Ne abbiamo persi due. Due compagni seri. Sbancor ci ha regalato stimoli e analisi del tempo che abbiamo vissuto in mille modi. Io l'ho apprezzato in mille discussioni fatte dentro Indymedia Italia. A volte condividevo, a volte no. Il suo però era un cervello fino, di quelli che ci mancheranno, giusto ora che abbiamo bisogno di intelligenze attive.
Ornella Serpa si occupava del Coordinamento per la Difesa delle Persone Prostitute. Io l'ho incrociata, letta e apprezzata nella lista di Facciamo Breccia. Il suo punto di vista sulle sex workers e sulla ipocrisia catto-familista del nostro paese era illuminante. Ornella ci mancherà. A/matrix ricorderà Ornella insieme alle amiche e agli amici, sabato 10 maggio alla Casa Internazionale delle donne, in via della Lungara 19 a Roma, a partire dalle 16.30. Per informazioni: amatrix@inventati.org
Sotto copio due differenti ricordi dedicati rispettivamente a Sbancor e Ornella, tratti da Carmilla Online e da Facciamo Breccia. Copio anche un ricordo speciale delle A/Matrix dedicato ad Ornella che del loro collettivo faceva parte. Ciao compagn* e grazie.
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A SBANCOR
Abbiamo appreso da meno di un'ora della morte di Sbancor.
Era - e per quel che ci riguarda rimane - collaboratore di Carmilla,
autore di libri ("Diario di guerra", 2000, e "American Nightmare",
2003), mediattivista e militante anarchico, esperto di economia e
finanza, persona appassionata. Suoi interventi sono apparsi, oltre che
su questo sito, su Rekombinant, Indymedia e Giap.
Sbancor è per noi la voce sferica e baritonale che, mesi prima dell'11 Settembre 2001, diede forma a una previsione: la guerra contro l'Afghanistan.
Da allora, non abbiamo mai sottovalutato un suo giudizio, una sua intuizione, finanche una sua battuta.
Risalgono al 2002 questi suoi "aforismi sul movimento":
Muovendosi cambia. Solo a questa condizione un movimento produce un mutamento.
Il movimento è la sottrazione
dell'intelligenza all'organizzazione sociale del consenso. Il che la
rende più deficiente. Probabilmente anche più cattiva. L'intelligenza
sottratta al sistema di organizzazione sociale è intelligenza libera.
L'intelligenza libera è destinata al nihilismo.
Fermare questo ciclo del "samsara" è il
"mantra" dei mutamenti. L'unico soggetto che appartiene a questo
scenario è "l'io sono tutti i nomi della Storia" di Nietzsche.
Oggi vi rivelo un po’ di dietro le quinte del bel pianeta del
femminismo. Le donne si fanno la guerra, da tanto, forse da sempre. E’
per questo che mi interessa andare avanti con la mia ricerca sull’aggressività e il bullismo al femminile, perché più leggo e ascolto e più la storia mi appassiona e mi si accendono mille lampadine in testa.
Questa faccenda non risparmia ovviamente neppure il mondo delle
femministe dove la competizione viaggia all’ennesima potenza e dove lo
scontro tra protagonismi è fortissimo. Avete presente una gara di
monopolio di piccole e piccolissime aree di potere? Ecco, per alcune è
proprio così. Gli scontri sono altissimi e i colpi bassi sono
altrettanto alti.
Nulla di nuovo, direte voi. Non c’e’ di che sorprendersi perché il
pianeta maschile non è migliore e anzi probabilmente fa più danni.
Quindi perché pretendere che le donne si comportino in maniera diversa?
Non lo pretendo infatti. Registro un dato che non sembra ovvio a tutti.
Rendo pubblica una faccenda che sta chiusa tra i “non si dice” perché
le donne devono apparire per forza “amiche” o peggio “sorelle”. Ed è
proprio nel contesto della “sorellanza” che si registrano le cattiverie
più perfide, le vendette più meschine, le battute più mediocri.
