

Sono le immagini della campagna contro l’immigrazione di una Svizzera sempre più razzista.
Un razzismo consumato sui corpi delle donne. Mediaticamente perfette, magre, più o meno ariane, quasi finte, quelle a sinistra, le svizzere doc. Robuste, tracagnotte, obese, sgraziate, fumatrici, vestite da casalinghe meridionali o da donne rom, più o meno vere, quelle a destra, le straniere. Nel primo caso c’è l’immagine di ordine, bellezza, candore, l’acqua nitida. Nel secondo caso l’acqua assume il colore sporco dell’immigrazione e sembrano le acque del nilo o di uno qualunque dei fiumi in cui le donne si immergono vestite.
Il corpo di una straniera si distinguerebbe dunque per abbigliamento trasandato, come se la povertà fosse una colpa, e per la grassezza. Lo stesso paragone che facevano i nazisti in epoche lontane quando dovevano imporre un razzismo lombrosiano fatto di parole e simboli che non avevano senso.
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By cybergrrlz
– novembre 18, 2010

Ho sempre pensato che in Italia si sapesse perfettamente dove stavano i cosiddetti super latitanti. Li lasciavano lì fintanto che non bisognava dimostrare l’impegno di quel governo o di quell’altro.
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By fasse
– novembre 18, 2010

[Foto “Hanna“di Manuela Viera-Gallo da Genderphoto]
Una sintesi delle donne ammazzate da uomini in questi ultimissimi giorni.
Tiziana Falbo. E’ accusato di averla uccisa il convivente. Italiano.
Non sappiamo come si chiamava. Aveva solo due mesi. Lo zio, italiano, l’ha accoltellata.
Adelina Ciavatta e Maria Giagnacovo. Le ha uccise il figlio e cugino. Italiano.
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By maralibera
– novembre 17, 2010

Cosa ci si poteva aspettare da un processo sulle stragi fasciste se non l’ulteriore atto di tutela nei confronti dei fascisti?
Dopo le stragi se ne sono andati, sono scappati, coperti dai servizi segreti italiani e americani, pieni di soldi, si sono arricchiti, hanno messo su i loro business e poi sono tornati o alcuni torneranno, con calma, senza tutta quella pressione che viene esercitata per quelli che stanno all’estero e che sono chiamati terroristi rossi.
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By cybergrrlz
– novembre 16, 2010

Riceviamo e volentieri condividiamo dal Laboratorio Sguardi Sui Generis:
Il 15 ottobre scorso il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato come delibera il “Protocollo per il miglioramento del percorso assistenziale per la donna che richiede l’interruzione volontaria di gravidanza” proposto dall’assessore Caterina Ferrero.
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By fasst
– novembre 16, 2010
In questi giorni ho pensato molto al significato dell’espressione “libertà sessuale”. E’ indubbio che, dall’epoca delle nostre madri o nonne, le cose siano cambiate, che le donne si siano liberate e possano vivere con più facilità la propria sessualità. Ma fino a che punto questa libertà è tale? Ci è davvero concessa piena autonomia nel sesso? Viviamo davvero in modo autodeterminato la nostra sessualità? A me non sembra, anzi credo che, oggi come ieri, le donne continuino ad essere soggette a norme e limiti che nelle province possono divenire anche “medioevali”.
Vivo in una provincia non molto grande, ma assai borghese. Qui tutti più o meno si conoscono, tutti sanno tutto di tutti, tutti giudicano tutto e tutti. In una realtà come la mia, dove il rispetto, l’onore, il buon nome della famiglia sono ancora espressioni di uso comune, che hanno un significato ed un peso preciso, la sessualità delle donne non è per nulla libera.
Ci sono le ragazze che non vivono per nulla il sesso, che non hanno avuto ancora alcuna esperienza perché i genitori le tengono sotto controllo 24 ore su 24, impedendogli di crearsi una vita propria e una rete di affetti duraturi. La maggior parte di queste famiglie sono estremamente cattoliche, vanno a messa tutte le domeniche, iscrivono le figlie ai cori e ai gruppi che la chiesa organizza. Inculcano alle figlie un sacco di paure sul sesso che alla lunga le traumatizzano. Conosco ragazze che hanno letteralmente paura del sesso e ancor più della vagina. Per loro è un organo a sé, che serve per fare la pipì e da cui ogni mese esce il sangue mestruale, che sanno cos’è ma non sanno da dove effettivamente esca. Una volta mi sono ritrovata a doverlo spiegare e, alla fine, mi sono sentita domandare come facevo a saperlo. Lì per lì ho esitato nel dirgli chiaramente che mi masturbavo da parecchi anni e che ciò mi è servito per conoscermi meglio, ho semplicemente detto che lo sapevo perché ogni tanto mi guardo, e già solo per questo ho ricevuto sguardi di disappunto.
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By luminal
– novembre 16, 2010

C’è questa via di mezzo tra il cittadino perennemente indignato che non partecipa alla vita pubblica e sociale se non quando c’è da mostrare una espressione disgustata per le pessime condizioni in cui vivono alcuni immigrati e la cittadina che assume una posa caritatevole e concede allo straniero giusto un attimo di pietà. L’attimo dopo gli dice che per il suo bene sarebbe meglio che se ne tornasse a casa sua.
C’è quello che costringe lo straniero alle sue pessime condizioni e nel frattempo ci guadagna. Ruba un affitto scandaloso, chiede la tangente per il suo silenzio, lo paga pochi euro all’ora senza contratto di lavoro, gli promette mille cose per poi non dargli niente, infine gli chiede migliaia di euro per una dichiarazione di assunzione che non servirà a niente.
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By maralibera
– novembre 13, 2010

