03.01.08
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[Pubblico un comunicato delle donne dell'Assemblea femminista di via de' volsci 22, de La Luna e le Altre e del Martedì autogestito da femministe e lesbiche.]
**********
CHI HA PAURA DELLE FEMMINISTE E DELLE LESBICHE?
Anche quest’anno vinciamo il premio delle più pericolose e fastidiose della città…
Col pretesto del capodanno i soliti maschi hanno dato sfogo ai loro pruriti testosteronici decidendo di far saltare la porta della sede politica autogestita da femministe e lesbiche in via dei volsci 22.
Quest’agire meschino non è una novità di questo fine anno ma è in continuità con gli attacchi degli ultimi anni ai luoghi che abitiamo e alla nostra presenza politica.
Capodanno 2004: colpi di pistola danneggiano la porta e l’interno della sede.
Fine anno 2005: attacco esplosivo all’ingresso della sede.
Fine anno 2006: colpi di piccone danneggiano il muro.
Capodanno 2007: una bomba carta inserita in un’intercapedine della porta danneggia gravemente l’ingresso e l’interno della sede.
Pane quotidiano, invece, sono le intimidazioni verbali e fisiche.
Questo ennesimo attacco è la risposta alla nostra presenza politica costante e intensa in via dei volsci, e arriva a conclusione di un anno in cui insieme a tante altre abbiamo attraversato strade, piazze e altri luoghi di questa città con le nostre pratiche politiche, raccontando e condividendo il nostro essere femministe e lesbiche in questo mondo, urlando la nostra rabbia contro il patriarcato, l’eterosessualità obbligatoria, l’oppressione.
Sappiamo e sperimentiamo quotidianamente quanto dura sia la risposta di questo sistema maschile alla nostra autodeterminazione che, come tante altre vicine e lontane, facciamo vivere nelle nostre esistenze e nella realtà sociale e politica che ci circonda. Crediamo fortemente che questi attacchi facciano parte della risposta patriarcale ai nostri percorsi di resistenza perché vogliono colpire il nostro sceglierci e autorganizzarci autonomamente.
Non ci stupiamo se qualcuno cercherà di relegare ad una dimensione “non politica” gli attacchi agli spazi delle femministe e delle lesbiche e le intimidazioni che dobbiamo fronteggiare ogni giorno. È comodo e fa parte della stessa logica di chi pensa che la violenza contro le donne e le lesbiche sia un fatto privato.
Ma non saranno questi attacchi a fermare la nostra lotta!
Consapevoli che è dall’intreccio di esperienze, relazioni e saperi che i nostri percorsi politici prendono forza, auguriamo a tutte un buon anno di lotta!
E per chi ha paura delle femministe e delle lesbiche, nessuna pietà.
Assemblea femminista di via dei volsci 22
Luna e le Altre
Martedì autogestito da femministe e lesbiche
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02.01.08
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I proiettili vaganti e le iniziazioni ai botti
E’ anche per quest’anno abbiamo la nostra bella dose di mani mozzate e di proiettili vaganti. Proprio qualche giorno fa un amico mi faceva vedere il vecchio film con Luciano de Crescenzo “32 dicembre”
e in uno dei tre esilaranti episodi era mostrata la sofferenza estrema
di un padre di famiglia che per mancanza di soldi non poteva comprare i
botti ai figlioletti.
Ma chi lo sa che passa per la
testa agli uomini quando fanno a gara a chi lo spara più grosso. Io
ricordo bene come anche in Sicilia nel nostro piccolo si aspettava
quella mezzanotte fatidica per andare sui tetti e sulle terrazze a
sparare con le carabine pallettoni veri, di quelli che sono off limits
per i picciriddi, almeno fino a che non diventano più grandi. La
prova dell’essere diventati uomini sta nel fatto che il padre, un bel
giorno, decide che è ora per l’iniziazione alla machalità minchiona e
invita il bambino a fare questa cosa idiota che fanno i grandi. E il
bambino tutto orgoglioso va tranquillo perché si fida dei “grandi” e se
sopravvive lo racconterà anche agli amichetti. Perché le prodezze fanno
punti qualità di maschione e perdere una mano è al top del punteggio
nella hit parade delle prove del fuoco di questi uomini delle caverne.