Il punto è che abbiamo a che fare con donne presumibilmente in gamba,
con un livello di istruzione medio-alto, quindi abbastanza colte e in
grado di comprendere qual’e’ la differenza tra conflitto politico e
rissa.
Invece no. Proprio non è così. Vi potrei fare molti esempi ma li tengo
caldi per la ricerca alla quale lavoro e che pubblicherò online. Vi
basti sapere che i metodi attraverso i quali le donne, colte,
femministe (non sempre, perché talvolta credono di esserlo ma non lo
sono affatto) danno addosso ad altre donne, sono tipici e
immediatamente riferibili ai modelli dell’aggressività indiretta.
Le donne per le elezioni sono un bell'argomento di propaganda. Non
solo quelle naturalmente ma tutti i temi "caldi" di cui si parla ogni
giorno. E' chiaro che gli immigrati ad esempio li vogliono fuori
dall'italia un bel po' di formazioni di destra e anche quelle di
centro-destra di certo non li adorano. E' questa una campagna elettorale per
certi versi assai simile a quella che probabilmente si deve essere
celebrata nel ventennio del movimento sociale.
C'e' una destra
quasi operaista, che parla di po-po-lo, della triplice
dio/patria/famiglia, delle emergenze economiche, abitative, delle
derive razziste e xenofobe e propone una soluzione per tutto. Il mito
del duce torna in auge perchè dalle bocche di tutti escono fuori le
stesse parole, gli stessi concetti. Tutti quelli che parlano di
superamento della dicotomia destra-sinistra lo dicono solo perchè così la
destra sparisce, diventa invisibile e nel frattempo striscia e ci
invade. La destra è dappertutto.
I fascisti a parole stanno
tutti con la povera gente, immaginano soluzioni individuali ma prima
ancora suggeriscono spinte collettive: l'amore per la patria, prima di
tutto. Tutti vogliono abbassare le tasse. Tutti parlano di diritti di
cittadinanza per i cittadini italiani. Alcuni si spingono sino a dire
balle come quelle che sostengono che gli immigrati toglierebbero la
casa e il lavoro agli italiani, violenterebbero le "nostre" (di chi?) donne ed è per questo che bisogna cacciarli.
Se
gli chiedi cosa pensano di Hitler parlano di "grande statista"
"statista" "...ista", i più furbi rispondono con un no comment. Se
chiedi cosa pensano del duce rispondono che ha fatto grandi cose. Se
chiedi cosa pensano dell'olocausto alcuni prendono le distanze dal
fascismo vecchio stampo e celebrano nuove alleanze con israele, il cui
governo è divenuto ora artefice dello sterminio del popolo palestinese.
Altri invece negano che sia mai esistito o mettono in discussione i
numeri o danno una versione diversa della storia.
I vecchi e
nuovi fascisti hanno poi un grande odio verso forme di criminalità
organizzata che celebrano patrie parallele. Eppure alcune imprese della
destra (quelle che pretendono di far cadere nel dimenticatoio) sono
state finanziate dalla mafia e dai servizi segreti. Accadeva negli anni bui della guerra fredda quando le stragi nere erano utili per tenere a bada i
comunisti, anzi per sconfiggerli. Contro il comunismo quindi l'alleanza
con la mafia e i servizi segreti fu loro utilissima.
Oggi però la
mafia non serve più. Loro sono in auge, di nuovo in corsa, candidati
alle elezioni. Perciò vogliono lottare contro le mafie, sciogliere i
governi regionali con persone condannate. Vogliono insomma
rappresentare al meglio la volontà del buon vecchio duce.
Non so se avete visto la fiction di ricostruzione della vicenda di
Graziella Campagna. A me in parte è piaciuta perchè alcune cose le ha
descritte davvero bene. Del film era stata bloccata la trasmissione,
anche su richiesta di mastella, perchè riportava delle scene in cui
si vedeva che tra le tante figure paesane conniventi con la mafia, a
coprire i responsabili dell'omicidio di Graziella Campagna, c'era anche
il prete. Quelle scene sono sparite. Nel film non c'e' più traccia
dell'esistenza di un prete, in un paese in cui è impensabile che un
prete non abbia un ruolo.
