A napoli tra giugno e luglio potrete parlare di sessualità nei workshop su "Tutto quello che volevate sapere e non avete mai osato chiedere" e sul "Sesso avventuroso per tutti". Vi insegna tutto Alessandra Renzi è dottoranda in sociologia all'università di Toronto e si occupa di politica, attivismo, arte dei nuovi media, pornografia e sessualità
fluide. Insieme ad altri accademici e artisti è fondatrice di un
collettivo polisessuale che produce installazioni, performance
educative e video sperimentali su desiderio, estetica ed eroticismo. Tutti i dettagli sotto. Buon corso e mi raccomando: fate i compiti a casa!
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Tutto quello che volevate sapere sul sesso e che non avete mai osato chiedere.
Be’, forse non proprio tutto...perché sul sesso e sulla sessualità non se ne sa mai abbastanza.
Timide, spaventate, inibite, tipe sciolte, avventuriere, questo laboratorio per donne è un’esplorazione della sessualità come etica della relazione e del desiderio, come scoperta magica di noi stesse e degli altri, come esperienza consapevole e consensuale priva di sensi di colpa e stereotipi inculcatici dai mass media.
Muovendoci tra filosofia, arte, esercizi e giochi (che non richiedono partecipazione in pratiche sessuali sul posto), il laboratorio sviluppa i seguenti punti:
- basi teoriche, etiche e politiche del sesso
- creazione di un immaginario erotico personale
- esplorazione del desiderio e fantasie
- libido, cura e rispetto del corpo
- comunicazione
- tecniche orgasmiche
- giochi, sex toys e trucchi magici
- safer sex (pratiche di sesso sicuro)
- risorse varie
L’idea del laboratorio è quella di creare un ambiente confortevole, rilassato e ludico per tutte. Si prega di venire tutte con la mente e il cuore aperti. Trans, lesbiche e altri tipi di orientamento sessuale sono benvenuti.
La presentazione generale dei laboratori si terrà Giov. 26 Giugno 2008 alle ore 18.30
Questo laboratorio avrà luogo Ven. 27 Giugno 2008 dalle 20-22.30
alla libreria Librido, Via San Sebastiano 39, 80134 Napoli
Sapete che la chiesa non sposa i paraplegici? A Viterbo è successo che la chiesa non ha celebrato il matrimonio perchè lui è un paraplegico e quindi non sarebbe utile ai fini riproduttivi. Dall'apparato clericale di zona si giustificano dicendo che lo hanno comunicato con gentilezza, con tutta la delicatezza richiesta dal caso e allora mi chiedo quale mai potrà essere questo modo gentile di dire ad un paraplegico che se non può riprodursi non serve a nulla. E' come dire "sei una nullità" con un sorriso e una carezza. Come quando un datore di lavoro ti comunica che non servi al bene dell'azienda e quindi devi un po' andartene 'affanculo con una stretta di mano e tanti saluti.
Funziona così: per la chiesa se non riproduci non produci e allora eccolo il girone dell'inferno nuovo di zecca per gli apparati genitali improduttivi. Che poi da un certo punto di vista devo pensare che ben gli sta. Nel senso che io in chiesa non mi sarei sposata e che non mi interesserebbe nulla del giudizio di un prete tutto utilitarismo dei peni e diritto canonico della copulazione. Ma chiunque dovrebbe poter fare quello che vuole e quindi, in nome dell'autodeterminazione di ogni persona presente e futura, vorrei ricordare assieme a voi come la chiesa e la società si prendono cura della sessualità dei paraplegici.
Bisognerebbe avviare una campagna affinchè le neomamme di figli maschi mettano loro il nome "Evo". La bella idea l'ha avuta ImPrecario [e di buone idee lui ne ha tante: basti pensare al suo "Filastrocchio", gustosissimo libro di ironiche e militanti riflessioni civili in rima].
Chiamare un figlio maschio "Evo" potrebbe
servire a dare un po' di equilibrio a questa sbilanciata e assillante
ripartizione di ruoli. La storia ci serve anche per stabilire che non siamo madonne e neppure dobbiamo mai espiare quell'invenzione che fu il peccato originale. Un
sesso al femminile noi ce l'abbiamo e non è neppure una cosa omologata,
poichè siamo differenti anche tra noi. Insomma, non siamo isteriche, non
siamo frigide, siamo un po' etero, un po' lesbiche, un po' senza schemi
e senza etichette, un po' libere, un po' come ci pare. Quello che è
certo è che abbiamo diritto a provare piacere e su questa strada la
ricerca è ancora lunga. Ma come per tutti i percorsi difficili si ha
bisogno quantomeno di iniziare da un punto chiaro.