Sono stata una bambina anch’io
e ricordo di avere avuto il mio bel brividino a tenere in mano la
fiaccolina tutta sfavillante. Da femminuccia zii e cugini non mi
facevano di certo salire sul terrazzo a sparare i botti. Era una cosa
da uomini. Uomini veri.
Ogni anno una pallottola
rimbalzava su uno spigolo e andava ad ammazzare qualcuno che stava
semplicemente affacciat* al balcone o , come è successo anche
quest’anno, una persona che stava seduta comodamente a mangiare dentro
la sua cucina. Perciò i capodanni bisognerebbe trascorrerli con le finestre e
le porte sprangate perché è l’unica notte dell’anno (poi ci sono i
mondiali, i campionati vari di calcio in cui vince la nazionale e altri
rigurgiti di “entusiasmo” collettivo di quello stesso genere) in cui
chiunque può fare quello che gli pare e, cosa ancor più grave, può far
esplodere e sparare come gli pare.
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29.12.07
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Antonio
Pagliaro ha scritto un romanzo. Si chiama: “Il sangue degli altri”. Se una persona che ha una forte passione civile scrive un libro è una
gran cosa perché quello che attraverso esso comunicherà al mondo sarà con molta probabilità qualcosa di speciale.
Antonio è di Palermo e ha un senso dell’umorismo che appartiene a
quella città. Frasi asciutte, tono tranquillo, grande solarità e senso
dell’ironia congenito di quelli che non capisci mai se stanno scherzando
oppure no e quando lo capisci però ti sbellichi dalle risate.
Il suo libro pare somigliargli. Porgendoti gli argomenti in maniera pacata riesce a farti indignare e a
tirarti fuori una risata piena. Non è un libro comico, no. Non lo è
proprio per niente. E’ un giallo, un buon giallo con varie intrusioni nel noir che ti tiene immobile
fino alla fine in attesa di scoprire come andrà a finire.
Inizia con un prologo che è un pugno nello stomaco. Parla di stupri di guerra e corpi straziati sui quali si compiono abusi e indicibili crudeltà per mano di uomini che assieme ai bottini si appropriano delle vite di donne e bambine che non avranno più futuro ne' sogni. Ed è attorno ad uno stupro in particolare e alla tragedia di un intero popolo in generale che si consuma una ricerca fatta di resistenza partigiana che trova nel protagonista un valido alleato.
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28.12.07
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at 07:34 :: 點閱次數 (772)
Lei vuole galleggiare. Che sprofondare nella merda non è mai una buona
alternativa e di nuotare non ha voglia. Così fa la morta e il corpo si
solleva. E’ da un po’ di anni che lei ha la sensazione di andare in
orizzontale. Le scalate le riescono proprio male e se si permette di
iniziarne una vede le cime delle montagne così tanto alte che invece
che proseguire, un passo dopo l’altro, fino alla meta, chiude gli occhi
e si lascia scivolare giù. Ansia da prestazione, la chiamano. Il blocco da panico è la conseguenza. Tutta roba che in genere si ha voglia di anestetizzare. Così scivola giù.
Tanto, se non lo fa spontaneamente, si ritrova comunque con i pesi
attaccati chissa’ come alle caviglie e sente le gambe così pesanti che
potrebbe tendere ad una amputazione. Si è convinta che raschiare le
pareti per cercare appigli non serve a niente e allora galleggia beata
nella merda che è anche quella che la sostiene e la fa sentire viva. Galleggiando si sente al sicuro. Tutto rimane sotto il suo controllo. In questo mondo competitivo che spinge all'iperattività e alle scalate, che ti fa sentire un po' fallita se non "riesci" ad ottenere un lavoro, a trovare una casa decente, a vivere, lei, che si è stancata di combattere inutilmente, non ha voglia di scalare e di competere. Vuole solo galleggiare in santa pace. Vi sembra ci sia da chiedersi come mai?