Diventa una omissione grave perchè in
sicilia, soprattutto negli anni ottanta, quando avvenne il fatto, molti
paesi periferici diventavano effettivamente comodi rifugi per latitanti
di ogni risma, che si rifacevano una nuova identità, con nuovi documenti ottenuti grazie a compiacenti burocrati locali. Riciclavano denaro,
acquistavano esercizi commerciali e proprietà e in quanto portatori di piccioli diventavano referenti primari di sindaci, giunte comunali,
con la complicità del sempre fedele brigadiere di turno e del
pretonzolo locale. Graziella è morta vicino Villafranca Tirrena (in provincia di Messina) perchè ha scoperto per caso un
documento che svelava le attività e la vera identità di un latitante la cui presenza faceva
comodo a tanti notabili del paese che l'hanno coperto e aiutato. Il
delitto fu commesso nel 1985. La condanna in primo grado per
l'assassino ci sarà solo nel 2004 (tutt'ora il processo è in appello).
Quegli
anni in sicilia si viveva proprio così: si rompevano i tabu' della mafia
tradizionale, si ammazzavano donne, bambini, "civili" che non dovevano
essere lasciati in vita a testimoniare quello che avevano visto o
saputo. Ma il problema grave era la complicità di interi paesi, i
livelli di connivenza, la impunità, l'arroganza.
La chiesa non
era lontana da questo contesto ma era spesso direttamente responsabile
di stimolare gradi di omertà profondi. I preti siciliani che hanno
provato a ribellarsi, malgrado le prudenze di cardinali e vescovi, che
spesso sfilavano in prima fila nei funerali di stato di vittime di
mafia assieme ai diretti responsabili di quei delitti, sono morti. Si
tratta di un'altra storia difficile da raccontare, per i livelli di
complessità che è necessario applicare nella lettura di questi
avvenimenti.
Certo è che fatto un prete antimafioso non abbiamo
ottenuto un prete rispettoso dei diritti delle donne (contro la mafia ma anche contro l'autodeterminazione femminile) e dunque nessun
recupero in termini culturali di una categoria che insiste con
l'interferire nella vita laica di questo stato indicando con chiarezza
i candidati per cui votare. Bagnasco dice che "serve un soprassalto d'amore".
Accolgo questa notizia con stupore, qualunque cosa lui voglia intendere
con "soprassalto d'amore". Me l'immagino un po' come il percorso in una
strada dissestata dove - ooops - ogni due passi è tutto un soprassalto,
uno scuotimento di tette traballanti e un dondolio di massa cranica
ancorata ad un collo ballerino.
Se persino un comico, che fa satira politica, si spoglia degli abiti di scena avvilito dal fatto che la realtà supera la fantasia, non c'e' davvero altro da dire.
Dopola caduta degli "dei" del centro sinistra, o democristiani a pois rosa, la campagna elettorale nazionale è già iniziata al suono dell'altissimo concetto "Cchiù pilu ppi tutti!".
Sarà divertente, per modo di dire, vedere le tribune elettorali e chi ha richieste da fare può infognarsi sul terreno del "chi offre di più"!
Il governo faceva pena
prima e continuerà a fare pena dopo. Per tutt* noi, donne, precarie,
operaie, madri, studentesse, stanche, incazzate, nella merda totale per
assenza di prospettive: la situazione è e resta immutata. Se non cambia
la testa della gente al governo avremo sempre quello che ci meritiamo.
Perchè se dentro le istituzioni si mangia mortadella e si finisce a
sputazzate la speranza è di provare a fare qualcosa fuori dalle
istituzioni, porta a porta (non nel salotto per ricconi di vespa), non
lasciandosi mai avvilire dalla costante delusione che deriva dalla
consapevolezza che le persone sono ciniche, ricattabili, vendute.
