19.11.07
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at 16:46 :: 點閱次數 (294)
Nel nord ci sono tralicci lungo tutte le strade. Inquinano e illuminano. Fanno venire mal di testa talmente grossi che li puoi toccare con le mani. Nel sud con le mani afferri solo il buio. In Sicilia basta un temporale, a volte anche una folata di vento, per rimanere senza luce. In casa avevamo tante candele. C’erano quelle lunghe e bianche, fatte per durare. Si mettevano al centro della tavola dove si svolgeva tutta la nostra vita. Mangiare, bere, parlare, studiare. A volte anche litigare. Poi c’erano le candele per i morti, i lumini. Si lasciavano negli angoli dei pianerottoli delle scale. Perché andare a fare pipi’ altrimenti diventava una avventura senza fine. In bagno si portava la candela dell’ultimo scalino. Poi bisognava rimetterla a posto.
La luce era una cosa preziosa. Io che da bambina amavo leggere i libri tutti d’un fiato avevo un buon rapporto con il sole. Si leggeva meglio alla luce del giorno. Ma l’energia in Sicilia aveva comunque il tempo giocherellone delle burle. La luce ti abbandonava nei momenti più tragici. Mentre stavi asciugando i capelli con il phon. Quando dovevi guardare il film preferito in televisione. Mentre c'era qualcuno sotto i ferri in sala operatoria. Quando dal dentista avevi un trapano che ti spaccava le gengive. Quando a cosce larghe aspettavi di partorire (ma questa è un'altra storia e prima o poi ve la racconterò). La frase che sintetizzava l’ansia da buio era: “vai a vedere se si è staccato il contatore!”
E si andava a turno. Perché spesso si staccava solo ad accendere il frigorifero, un phon e la tivvu’ insieme. I pali della luce in Sicilia non sono così grandi. Sono solo pali, piccoli e stretti e quei fili si staccano appena un tuono li fa vibrare. Così una intera zona può restare al buio per ore o forse giorni.
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16.11.07
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I tetti della Sicilia hanno i colori delle vasche di raccolta dell’acqua. Grigie, di metallo, o azzurre, di plastica. Stanno sempre in alto. Per quella faccenda della forza di gravità. Perché l’acqua bisogna che scivoli facilmente prima che arrivi a bagnarci dal rubinetto.
Per farcela arrivare si usano vari sistemi. Le braccia e la tecnologia. Una volta c’erano solo le braccia. Ho trascorso l’infanzia a trascinare bidoni d’acqua per portarla due piani più su. Mia madre caricava i bidoni da trenta litri. Uno per braccio. Io solo uno da dieci. Con entrambe le braccia. Avrei aumentato il peso e la proporzione con il passare degli anni.
Era semplice: l’acqua arrivava alla vasca del pianterreno. Le donne di famiglia aspettavano e poi organizzavano il trasporto. Infine si concedevano un bel bagno. L’unico dopo venti giorni.
La nostra vita era scandita dal tempo dell’acqua. Anzi c’era, e in alcune zone della Sicilia c’e’ ancora, il “giorno dell’acqua”.
A gestire quella enorme ricchezza era il “fontaniere”. L’uomo più potente del paese. Era lui a decidere quale valvola aprire per prima. Quale quartiere dissetare e quale fare attendere ancora. Quell’uomo riceveva grandi doni in casa. Casse intere di ortaggi e frutta e altri prodotti della terra. Bottiglie di vino, pezze di formaggi. Se un uomo era così potente non aveva bisogno di fare la spesa.
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07.11.07
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Mia madre stira anche le mutande. Io le chiedo: perché? E lei mi morde con uno sguardo misto tra pietà e commiserazione. Deve averci un senso profondo quella cosa della stirata settimanale di montagne di roba. Maglie, pantaloni, camicie, asciugamani. Ma mamma, anche le asciugamani? Si, risponde lei secca, diventano più morbide. Impossibile contraddirla.
Mia madre copre con un burka corredato di volant ogni superficie visibile. Una volta ha fatto il servizietto anche alla mia colonna di giornali e riviste. Erano diventati un mobiletto ad angolo e lei ci aveva messo sopra pure un bel vaso. Inutile dirle che da quei giornali mi serviva prendere articoli per le mie rassegne tematiche. O lo facevo subito o li avevo perduti per sempre. Diventavano parte integrante dell’arredamento.
Mia madre impasta il pane in casa. Non sempre. Ogni tanto. Fa pizze e focacce. Picchia la farina come fosse un nemico e quella diventa morbida e pronta per farci di tutto. La cosa che le riesce meglio è la sfoglia rotonda. La stira con un matterello minaccioso e non se ne perde neppure un pezzo. Io non ci sono mai riuscita. Mi viene sempre piena di buchi.