Se parla al suo dottore del galleggiare e dei pesi alle cosce, quello
le dice che forse ha un problema di ritenzione idrica. “Faccia più
sport” – dice allora per confermare la sua diagnosi con una terapia –
“e prenda queste…”. Perché la nostra società cura con i farmaci tutto
quello che non può capire. Ho infatti la netta convinzione che gli
esseri umani abbiano fatto molti più progressi prima della
pennicellina.
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26.12.07
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& Omicidi sociali
& Narrazioni: Assaggi
& Fem/Activism
at 04:39 :: 點閱次數 (943)
Perché lo spiritello non può che essere un bel cadavere fluttuante e
trasparente che vaga in giro per la terra a sghignazzare delle
disgrazie e a far venire bile e tracotante rabbia a chi minimamente
ancora ci crede.
I miei vicini di casa urlano. C’e’ un bambino che non vuole stare
composto a tavola e una madre che pare colta da ansia da prestazione e urla come un’ossessa che E’ NATALE e
dunque tutti devono stare ai propri posti come in ogni buon
combattimento che si rispetti. E’ una guerra!
Così ricordo quelle belle donne siciliane che in perfetta tenuta
militare si svegliavano alle cinque del mattino per preparare il PRANZO
per tutta la famigghia (“ma no, signora mia… io i sughi me li cucino il
giorno prima!” – disse orgogliosa la comare all’altra sopravvissuta
della festa comandata).
L’atmosfera è d’obbligo. Albero strappato alle sue radici impallinato
di rotondità fluorescenti. Per i più cristiani o i cultori delle
statuine napoletane ci sta pure ‘o presepe. La rappresentazione, a
parte qualche originale espressione dell’arte, è sempre la stessa: ‘a
madonna, ‘u bambinello e san giuseppe. Protagonisti indiscussi sono il
bue, l’asinello e i re magi, questi ultimi sempre in numero di tre. Una
favola bella che se trasposta al giorno d’oggi avrebbe qualche problema
di riuscita. ‘A creatura potrebbe morire all’istante di broncopolmonite
perché l’umido di una grotta potrebbe essergli fatale. Con la paglia
sotto gli verrebbe di sicuro una bella dermatite da contatto e con
l’igiene un po’ a cacchina diciamo che rischierebbe di sicuro di
passare a peggior vita.
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25.12.07
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& Pensatoio
& Omicidi sociali
& Fem/Activism
at 08:55 :: 點閱次數 (988)
Dopo le ultime esternazioni misogine di Ferrara (fiancheggiato dal semper presente ruini e dall'altro yesman bondi), molte sono state le opinioni diffuse in rete. Tra queste registriamo un appello per il quale un gruppo di donne chiede una adesione.
Care amiche,
di fronte all’ennesimo attacco mediatico
alla libertà delle donne mosso da Giuliano Ferrara e da Il Foglio, abbiamo
preparato una risposta che è anche un appello. Vi chiediamo di leggere e se siete
d’accordo di aderire inviando una email di risposta all’indirizzo andremonia@genie.it ; il nostro intento è
di raccogliere più firme possibile e poi inviarlo alla stampa nazionale come
forma di risposta collettiva, possibilmente prima della fine dell’anno,
consapevoli che la retorica finto buonista verterà anche su questo punto.
Grazie dalle promotrici!
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24.12.07
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& Personale/Politico
at 11:18 :: 點閱次數 (696)
In questo periodo ognuno ha decorato casa e negozio di rosso. No,
non sono diventati tutti comunisti. Semplicemente si sono rivestiti di
addobbi che per questioni di marketing vennero fuori dalla mente
eccelsa del pubblicitario che un bel di' fece la promozione della coca
cola. In sicilia babbo natale non c'e' e se c'e' lo vedrei molto in
difficoltà ad andare in giro al tiro di una slitta che inciampa sulle
strade senza un pizzico di neve. Potrebbe girovagare facendo
windsurf, quello si.