Sabato 24 e Domenica 25 maggio a Bologna, a cura di Bricolaje Sexual, si tiene il workshop per l'autocostruzione del vibratore, del dildo e della custodia per contenerlo.
Bricolaje sexual e’ un progetto sui saperi e i piaceri
delle donne. Sono due ragazze di Barcellona che da anni si occupano di
manipolazioni delle tecnologie e di erotismo. Dal 2005 organizzano in
tutta Europa laboratori per l’autocostruzione di sex toys.
DO IT YOURSELF! Artigianato, hacking e sessualita’ a cura di Bricolaje Sexual
Siete piene di mouse rotti di cui non sapete che fare? Lo spazzolino
elettrico che vi hanno appena regalato prende polvere in bagno? Ebbene, loro vi insegnano a riciclarli per auto-costruire il
giocattolo erotico dei vostri sogni.
Mescolando con cura lattice ed etica hacker, manipolazione della
tecnologia e fantasie erotiche alla fine potete portare
a casa il vibratore e il dildo dei vostri sogni, fatto con le tue stesse
mani!
Giusto per farvi un'idea, guardate il video del precedente workshop di palline cinesi sempre a cura di Bricolaje Sexual.
A Ciudad Juarezhanno ammazzato la commissaria responsabile per la sezione reati sessuali della polizia locale. Di tutto ciò potremmo non interessarci se non fosse per il fatto che quella città è il luogo in cui centinaia di donne vengono stuprate e uccise ogni anno.
Quello che succede lì in qualche modo accade anche nelle periferie delle nostre grandi città, sono delitti tipici cioè di una qualunque bordertown, di una città
nella città, di una città a margine che raggruppa persone che non possono stare
in centro e stranieri in cerca di fortuna. E’ una situazione tipica di quelle
zone di confine tra i centri, come zone di insediamento di cittadini in
condizioni economiche meno precarie, e le periferie, come carnai di braccia da
badante, di corpi in vendita, di uomini che non riescono a inventarsi un
futuro.
ACiudad Juarez, sono
desaparecidos e morte centinaia di donne spesso migrate per trovare un impiego nelle maquiladoras. Vengono
appunto sequestrate, stuprate, torturate e poi sepolte sotto la sabbia rossa del
deserto messicano. Da lì viene il termine “femminicidio” [indica la violenza fisica, psicologica, economica, istituzionale, rivolta contro la donna ‘in quanto donna’].In quella città del messico vale il principio secondo cui le
donne vengono sfruttate per il profitto, uccise da uomini spesso protetti in
nome del trattato
sul libero scambio siglato in accordo con gli stati uniti o picchiate
e molestate dalla polizia nel caso in cui si ribellano alle loro pessime
condizioni di lavoro.
In italia non sembra si siano mai toccati questi estremi. Gli stupri avvengono più spesso nel silenzio delle case, per mano di una persona che le donne conoscono molto bene. Però di quelli l'informazione ufficiale non intende occuparsi. Forse per una sorta di pudore o più probabilmente perchè a loro modo collaborano alla campagna della "paura" che la destra sta facendo in ogni città perchè passi il messaggio che l'unico nemico dal quale dobbiamo temere qualcosa arriva dall'esterno.
Ciò non significa che non vi siano effettivamente stupri ad opera di uomini che in altri margini delle città aggrediscano e stuprino le donne senza conoscerle. Ma i numeri non sono minimamente paragonabili a quelli di Ciudad Juarez. Per ogni donna stuprata fuori casa da uno sconosciuto almento trenta sono stuprate ogni giorno dentro casa dal marito, da un parente, da un amico, da un conoscente.
Orientare l'opinione pubblica sui rischi che corriamo significa anche renderla più favorevole ad un modello sociale piuttosto che ad un altro. Se si racconta ogni giorno che chi stupra le donne è l'uomo nero o il rumeno, persino le donne, che sanno bene quanto il proprio marito possa essere pericoloso e molesto, saranno indotte a pensare di aver ragione di provare più paura per lo straniero che per il familiare.