L’anno scorso un uomo ha ammazzato la moglie, Maria Casamassima, con sessanta coltellate. Poi si è costituito. La cassazione lo condanna a dieci anni di ospedale psichiatrico giudiziario per incapacià di intendere e di volere.
Il Corriere pubblica di una sua ipotetica assoluzione. Forse al Corriere sfugge che se una persona viene assolta non è costretta a restare rinchiusa in un ospedale psichiatrico giudiziario per dieci anni. Ma se davvero un assassino è stato assolto allora si apre un capitolo nuovo della giurisprudenza italiana. Anzi vecchio. Risale al tempo in cui dopo l’abrogazione del delitto d’onore quasi tutti gli assassini di donne venivano assolti con la stessa formula “incapacità di intendere e volere” per un tacito accordo tra tribunali e assassini, dove la psichiatria, come accade spesso tutt’ora, andava in soccorso ai carnefici per imprimere invece un controllo sociale sulle persone più deboli, donne in primo luogo.
Volendo dunque propendere per la buona fede del titolista diciamo che il messaggio che così viene dato è che se sei “depresso”, ipotesi avanzata come attenuante dalla stampa in qualunque occasione, e accoltelli tua moglie sessanta volte puoi farla franca. Te la cavi con poco. Giusto un contentino da dare alla società per dire che degli assassini la giustizia in qualche modo si prende “cura”.
E la deriva della pietà per l’assassino malato è una cosa costruita sapientemente a partire dai processi mediatici. Spesso e volentieri si dice che sia stata lei a fare impazzire lui e dunque ad essersi in qualche modo meritata la morte.
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By fasse
– novembre 12, 2010
Non è il primo e non è neanche l’ultimo. Il solito video messo in rete a dimostrare la crudeltà delle insegnanti, naturalmente donne, così come altri che parlavano di badanti, ricordate?
Le insegnanti di pistoia hanno ricevuto una molotov. La questione non suscitò grandi problemi perchè la tendenza in italia è di una demonizzazione mediaticamente istigata che impedisce alle donne, in quanto donne, il diritto ad una difesa, alla privacy, al segreto istruttorio.
Sarebbe meno ipocrita gettarle in mano alla folla, per un linciaggio con rogo finale, perchè il clima è da caccia alle streghe.
Succede di nuovo, con un video in cui si vede ben poco in verità, a torino. E le maestre sono state ancora minacciate di morte, perchè l’istigazione all’odio legittima chiunque a sfogare la propria misoginia sulla prima donna utile.
Lo stesso trattamento non è riservato ai pedofili, beccati a scuola a fare cose atroci sui bambini e poi perfino condannati. E sono gli stessi che possibilmente alimentano misoginia perchè per i falsabusisti l’unica verità che deve passare è che le donne sono cattive invece gli uomini denunciati per violenze, maltrattamenti, abusi sui minori sono tutti dei santi.
Chi non capisce quello che sta succedendo è davvero miope. Non serve un genio per capire che sulla televisione ogni giorno viene violato qualunque principio etico e morale in rapporto ad uno Stato civile.
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By fasse
– novembre 12, 2010
Al lungo capitolo su chi sostiene e quanto ci costano i padri separati, che potete leggere QUI, bisogna aggiungere l’amministrazione di Prato, di centro destra, e l’assessore alle politiche sociali Dante Mondanelli che durante un convegno che parlava di crisi economica della famiglia ha ritenuto di dover annunciare che l’amministrazione ha stanziato 450.000 euro per realizzare edilizia in favore dei padri separati.
Non si capisce dunque se per questa amministrazione la parola famiglia si riferisce solo al pater familias prima e dopo il divorzio.
Delle difficoltà economiche della madre separata, sulla quale più spesso pesa il mantenimento e la sussistenza dei figli, ovviamente non si parla mai. Alle madri, le case piovono dal cielo? Le donne hanno reddito e lavoro a tal punto da non avere nessun bisogno di interventi amministrativi? A noi non risulta anzi dai dati si vede che una donna su due è disoccupata, che la crisi si sta abbattendo soprattutto sulle categorie piùdebili e tra queste in primo luogo sulle donne e che un milione e mezzo di madri vivono in condizione di estrema povertà.
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Posted in Fem/Activism, Misoginie, Omicidi sociali.
By cybergrrlz
– novembre 12, 2010

Non l’ha detto il duce. L’ha più o meno detto Alemanno.
Dell’opinione del centro destra sulla “famiglia” avevamo accennato nel post a commento con le affermazioni di Giovanardi durante la conferenza della famiglia.
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By fasse
– novembre 11, 2010

Basta con il voyerismo mediatico sui corpi delle donne.
Lo dice una lettera aperta diretta ai media italiani scritta dalle autrici della campagna “Io non ci sto” [Vita da streghe insieme con Donne Pensanti, Un Altro Genere di Comunicazione ed Una nuova Era], che raccoglie adesioni sui loro blog, all’indirizzo mail: info.iononcisto@gmail.com, e su una pagina evento facebook.
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Posted in Corpi, Fem/Activism, Iniziative, R-esistenze.
By maralibera
– novembre 10, 2010

L’Istat dice che tutto il carico di lavoro in famiglia è sulle spalle delle donne.
Avevamo ragione o no a dire che NON è la famiglia l’ammortizzatore sociale italiano?
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Posted in Omicidi sociali, Pensatoio, Precarietà.
By fasse
– novembre 10, 2010