Ma d'altronde in sicilia non c'entra un
tubo neppure la festa di halloween perchè per noi i morti sono buoni e
ci portano i regali la notte di ognissanti. Io da piccola aspettavo di
sentirli arrivare a sistemare il giocattolo che mi ero
meritata. Ecco. Babbo natale per noi era
rappresentato dai nostri morti. Natale era (è) una festa cattolica, c'era
la messa della nascita e da piccola ci cantavo anch'io. Ma quello era
l'unico posto dove io potessi cantare. Come cattolica ho sempre fatto
un po' schifo ma come mezzo soprano jazz blues invece andavo che era
una meraviglia.
Dalle mie parti a natale si gioca a carte. Si
gioca con i soldoni o con i soldini a seconda delle disponibilità.
C'era un gioco che mandava "a bbestia" (proprio con due bb) e poi c'era
il sette e mezzo, 'u "ti vitti" (ti ho visto), la zecchinetta. A casa
mia si giocava con pochi spiccioli a molti giochi. Quelli preferiti dai
miei continuano ad essere però la scala quaranta, il macchiavelli, la
dama, gli scacchi. Un altro gioco preferito che mio padre ci proponeva
era quello del "cerchiamo una parola nel dizionario". Mio padre è un
gran lettore e ogni tanto tirava fuori una parola strana e noi gliela
contestavamo e a tavola il tempo passava tra dissertazioni linguistiche e letterarie e
scommesse da taverna. Chi arrivava prima al dizionario a verificare il
significato di quella parola vinceva la soddisfazione di aver fatto
presto. Non so quale valore avesse quel gioco in termini pedagogici. So
però che la gara dialettica, la necessità di scambio culturale e anche
l'amore per le parole nuove hanno poi condizionato tutta la mia vita. Il natale mi piaceva solo per quel tempo in più a non fare niente, a fare vacanza, a stare con i miei tra buoni profumi e le storie di mia madre. Se ci avessero dato quindici giorni di vacanza in qualunque altro periodo dell'anno sarebbe stato esattamente uguale. Se ci ripenso: ho nostalgia dei miei, laici e partigiani anticlericali, e non del natale.
A
natale, tanto tempo fa, in sicilia, c'era una ragazzina che era incinta
e sentiva freddo. Era anche piuttosto sola e ci fu qualcuno che la
prese a calci in pancia. Glielo fecero sposare per "riparare" alla
vergogna e al disonore. Finì presto. Lei quasi in fin di vita e sua
figlia bella come un fiore. Deve a lei i natali che sono venuti successivamente. A lei
deve il coraggio di aver fatto una scelta. Di vivere, meglio. E di
storie come questa se ne potrebbero raccontare tante.
Io odio
l'ipocrisia del natale, le coperte "offerte" dalle fatebenefratelli ai senza tetto e i panettoni con
lo spumante per i malati terminali in ospedale. Odio quel sorriso
idiota che vorrebbe dire che ci vogliamo tutti bene e che questo
stramaledetto spirito del natale dovrebbe unirci. Odio chiunque mi si
presenti vestito con quel costume rossastro. Se ne vedessi uno in
quest'istante credo che gli darei fuoco. Al vestito. Potrei anche
mandare un giro di letterine a tutte le persone che mi stanno sulle
ovaie e scegliere così queste giornate per rivelare che se uno ti sta
sulle balle, ti sta sulle balle anche a natale.
Non uscite
fuori, per carità, non comprate regali, semmai condividete libri e
risorse, dolci fatti in casa conditi con aromi naturali. Fate l'amore e
usate le vacanze per studiare e capire, conoscere e crescere. Perchè
rincoglionirvi di cori celestiali e mascherine rosse non vi renderà
migliori. Dopo il natale ci sarà l'ultimo dell'anno che oramai è
diventato un war games de' noiantri. La gente impazzisce, spara,
bombarda, si fa saltare in aria mani, braccia, dita. E poi insistono
nel dire che le bombe le sanno preparare solo i terroristi filo-arabi.