Qualche giorno fa repubblica ha pubblicato un pezzo ispirato al pornofemminismo. E' una sintesi un po' riduttiva ma decente, perciò ve la ripropongo. Chi ha voglia di approfondire e guardare oltre può comunque dare un'occhiata al sito delle Sexyshock e al loro blog. Il loro prossimo appuntamento di ConSensuality è il 29 marzo e il 6 aprile, dalle 15.00 alle 19.00, a Bologna [(costo 20 € , max 20 partecipanti, V.M. 18 anni, il luogo del Ws verrà comunicato al momento dell'iscrizione che potete fare scrivendo a infosexyshock@inventati.org], con il workshop: "Photoreportage or your nasty attitude" a cura di Yashima Mishto.
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Sexy Shock: un altro porno è possibile
di Cristina Petrucci
Un
tempo l'industria dell'hardcore e le femministe erano nemici giurati.
Ma ora una nuova generazione di attiviste vuole colpire il nemico
dall'interno. Ecco le cattive ragazze del porno accanto
"La pornografia è la teoria, lo stupro
è la pratica", dicevano
le femministe negli anni 60 e 70.
Da allora, però, molte cose sono
cambiate. L’americana Annie
Sprinkle, pornostar e femminista, è stata
la prima a suggerire e a mettere in pratica l’idea
che la liberazione delle donne potesse passare
anche attraverso l’industria dell’hardcore (con il Post Porn Modernist ndb).
La sua amica e collega Candida Royalle, poi,
ha fatto anche di più, creando nel 1980 Femme
Productions, la prima compagnia che produce
film erotici creati da e per le donne. Ora il loro
messaggio, “Fatti il tuo film porno”, sta
ispirando tutta una nuova generazione di artiste
e attiviste del “grrl power” in Usa ed Europa.
A cominciare da due ragazze
spagnole. Águeda Bañón e María la cui missione è andare in giro
per il mondo a tenere workshop
sulla pornografia e il femminismo.
Le “aspiranti pornostar” imparano
tecniche e pose da ripetere poi di fronte
a una telecamera. Nulla a che vedere
con quello che si trova nei film porno
classici, ma neanche in quelli cosiddetti
alternativi come l’italiano Mucchio
Selvaggio, diretto da Matteo Swaitz dove,
al di là dell’ambientazione underground
e della presenza dei rapper Club Dogo
e Truceklan e della suicide girl Violetta
Beauregarde, si vedono gli stereotipi
maschilisti e le scene tipiche
dei prodotti più commerciali.
Per fortuna, però,
qualcosa di nuovo
si sta muovendo
anche nel nostro
paese:
«Abbiamo deciso
di riappropriarci
di pratiche
erotiche
e sessuali che
di solito vengono
considerate
offensive o pesanti
per le donne»,
racconta Elena,
proprietaria
di Betty & Books, il primo sex shop
aperto in Italia da un collettivo
femminista, il Sexy Shock, nato
all’interno del centro sociale TPO
di Bologna. «La decisione
di vendere dei sex toys viene proprio
da questo percorso. Ci siamo accorte
che al collettivo venivano donne
che ci chiedevano oggettistica di vario
genere, da qui la decisione di aprire
un negozio. Al contrario di quello che si
potrebbe pensare, non vengono ragazze
o donne “alternative” ma proprio
ragazze “normali”, soprattutto lesbiche
giovanissime dai 18 ai 25 anni».
Ai tradizionali sexy shop così poco
invitanti, per non dire squallidi,
si stanno dunque affiancando
timidamente negozi “women friendly”,
pensati appositamente per il pubblico
del gentil sesso. Libri, giocattoli erotici,
cataloghi d’arte, riviste internazionali,
abbigliamento e accessori.
Paradossalmente, vi si può trovare
di tutto tranne i film porno: «Le nostre
clienti ce li chiedono ma purtroppo
il tipo di distribuzione che arriva in Italia
è solo commerciale, da cui il porno
al femminile è completamente escluso.
Quindi non ne vendiamo perché non
ci danno sufficienti garanzie contro
lo sfruttamento delle ragazze
o sull’uso dei preservativi».
Questo vademecum è dedicato alle adolescenti. E' una descrizione generica di cose che ho appreso. Non sostituisce minimamente la
necessaria consultazione con professioniste che potete trovare presso i
consultori nelle vostre città o comunque da qualunque ginecologa o
ginecologo. Chiunque abbia voglia di arricchire questo
vademecum o ha qualche osservazione da fare può lasciare
un commento. Non tutte le ragazze hanno fonti (genitori laici e consapevoli o insegnanti coraggiosi) di informazioni utili.