Mia madre si sveglia alle cinque del mattino e prima delle nove ha rassettato tutta casa ed è pronta per fare qualunque altra cosa. La sera crolla inevitabilmente entro le dieci. Mia madre vede i film e poi li racconta. A modo suo però. Inventa un’altra trama che certe volte è più avvincente di quella trasmessa. Mia madre ogni tanto è venuta a lezione di sesso dalle figlie. A lei avevano insegnato ben poco. Sa amare, quello si, e ha un abbraccio miracoloso, laicamente parlando.
Mia madre si è sorbita le figlie e le figlie delle sue figlie. In Sicilia quasi non esistono asili nido. Se li vuoi devi pagare e lei non ha avuto alternativa. Come non l'aveva avuta sua madre prima di lei. Mia madre non fa politica. Io invece si. Ho fatto spesso azioni solidali. Per tutti, molto meno per lei. Essere solidali con le donne della propria famiglia è una cosa complicata. Femminista in pubblico e figlia egoista in privato. L'ho fatto per troppo tempo.
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06.11.07
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Sensi
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at 15:05 :: 點閱次數 (445)
Sono siciliana. Questo lo sapete. Amo i dolci. Li so persino preparare. Invento ricette e poi me le dimentico e la volta dopo rimescolo gli ingredienti e rifaccio tutto da capo. Scopro così un nuovo sapore, buono, più buono del primo, diverso. Ho imparato a cucinare per via di quella passione creativa che mi spingeva a stravolgere e personalizzare le ricette. Così ho scoperto pietanze utili per tutte le occasioni, persino le peggiori.
Il sapore che preferisco di più è la cioccolata. Nera. Fondente. Senza scuse. E’ buona da farci le torte, le creme, da mangiarla intera o anche a pezzetti. Pare abbia delle qualità che calmano, rendono quasi felici. Normalmente mi rende felice il contatto di un corpo. Ci sono volte però che divento piena di spine. Intoccabile. E tuttavia ho bisogno di calma. Come questa sera.
La prima mezz’ora trascorsa a vedere rotocalchi di attualità mi ha fatto mangiare due unghie. Ho dovuto però pareggiare le altre perché non sopporto le asimmetrie. Poi ho cominciato a strappare pezzetti di carta. Ridotti a brandelli sempre più piccoli fino a farne una montagnetta con cui ho giocato per un po’. Ho massacrato la buccia di un mandarino. Se non me la toglievano dalle mani ne avrei fatto una spremitura adatta per le marmellate. Nel frattempo mi sono rintanata sempre di più in un angolo del divano. Occhio sbarrato e immobile. Bocca aperta ed espressione afflitta. Mi chiedevano: “cosa posso fare per te? Dimmelo, per favore non posso vederti così…”. Ho fatto di no con la testa e come un automa ho alzato il volume della televisione.
C’era un’ex di sinistra – fassino - e un altro di destra – fini - che facevano a gara a chi appariva più fascista. Il primo diceva: voi non vi siete assicurati che i romeni fossero espulsi davvero. L’altro rispondeva: no, non è vero. Li abbiamo scortati fino l’aeroplano. Vinceva fassino, senza dubbio.
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19.10.07
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at 06:04 :: 點閱次數 (399)
Adesso, nel pieno delle mie facoltà mentali, cognitive, intellettive. Quando sono ancora in grado di intendere e volere, di amare e godere, di scrivere, leggere e pensare. Ora che ancora sento il mio corpo per intero: quando viene accarezzato, quando freme di passione, quando si incazza ed è teso.
In questo preciso istante in cui posso toccarmi e procurarmi un orgasmo, mentre riesco ad esprimere armonia con una risata e a gestire consapevolezze e intuizioni. Il mio cervello è vivo ed è quello che per me più conta. Se divento una bambola da alimentare con violenza, per essere stuprata da chi non vuole mai concedermi il diritto all'autodeterminazione, per essere usata da chi fa del "dovere" alla "vita vegetativa" altrui una bandiera per le proprie sporche deliranti ragioni.
Se non sarò più in grado di sentire baci e passione, umori e parole, calore e rumori. Se non potrò più immaginare, sognare, sentire, gustare, guardare, ricordare. Se la mia vita non sarà più vita: io chiedo a chiunque mi ama e conosce di non permettere che io sia sottoposta a nessuna tortura, di non concedere a nessuno che sul mio corpo vi sia accanimento terapeutico. Vi chiedo di non consentire che si abusi della mia pelle, dei miei tratti, della mia bocca, della mia lingua, della mia carne. Se la mia vita non sarà più vita, io voglio morire. Grazie!
