprio quando si racconta di come si sia accordata per vedersi con due coetanei dopo la scuola.

Capisco la difficoltà di alcune persone a estrarre le notizie dai verbali, ma mi disturbano le disparità di connotazione dovute nella migliore delle ipotesi a una grave pigrizia nella consultazione del dizionario dei sinonimi. A lei in 36 righe di articolo, tra titoli e didascalie ci si
riferisce prevalentemente come a ‘la ragazzina’. Gli aggressori sono identificati con una varietà di sinonimi diversi (tra cui anche ‘amici’) e nessuna di queste parole si sogna di denotarli come gli aggressori (premeditati e violenti) che sono. Alla fine dell’articolo la ragazzina-ragazzina-ragazzina-coetanea-ragazzina ragazzina-compagna-ragazzina, diventa la ‘vittima’. Visto che c’è una vittima, a rigor di logica mi sarei aspettata di trovare anche degli aggressori, che dal punto di vista lessicale non ho letto proprio da nessuna parte.

Continued…

Posted in Corpi, Critica femminista, Omicidi sociali, Pensatoio.