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23.12.07
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& Pensatoio
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at 04:25 :: 點閱次數 (457)
E' successo di nuovo e anzi è successo di meglio. Dopo la sentenza del tribunale di Cagliari che autorizzava la diagnosi preimpianto in fase di procreazione medicalmente assistita, non permessa in realtà dalla legge 40 messa in discussione da un referendum
che rilevava tra le altre cose proprio l'accanimento e la tortura sul
corpo delle donne, ecco ora un'altra sentenza, anzi una ordinanza, del Tribunale di Firenze
che stabilisce che si può fare una diagnosi se c'e' il rischio di
trasmissione di malattie genetiche e la donna può rifiutarsi di
accettare l'impianto di tre ovuli (tutti insieme, come la legge
crudelmente stabilisce) per tutelare la propria salute.
La donna si è mossa con l'assistenza dell'associazione Madre Provetta
che ricorda in un comunicato stampa come appunto si possa ottenere una
"diagnosi genetica preventiva dell'embrione" perchè il trattamento di
procreazione medicalmente assistita sia realizzato "secondo le migliori
regole della scienza in relazione alla salute della madre (e non del
nascituro ex art. 13 c. 2 L. 40/04)". Qusto è il trattamento che è
obbligato per sentenza, anzi per "ordinanza" a effettuare il centro di
infertilità Demetra di Firenze. Si è dunque detto anche di "si alla
diagnosi genetica sugli embrioni, se la madre rischia di trasmettergli
una grave ed incurabile malattia genetica. Inoltre, gli embrioni che ne
risultassero affetti, devono essere congelati e non debbono essere
trasferiti tutti quelli prodotti, contro il parere del
medico."
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21.12.07
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& Pensatoio
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at 02:48 :: 點閱次數 (1619)
Oggi ci spostiamo un po' più a nord. In Lombardia per l'esattezza.
Tanto che lì di donne meridionali ce n'e' una quantità industriale. Ma
questa cosa riguarda tutte. Nessuna esclusa.
La regione
Lombardia sta decidendo di finanziare un progetto proposto, manco a
dirlo, dalla Lega, che prevede la distribuzione di un particolare dono
che a loro pare essere utile per la sicurezza. Il braccialetto antistupro con microchip incorporato per stare tutto il giorno collegate con una centrale di polizia ed essere monitorate 24 ore su 24.
Ora,
io capisco che davvero c'e' tutto un mercato di porte blindate e
segnali d'allarme che deve fare affari. Capisco anche che ci sono tanti
padri di famiglia che devono pur campare e che trovano posto di lavoro
solo nelle security mercenarie in stile ronde notturne.
Ma
davvero non capisco come si possa arrivare a pensare una idiozia del
genere. Già in un disegno di legge della lega sulla violenza contro le
donne si parla di inibitore sessuale chimico (la famosa castrazione che
tanto piace ai gemelli forcaioli e giustizialisti USA) e quindi
conosciamo bene le posizioni fasciste, paternaliste e securitarie di
queste camicie verde pisello.
Ma addirittura pensare ad un
allarme incorporato sul corpo delle donne mi pare davvero troppo.
Sembra una di quelle cose che la fantascienza ha già previsto da
decenni (geniacci e cassandre della malora). In nome della sicurezza
bisognerebbe, e bisogna tutti consegnarsi in mano a Voyeur di cui non
sappiamo niente. Dobbiamo farci sorvegliare, spiare, perdere totalmente
la nostra privacy. Ce lo diceva Orwell nel suo 1984. Ce lo dice il regista Rifkin di cui vedremo presto il film "Look"
che è fatto totalmente con storie filmate attraverso le telecamere
della telesorveglianza piazzate ovunque in stile guerriglia cinematografica. Ma ce lo dicevano anche con un
film tratto da un racconto di Philip K. Dick che è Minority Report,
dove addirittura si arriva a pensare alla realizzazione di una
struttura per la sicurezza chiamata "precrimine" e supportata da
centinaia di uomini in stile robocop che si calano dai tetti e
sguinzagliano lettori dell'impronta oculare ovunque per identificare i
ricercati.