Siamo tutt* puttane e
ancora ce la annachiamo sulla regolarizzazione della dignitosa professione delle sex workers. Chi
non lo è paga cara questa scelta perchè non si trova lavoro o se si ha
il culo di trovarlo alla fine come niente puoi riperderlo oppure non
fai un passo in più rispetto al ruolo di schiavo che ti hanno dato
all'origine. Qualche volta succede che la colpa non sia del sistema
(succede, di rado, che vi sia qualcuno che assume perchè sei brav* e
affidabile, peccato che se sei in cinta poi quasi tutti tendono a
licenziarti) e riconosco che il vittimismo in questa situazione non
serve a nulla. Ma i datori di lavoro di sicuro non ci aiutano
moltissimo a farci una opinione più equilibrata.
Ogni tanto mi capita di andare ad una delle serate con musica in stile rave. Non ci vado per abbordare sedicenni, certo che no. Trasloco in quei party giusto per motivi militanti e giuro che non lo farei per nessun altro motivo. Resto ipnotizzata a vedere il rapido slide di immagini che cambiano a ritmo di musica. Poi c’e’ il suono che mi rincoglionisce e dopo aver passato milioni di nottate in vita mia con le casse ad altissimo volume infilate dentro le orecchie ora mi ritrovo a chiedermi il perché devo sollecitare atrii e ventricoli del mio cuore con i bassi fortissimi di queste feste.
Mi viene da fare anche un’altra considerazione: ai miei tempi la musica cambiava ritmo. Ora invece pare discendere tutta da quella scuola minimalista in cui la nota base è una sola e tutto il resto fa da contorno ma senza grandissimo sforzo. Certo, non ho più vent’anni e sono pure africana e i tamburi dalle mie parti suonano con variazioni notevoli e anche belle. Che posso farci: il mio culo non riesce ad eccitarsi con ritmi ipnotici e monotoni. Non disprezzo l’arte, ovvio. Tuttavia avrò pure il diritto di esprimere una preferenza.
La cosa però che mi è sempre piaciuta di queste serate sono i personaggi, i movimenti e tutto quello che si riesce a captare in mezzo a quel bordello solo osservando le espressioni delle facce. Ovunque trovate le ragazze, quasi adolescenti che muovono le mani in quel certo modo e saltellano anarchicamente. Il ritmo non conta. Ce l’hanno dentro. Come dire che si muovono un po’ per cazzi loro e della musica non gliene può fregare di meno. Poi c’e’ la bonazza. Quella per cui tutti sbavano e che le ragazze guardano con quel misto di ammirazione, invidia e istinto omicida. E’ quella più figa di tutte che si distingue per la maniera altera con la quale cammina e per il modo attraverso il quale rivolge parole, sorrisi. Sempre un po’ a stento e a nessuno viene in mente che magari è solo un po’ timida e se le rivolgi la parola potrebbe illuminarsi come fosse il sole.
Poi c’e’ il fantastico gruppo che fa tutto aggratis, per motivi politici, perché ci credono e che ha il controllo della situazione. Lo si distingue subito anche se non hanno sul petto la targhetta con su scritto “staff”. Si scambiano occhiate veloci e parole in codice che non ho mai capito cosa significassero. Mi è capitato di organizzare e allora mi sono sentita parte di qualcosa. Questa appartenenza ricordo in effetti di averla ogni tanto ostentata perché mi dava sicurezza.
C’e’ il gruppo degli studenti un po’ progressisti che esprimono il massimo della trasgressione con la camicia un po’ sbottonata e le maniche arrotolate sulle braccia. In genere questi hanno un pullover attaccato in vita o sulle spalle. Poi c’e’ il professionista simil alternativo con la polo. Va alla ricerca di emozioni forti e ha lo sguardo di uno scout che è entrato per la prima volta in una dark room. E’ eccitato ed è venuto per farsi male. Tracanna di tutto e fuma ogni cosa disponibile, fosse anche cactus tritato e condito con gorgonzola. C’e’ anche il giovane politico di sinistra che deve stare vicino ai gggiovani e si esibisce in sculettamenti sudaticci con la clack attorno. C’e’ sempre anche l’ubriaco di turno. Quello che ti avvicina con una espressione serissima e ti dice cose senza senso pretendendo una risposta in tempi anche molto rapidi. C’e’ anche quello che balla da solo. Il fenomeno della serata che fa tanto ridere e che tutti pigliano un po’ per il culo.
