Irina Palm è la risposta cinematografica all'oscena proposta che invita a risolvere i problemi della precarietà sposando un milionario [guarda il video]. E' un film eccellente che parla di una donna che alla tenera età di più di cinquant'anni si trova a dover risolvere un problema economico urgente. Nulla di originale: ha un nipote che deve essere portato all'estero per essere curato altrimenti muore. L'espediente è ripreso da squarci di normalità cui siamo abituati. Quello che sorprende è la soluzione che la donna troverà per risolvere quel gran problema.
A Londra, nel quartiere di Soho, legge un annuncio di ricerca hostess. Il datore di lavoro le spiega che il termine è un eufemismo e che si riferisce ad un incarico ben preciso. Servono buone mani e un bel gioco di polso. Un lavoro onesto, con una retribuzione chiara. Nessuna ambiguità, nessuna coercizione.
Così a Maggie, la protagonista della storia, si aprono le porte del vizio che non somigliano per nulla a quelle immaginate dalle menti morbose delle sue vicine di casa. Ci sono orari da rispettare e c'e' persino una possibilità di carriera che sposando un milionario non si può avere. Ciò che è importante è che c'e' una distanza precisa tra lavoro e vita privata e quindi Maggie non dovrà mai temere di dover elargire prestazioni fuori orario o di essere molestata dal suo datore di lavoro. Sposare un milionario per essere mantenuta è roba squallida. Fare seghe per campare, no.
Maggie dapprincipio rifiuta. Poi ci ripensa e viene istruita da una giovane seghista del "Sexi World". Tutto quello che deve fare è accogliere con destrezza, un pene dopo l'altro, l'eccitazione maschile che si presenta attraverso un buco. Diventa brava, la migliore di tutta Londra ed è a partire da quella dimensione "chiara" e "pulita" che lei riesce ad affrontare, una per una, tutte le pettegole del suo quartiere fino alle "amiche" più care, moraliste madame borghesucce tutte "sani principi", "sguardi scandalizzati" e "sesso hard con sculacciate, in privato". Maggie affronta anche il figlio che è così miope da non riuscire a separare la dimensione maschilista bacchettona e giudicante da quella affettiva. La parentesi con la gratitudine estrema della nuora è un po' da polpettone romantico. Per fortuna poi Maggie sceglie la sua strada...
E' un film tenero, commovente, comico, che rompe lo schema delle soluzioni convenzionali a problemi personali e collettivi. E' un film che ci restituisce il senso di quello che viene "scelto" a fronte di quello che il clan alla "Don Benzi" ci lascia vedere come fosse sempre una costrizione. Una seghista, così come qualunque altra sex worker, quando sceglie, semmai possa definirsi vittima, lo è di una società che si diverte ad elargire etichette per programmare recuperi umani e redenzioni. Se la professione delle sex workers non viene regolarizzata è proprio per mantenere in vita un regime di regole morali che permette ad un idiota qualunque di consigliare ad una precaria di consegnarsi ad un uomo senza alcun contratto che regoli il rapporto. Perciò, dalle nostre parti, un marito può ancora considerare la moglie come fosse una cosa e se lo ritiene può persino ammazzarla.
Il film è di Sam Garbarski. Gli attori principali sono: Miki Manojlovic, nello splendido ruolo di Miki, il datore di lavoro del "Sexy World" e Marianne Faithfull, straordinaria nel ruolo di Maggie, nome d'arte: Irina Palm. Se non l'avete già visto vi consiglio di vederlo. Soprattutto, se vi capita, consigliatelo al cavaliere. Magari impara qualcosa.
Ps: Sapete qual'e' il risvolto della faccenda della precaria futura sposa di Pier Silvio? Che è una candidata di AN a Roma. Bella sceneggiata, bel reality show vero?
Qualche giorno fa sono stata a Bologna dalle bellissime amiche del Sexyshock per parlare di "Madri Cattive",
un ottimo libro che vi consiglio di leggere che l'autrice, Caterina
Botti, ci ha presentato come fosse una confidenza spartita tra vecchie
amiche. Caterina parla veloce e con voce pacata. Si sente che quello
che racconta lei lo ha rimuginato per tanto tempo e pensa che ti
ripensa ne è venuto fuori un libro che parla di maternità stretta dalle
dimensioni obbligate, dagli "stili di vita" imposti a fare la
differenza tra una madre buona e una cattiva, dalle terapie che non
lasciano alcuna scelta.
Lei parla di gravidanza e parto e ci tiene a
specificare che il punto non è che ogni donna deve partorire ne' che
essere madre debba essere l'esperienza fondante dell'essere donna come
troppe volte ci sentiamo dire. Sceglie però di parlare di parto perchè
le interessa e ha visto che nessuno se ne occupa. Perchè si parla di molte esperienze delle donne
senza però poi concentrarsi su quella che a noi stesse pare di dover
vivere come "natura" comanda. Non so voi ma a me è capitato di
partorire in una dimensione quasi surreale in cui non ho scelto nulla.
Arrivi con le doglie in ospedale e da quel momento, a meno che non
segui percorsi precisi e alternativi, non hai più diritto di parola su
quello che ti sta capitando.