Cyber Mondo, 18 ottobre 2007
In fede
Fika Sicula
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23.09.07
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at 10:39 :: 點閱次數 (840)
In Sicilia ci sono luoghi dove il tempo sembra non passare
mai. Il sole è caldissimo. Fa belle abbronzature anche se solo si cammina per
strada o si stendono i panni ad asciugare. Ci sono donne di qualunque età
vestite a lutto, con il nero che assorbe l’afa, che siedono dinanzi alla porta
di casa. Che abbiano quindici anni o sessanta non fa differenza. Sembrano tutte
uguali, con un diametro superiore alla media e la medesima espressione stampata
sul volto. Tutte in fila sul marciapiede, occupando spesso ampie porzioni di
quelle vie che lavano, puliscono e dunque in fondo un po’ gli appartengono.
Una
automobile che vuole passare deve chiedere permesso e i pedoni invece diventano
oggetto di chiacchiere e sguardi fissi che li accompagnano fino a vederli
svanire all’orizzonte. Quello sguardo muto, pettegolo, curioso è una costante
di questi posti. Sono tutte lì, una porta dietro l’altra, una sedia dietro
l’altra a imbarazzare i tragitti di chi non è abituato a dover dire buongiorno
e buonasera ad ogni sconosciuta
guardona. Hanno occhi che non si mortificano mai, che non tentano di
dissimulare la taliàta. Tutte alla parete come gendarmi. Chi passa sta
al centro: dead man o woman walking del sud. Se avessi un
lanciafiamme vorrei vederle contorcersi e finire tutte quante in un'unica
fiammata.
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23.04.07
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Sensi
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at 05:13 :: 點閱次數 (1194)
Siamo donne emancipate, che hanno imparato a conoscere il proprio corpo e ad usarlo. Ad un certo punto ci capita di riprodurci. I figli maschi non so. Quando parlo di madri di prole maschile perdo di obiettività. Mi capita spesso di pensare che non facciano un buon lavoro. Per chi poi con quei figli avrà a che fare dopo, intendo. Non posso fare a meno di immaginare che le madri abbiano una qualche influenza sui propri figli di sesso maschile.
Ovvio che i padri fanno danni gravissimi. Ovvio che i padri contano, eccome. Qui però scelgo di parlare di mamme. Lo so, siamo in epoca post gender, queer e bisogna crescere i figli tentando di seguire e incoraggiare le loro inclinazioni. Non so se ancora lo facciamo. Parlo delle femmine. Partorirle è una sfida lanciata a tutta l'umanità. Come dire: "ecco, ve ne faccio un'altra che lotterà o soccomberà...".
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22.04.07
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at 03:25 :: 點閱次數 (991)
Ho una coscienza sociale, una individuale, una politica, una sessuale... Mi piacerebbe farle conciliare tra loro. Ho sempre avuto un problema: la difficoltà a eccitarmi di fronte a uno con la tessera di un partito di centro destra.
O meglio: per eccitarmi mi eccitavo, perchè poi i sensi vanno in una direzione spesso opposta al cervello, però alla fine tutto si ammosciava. Non per partito preso. Non era una scelta politica, ragionata, no. Succedeva e basta.
Di fatto mi condizionava un pregiudizio: Pensavo che siccome pensavano male allora inevitabilmente amavano e scopavano peggio. Invece so che non è proprio così. Portarsi a letto un'ensemble di pregiudizi e di culture patriarcali non pare essere una cosa così orribile, anche perchè di fronte a certi desideri le coerenze militanti vanno volentieri a farsi friggere.
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24.03.07
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at 01:19 :: 點閱次數 (5140)
Questo emerge da un congresso di urologi a Berlino. La notizia non mi è nuova. Le donne vogliono tornare vergini e gli uomini vogliono avercelo più lungo anche a costo di rifarsi l'orlo. Così pensano di incidere anche rispetto alla durata, che sempre secondo il risultato del suddetto congresso, si aggirerebbe al massimo sui tre minuti. Mito dei miti della sessualità maschile che ai propri pregiudizi aggiunge anche l'ansia da prestazione. Perchè capita raramente di trovare un uomo che non si senta difettoso se non raggiunge lunghezze, spessore e durata consone agli standard richiesti da certa cultura. E le donne oggi pare pretendano di più e questo non aiuta. Insomma si tratta di rimettere a posto le femmine: queste ingrate che sempre più spesso si lamentano o preferiscono una banana, una carota o un dildo all'organo sessuale del maschio.
(Continua)
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