Ci sono tantissime persone belle e tranquille che per una sera si concedono il lusso di mandare tutto a quel paese e godersi una serata a prezzo politico con musica bella e un contesto che non sta a guardare come ti vesti e quante strass ti metti addosso. Un contesto che non ha ragazze cubo e minchioni di ogni misura geometrica. Un posto dove ti aspetti anche di trovare persone politicamente affini e talvolta trovi imbucati coglioni un po’ fascisti che vengono per la figa, per qualcos’altro e perché pensano che le femmine di sinistra la danno via facile.
Ho degli avanzi nel reggiseno. Cadono lì mentre mi sbrodolo davanti
ad una buona pietanza e poi giacciono sino a diventare quasi dei
fossili buoni per archeologi alla ricerca di tracce storiche del
paleolitico. Avete presente quella fessura, quella insenatura che
intercorre tra una tetta e l'altra? Lì finisce di tutto ed ogni cosa
non so come si perde. Vi giuro che è meglio di un paradiso fiscale.
Risucchia qualunque cosa e non me la restituisce più. La cosa che mi
infastidisce di più in assoluto è quando finiscono lì le briciole di un
panino. Provo a ripescarle e quelle si insinuano ancora di più lungo
quelle altre insenature che seguono le curve naturali delle tette, una
a destra e una a sinistra naturalmente, che tutte e due dallo stesso
lato non starebbe bene.
Alla fine quelle briciole vengono fuori
in occasioni non precisamente propizie e così pare che tra le mie tette
ci sia una pattumiera. Resti tra noi per favore che non vorrei che
questa notizia arrivasse a de gennaro. Non sia mai che ora che è andato a
commissariare la monnezza di napoli per mandarla in sicilia e in
sardegna gli venisse in mente di sfruttare anche le insenature naturali
delle femmine. Sai com'e', dopo averlo visto in azione per il g8 di
genova da lui mi aspetto di tutto.
Direte: ma davvero con tutto
quello che sta succedendo in giro a te frega così tanto di quello che
succede tra le tue tette? Beh si, perchè quello resta un problema mio.
Non è che posso telefonare ad un cardinale per dirgli se può perorare
la mia causa o magari minacciare di fare cadere un governo per i cazzi
miei. O meglio, diciamo che altri si possono permettere di trattare la
cosa pubblica come cosa personale ma dubito che io posso sensibilizzare
qualcuno, con un pianto ben orchestrato e una apparizione, tette al
vento a dimostrazione del problema, a porta a porta.
Perciò non
resta altro da fare che occuparmene da me. Tenete conto che ho un lieve problema di saturazione su questioni di chiesa e politica e una pausa zinnesca mi ci vuole. Perciò se devo dirvela tutta ho
anche un leggero problema con i reggiseni. Potessi li toglierei, ma non ce la faccio. Provate voi a stare con due zizze che penzolano davanti e che a
lasciarle libere vi fanno venire la gobba. Mi chiedo poi come facciano
alcune a mettere quelle trappole con i ferretti. Ma chissà quante volte
avrete letto dei wonderbra e delle tette innalzate fino a toccare il
mento. Ecco, magari il segreto sta tutto nei push up. Eccerto: se me li
metto, le tette arrivano al mento ma le briciole finalmente spariscono
per effetto dell'assorbimento delle spugnine gonfia-tette. Farò così... certo. E
smetto di distrarmi da questo mio modestissimo problema solo per
pensare ai palestinesi isolati e senza rifornimenti a Gaza.