Copio e incollo questo post della brava Espanz che parla di un film che spero di poter vedere presto:
"A qualche giorno dalla manifestazione NO VAT
di sabato 9 febbraio a Roma, lanciata al grido di autodeterminazione,
laicita' ed antifascismo, termini e pratiche che contrastano con la
cronaca dei nostri giorni come dimostra la misera vicenda
per cui alcuni medici romani qualche giorno fa hanno pensato bene di
esercitare una vaga idea di obiezione di coscienza rifiutandosi di
prescrivere la pillola del giorno dopo ad una donna che ne faceva
richiesta, colgo l'occasione di segnalare la pubblicazione del trailer
di un documentario che presto uscira' nelle sale e per cui ho avuto
l'onore di lavorare (un breve contributo come assistente al montaggio).
Si tratta di Vogliamo anche le rose, di Alina Marazzi,
un film che ha il merito di aver raccolto meravigliosi materiali fra
gli archivi della rai, dell'amod, e diversi archivi privati, e che in
un montaggio mirabile, dell'ottima Ilaria Fraioli, ritesse il percorso
di maturazione e consapevolezza che hanno affrontato le donne in
Italia fra gli anni '60 e '70.
Non e' un film sul movimento femminista, anzi il punto di vista
privilegiato e' quello soggettivo, affrontato narrativamente attraverso
il recupero della scrittura privata, del diario, che peraltro e' la
cifra stilistica piu' marcata della poetica della Marazzi, gia'
espresso magistralmente nel film Un'ora sola ti vorrei
(2003). Eppure e' impressionante ripercorrere in 90 minuti la storia
che va dall'emancipazione delle donne dal lavoro in casa, alla parita'
sul posto di lavoro fino divorzio e all'aborto.
Passando anche per una
sensibile messa in discussione delle relazioni e dei rapporti come
contributo e un punto di vista di genere portato dalle femministe
all'interno dello stesso "movimento". Il film risulta essere ad ogni
modo un impressionante documento di come tutte le donne attiviste e non
avessero la consapevollezza di vivere un momento storico in cui grossi
conflitti si attuavano intorno a loro e sui loro corpi e hanno saputo
agirlo e determinarlo come un momento di grosso cambiamento.
D'altro canto tra i commenti del precedente post vi sono alcuni esempi illuminanti che definiscono con chiarezza la mentalità punitiva, coercitiva e anacronistica di chi teme di commettere un peccato e per l'appunto vuole che esista un vincolo legislativo che ridefinisca un nuovo reato.
"Se non vuoi abortire, non fare sesso!" - questo viene scritto da chi evidentemente non si è mai posto il problema di immaginare privazioni per il proprio corpo in nome della salvezza della vita di cui solo le donne dovrebbero essere giudicate responsabili. E chi ha pronunciato questa frase non si pone minimamente il fatto che si può fare sesso anche senza incontrare un pene maschile. La sessualità non è solo "riproduttiva" come la cultura cattolica vorrebbe, non è solo etero. E chi non è etero non è colpevole di sottrazione dello spermatozoo o dell'ovulo all'interesse della chiesa cattolica.
Se persino un comico, che fa satira politica, si spoglia degli abiti di scena avvilito dal fatto che la realtà supera la fantasia, non c'e' davvero altro da dire.
Dopola caduta degli "dei" del centro sinistra, o democristiani a pois rosa, la campagna elettorale nazionale è già iniziata al suono dell'altissimo concetto "Cchiù pilu ppi tutti!".
Sarà divertente, per modo di dire, vedere le tribune elettorali e chi ha richieste da fare può infognarsi sul terreno del "chi offre di più"!
Il governo faceva pena
prima e continuerà a fare pena dopo. Per tutt* noi, donne, precarie,
operaie, madri, studentesse, stanche, incazzate, nella merda totale per
assenza di prospettive: la situazione è e resta immutata. Se non cambia
la testa della gente al governo avremo sempre quello che ci meritiamo.
Perchè se dentro le istituzioni si mangia mortadella e si finisce a
sputazzate la speranza è di provare a fare qualcosa fuori dalle
istituzioni, porta a porta (non nel salotto per ricconi di vespa), non
lasciandosi mai avvilire dalla costante delusione che deriva dalla
consapevolezza che le persone sono ciniche, ricattabili, vendute.
Siamo tutt* puttane e
ancora ce la annachiamo sulla regolarizzazione della dignitosa professione delle sex workers. Chi
non lo è paga cara questa scelta perchè non si trova lavoro o se si ha
il culo di trovarlo alla fine come niente puoi riperderlo oppure non
fai un passo in più rispetto al ruolo di schiavo che ti hanno dato
all'origine. Qualche volta succede che la colpa non sia del sistema
(succede, di rado, che vi sia qualcuno che assume perchè sei brav* e
affidabile, peccato che se sei in cinta poi quasi tutti tendono a
licenziarti) e riconosco che il vittimismo in questa situazione non
serve a nulla. Ma i datori di lavoro di sicuro non ci aiutano
moltissimo a farci una opinione più equilibrata.
Da Molleindustria un nuovo political game: stavolta è
Faith Fighter, un classico picchiaduro per "sfogare il tuo odio
religioso" e fare il culo a chi non la pensa come te. Nel tempo in cui si da dell'intollerante a chi esprime dissenso, se la "religione di stato" diventa lesiva dei diritti individuali allora non resta che iniziare una bella battaglia tra Ganesh, Gesù, Maometto, Buddha, Dio. Scegli uno di questi soggetti e comincia menare le mani.
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