Proviamo a far circolare questo genere di notizie. Magari serve.
Come si resta incinta
Non
si resta incinta con un bacio. Non si resta incinta con carezze
inguinali. Non si resta incinta con la masturbazione (il toccarsi da
sole o reciprocamente per darsi piacere). Non si resta incinta con un
rapporto orale (stimolazione reciproca del pene o della clitoride con
la lingua). Si resta incinta se si ha un rapporto sessuale completo con
il proprio partner. Precisamente la fecondazione dell'ovulo avviene se
il vostro ragazzo penetra la vagina e di conseguenza alla eiaculazione
(quando viene, ha l'orgasmo) deposita lì i suoi spermatozoi.
Come si può evitare di restare incinta
Si può evitare di restare incinta se si usano i contraccettivi:
-
ci sono quelli di barriera: la spirale (intrauterina), il diaframma, il
preservativo o profilattico, il profilattico femminile.
- ci sono
quelli ormonali: l'anello vaginale, la pillola anticoncezionale, la
pillola del giorno dopo (agisce dopo il rapporto per impedire che
l'ovulo sia fecondato ma bisogna prenderla entro le prime 72 ore dal
rapporto).
- ci sono metodi contraccettivi chimici (non reperibili in Italia): spray, lavande, candelette, compresse, gelatine .
Grazie a Gerdaphoto in blog so che si sta realizzando un nuovo documentario, "Passion and Power: the Technology of Orgasm", diretto e prodotto da Emiko Omori e Wendy Slick, che ricostruisce la lunga e complessa storia del vibratore. Il documentario è tratto dal libro "Tecnologia dell'Orgasmo" di Rachel Maines che narra della storia della tecnologia del in rapporto alla sessualità femminile. Il vibratore nasce con una finalità terapeutica. Veniva richiesto per i massaggi pelvici che venivano considerati un toccasana per la cura dell'isteria. L'autrice svela quale sia il rapporto tra la patologia che veniva attribuita alle donne, per lo più a quelle insoddisfatte sessualmente, e la cultura patriarcale con la sua sessualità androcentrica. Se avete voglia di sapere qualcosa di più circa contenuto del libro potete leggere la nota che ho aggiunto in basso.
Zurigo è una città strana. La
vedi così nordica eppure sembra un porto di mare. Una volta vidi un
corteo di kurdi numerosissimo. Mi dissero che ce ne sono tanti e io mi
convinsi che i cartelloni pubblicitari fascisti non dovevano avere un
gran seguito. Stavolta ho visto i kosovari a fare casino con le auto,
tutte in fila con i clacson sparati a festa e le bandiere che
sventolavano dai finestrini. Tifo da stadio per una giornata di
festeggiamenti per l'indipendenza. I russi si oppongono. Gli europei
fanno i fessi. Gli americani naturalmente hanno riconosciuto il loro
stato.
"Sono come gli israeliani in palestina" - mi dicono amici di sinistra - "sono arrivati, hanno fatto figli, hanno via via occupato territori e ora ne hanno rivendicato la proprietà".
Specificano che in quei territori c'e' un bel pezzo di memoria storica,
di patrimonio della serbia e che ci sono anche un bel po' di risorse. E
ora vogliono tutto per se'. Come gli israeliani in palestina per
l'appunto. Ma io non capisco. Della storia dei balcani so veramente
poco e quello che so parla di stupri e di pulizia etnica. So anche che
gli italiani hanno fatto un po' di danni e che la cooperazione
internazionale ha fatto girare tanti bei soldini che spesso sono stati
dati in gestione alla mafia locale. Tutte notizie non certe. Niente di
verificato. Perciò non so dire. L'unica cosa che so è che non mi
avrebbe sorpreso vedere gli uomini che sfilavano con le bandiere con
dei mitra in mano. Aria di guerra.
Catania - 5 luglio ore 17.30 - Piazza Cavour - Pride
Milano . 5 luglio ore 15.00 - Via San Arnaldo 17 - Cassina Anna - Urban Rebel Festival - Wendy&SexyShock presentano:
"Questioni di piacere: dill(d)o da te!" - Workshop di comunicazione creativa su sessualità e piaceri
Palermo - ogni sabato dalle ore 17.00 alle 20.00 - centro sociale ASK 191 - Viale Strasburgo 191 - Area di ascolto e di informazione sulla sessualità a cura delle Malefimmine
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