E' che in questo mondo di merda ognuno si fa le moratorie che più piacciono. Mai però quelle che riguardano
persone già nate e cresciute che lasciamo morire senza battere ciglio
mentre qui pensiamo alla triste saga delle famigghie cuffaro e mastella. Dite
che se mi concentro sui miei problemi di tetta un po' di avvilimento mi
passa?
In questo periodo ognuno ha decorato casa e negozio di rosso. No,
non sono diventati tutti comunisti. Semplicemente si sono rivestiti di
addobbi che per questioni di marketing vennero fuori dalla mente
eccelsa del pubblicitario che un bel di' fece la promozione della coca
cola. In sicilia babbo natale non c'e' e se c'e' lo vedrei molto in
difficoltà ad andare in giro al tiro di una slitta che inciampa sulle
strade senza un pizzico di neve. Potrebbe girovagare facendo
windsurf, quello si.
Ma d'altronde in sicilia non c'entra un
tubo neppure la festa di halloween perchè per noi i morti sono buoni e
ci portano i regali la notte di ognissanti. Io da piccola aspettavo di
sentirli arrivare a sistemare il giocattolo che mi ero
meritata. Ecco. Babbo natale per noi era
rappresentato dai nostri morti. Natale era (è) una festa cattolica, c'era
la messa della nascita e da piccola ci cantavo anch'io. Ma quello era
l'unico posto dove io potessi cantare. Come cattolica ho sempre fatto
un po' schifo ma come mezzo soprano jazz blues invece andavo che era
una meraviglia.
Dalle mie parti a natale si gioca a carte. Si
gioca con i soldoni o con i soldini a seconda delle disponibilità.
C'era un gioco che mandava "a bbestia" (proprio con due bb) e poi c'era
il sette e mezzo, 'u "ti vitti" (ti ho visto), la zecchinetta. A casa
mia si giocava con pochi spiccioli a molti giochi. Quelli preferiti dai
miei continuano ad essere però la scala quaranta, il macchiavelli, la
dama, gli scacchi. Un altro gioco preferito che mio padre ci proponeva
era quello del "cerchiamo una parola nel dizionario". Mio padre è un
gran lettore e ogni tanto tirava fuori una parola strana e noi gliela
contestavamo e a tavola il tempo passava tra dissertazioni linguistiche e letterarie e
scommesse da taverna. Chi arrivava prima al dizionario a verificare il
significato di quella parola vinceva la soddisfazione di aver fatto
presto. Non so quale valore avesse quel gioco in termini pedagogici. So
però che la gara dialettica, la necessità di scambio culturale e anche
l'amore per le parole nuove hanno poi condizionato tutta la mia vita. Il natale mi piaceva solo per quel tempo in più a non fare niente, a fare vacanza, a stare con i miei tra buoni profumi e le storie di mia madre. Se ci avessero dato quindici giorni di vacanza in qualunque altro periodo dell'anno sarebbe stato esattamente uguale. Se ci ripenso: ho nostalgia dei miei, laici e partigiani anticlericali, e non del natale.
A
natale, tanto tempo fa, in sicilia, c'era una ragazzina che era incinta
e sentiva freddo. Era anche piuttosto sola e ci fu qualcuno che la
prese a calci in pancia. Glielo fecero sposare per "riparare" alla
vergogna e al disonore. Finì presto. Lei quasi in fin di vita e sua
figlia bella come un fiore. Deve a lei i natali che sono venuti successivamente. A lei
deve il coraggio di aver fatto una scelta. Di vivere, meglio. E di
storie come questa se ne potrebbero raccontare tante.
Io odio
l'ipocrisia del natale, le coperte "offerte" dalle fatebenefratelli ai senza tetto e i panettoni con
lo spumante per i malati terminali in ospedale. Odio quel sorriso
idiota che vorrebbe dire che ci vogliamo tutti bene e che questo
stramaledetto spirito del natale dovrebbe unirci. Odio chiunque mi si
presenti vestito con quel costume rossastro. Se ne vedessi uno in
quest'istante credo che gli darei fuoco. Al vestito. Potrei anche
mandare un giro di letterine a tutte le persone che mi stanno sulle
ovaie e scegliere così queste giornate per rivelare che se uno ti sta
sulle balle, ti sta sulle balle anche a natale.
Non uscite
fuori, per carità, non comprate regali, semmai condividete libri e
risorse, dolci fatti in casa conditi con aromi naturali. Fate l'amore e
usate le vacanze per studiare e capire, conoscere e crescere. Perchè
rincoglionirvi di cori celestiali e mascherine rosse non vi renderà
migliori. Dopo il natale ci sarà l'ultimo dell'anno che oramai è
diventato un war games de' noiantri. La gente impazzisce, spara,
bombarda, si fa saltare in aria mani, braccia, dita. E poi insistono
nel dire che le bombe le sanno preparare solo i terroristi filo-arabi.
Gli stranieri che picchiano e stuprano le donne, per approssimazione, si aggirano sul 10% della popolazione presente in Italia. Lo dice L'Istat
che spiega anche che questa cifra è ottenuta facendo un calcolo per
eccesso: chi stupra, picchia e massacra le donne sono partner e
conoscenti italiani; solo il 6 % degli strupri avviene ad opera di
estranei (che vuol dire proprio "estranei" e non stranieri, cioè
sconosciuti che aggrediscono e stuprano per strada di qualunque
nazionalità); considerando anche la metà di questi e volendoli
individuare in quanto stranieri raggiungiamo il 3 %; volendo sommare anche il 50 % dei conoscenti si arriva al massimo al 10 %.
Resta
inteso che il 90 % degli stupri, dei maltrattamenti, delle violenze
sulle donne vengono realizzate da italiani. Per lo più conoscenti e
familiari. Noi lo sapevamo. Lo abbiamo sempre saputo. Ora è ufficiale e
documentato. Per patrioti e nazionalisti questo deve essere stato un
gran brutto colpo. Speriamo lo sia anche per chi ritiene che mettere
più polizia in strada sia utile a difendere le donne dalle violenze che
avvengono soprattutto in casa.
Dopodichè anche per gli
stranieri il problema non cambia. Le violenze e le molestie che loro
mettono in atto non possono essere tollerate in funzione di un malposto
antirazzismo. L'accettazione dell'altro non può essere fatta sulla
pelle delle donne. Se un uomo di nazionalità non italiana entra in un
centro sociale e molesta una donna allora bisogna comunicare e far
intendere con chiarezza che quel tipo di comportamenti non funzionano e non sono accettati.
Lo stesso vale per i compagni che negli spazi sociali insistono in
atteggiamenti machisti e sessisti.
Se c'e' una donna che
lamenta di essere stata molestata o di sentire un disagio in uno spazio
che dovrebbe potere essere anche suo, non bisognerebbe mai lasciarla sola. Non bisognerebbe trattarla da isterica e servirebbe invece rimettere in discussione metodi
e pratiche all'interno di quello spazio. Ci sono luoghi in cui donne e
uomini intelligenti questa cosa la stanno già facendo. Con razionalità
e senza rispondere - con logiche da clan - alla violenza con
altrettanta violenza.
Altri spazi cominciano appena adesso a
ripensarsi e a rimettersi in discussione. Perciò mi piacerebbe dire
cosa a me non piace vedere negli spazi sociali liberati. Qualche opinione l'ho
scritta in un racconto
che è ispirato ad alcune storie vere raccolte qua e la'. I macho/sessisti
dei centri sociali li ho chiamati "cripto-maschilisti" o "maschilisti
inside".
Berlino - dal 10 maggio al 22 giugno - HACK.Fem.EAST
Palermo - ogni sabato dalle ore 17.00 alle 20.00 - centro sociale ASK 191 - Viale Strasburgo 191 - Area di ascolto e di informazione sulla sessualità a cura delle Malefimmine
Bologna - dal due aprile in poi - Betty & Books - Via Rialto 23/a - I mercoLady
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