La "precrimine" di Philip K. Dick è basata sui
"precog" (che non sono i precognitari, no) che riescono a prevedere i
delitti futuri e collegati ad un sistema stravagante danno modo di
individuare futuro assassino e futura vittima. Gli arresti sono basati
su una previsione futura che non ammette margine di errore e gli
arrestati finiscono dentro una capsula, inibiti cerebralmente e nutriti
artificialmente. La storia finisce che la precrimine viene smantellata perchè il capo ha manipolato i dati e riesce a coprire un suo omicidio. Della serie: non c'e' sistema sicuro che tenga se sono gli uomini a gestirlo. L'unica cosa positiva di una prospettiva del genere è
il fatto che ci sarebbero meno guardie carcerarie in circolazione
perchè ne basta solo una.
Nel nostro bel presente invece siamo ancora
alla dimensione della "giustizia fai da te", che induce al possesso di
una arma di difesa per proteggere la propria proprietà, abbiamo poi
messo fine alla nostra privacy grazie alle milioni di intercettazioni
incontrollate, ai nostri dati sensibili regalati a chiunque e
utilizzati per chissà che cosa, alle tantissime telecamere piazzate
dappertutto. Ci mancava soltanto il braccialetto con microchip
direttamente collegato alla polizia. Così siamo veramente a posto. Non
ci manca proprio più nulla.
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19.12.07
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at 17:30 :: 點閱次數 (1784)
Ora mi ricordo. Si, mi viene in mente. Palma di Montechiaro è un
posto che conosco. E' mi è nota anche la città di Catania e Assoro, in
provincia di Enna. Quei posti io li conosco perchè andavo a farci
l'antimafia. Loredana
invece ha fatto un tour senza visite guidate di centri di "recupero"
per persone che evidentemente si ritiene siano da recuperare. Ci sono
ritornata spesso poi in quei paesi. Catania è già una città, anche se a
volte penso che tutto il pensiero di sinistra si esaurisca sulla
scalinata del Nievski. A Catania i fascisti ce l'hanno a morte con i
"finocchi" e gli dedicano manifesti e pure botte. I pride degli ultimi
anni hanno fatto incazzare un bel po' di gente. Chissà però quante
teste sono cambiate.
Palma di Montechiaro invece è in provincia
di Agrigento. Una bella zona vicina ad un mare azzurro limpido. Tanti campeggi e zone per turisti. Fino a qualche anno fa quello era il
feudo di un noto democristiano ora senatore dell'UDC. Di soldi nella
zona tra Sciacca ed Agrigento ne sono arrivati tanti ma quando andavamo
a fare le iniziative antimafia succedeva che parlavamo a piazze vuote. La gente stava nascosta dietro le imposte e gli unici che vedevi in
giro erano gli uomini della "società", il club per fare giocare a carte
e fare scambiare chiacchiere ai notabili e agli anziani del paese.
Ne è morta
tanta di gente per mano della mafia in quella zona. Non so se avete
presente. La Sicilia è un triangolo con due cateti e una ipotenusa. A
sud ovest si trova Palma di Montechiaro. Lì vicino potete vedere
Licata, Gela e poi su su fino a Ragusa, Siracusa. Per andare a Catania
bisogna andare al cateto minore, sud est. Assoro invece sta
nell'entroterra. Nel territorio ennese che è pure l'unico che ha i
tetti a spiovente perchè ogni tanto nevica.
Sono posti identici
per mentalità, a parte qualche eccezione. I "frosci" non piacciono
quasi a nessuno e in genere per vivere devono spostarsi nelle grandi
città (Palermo e Catania) e per avere qualche relazione sociale in più
devono emigrare in continente. I trans di paese non hanno proprio
ossigeno, in ogni senso. Per la mentalità siciliana un figlio morto è
meglio di un figlio frocio. Per i padri padroni siamo alla malattia da
curare a bastonate. Sistemi di "correzione" che variano dalle botte ai
servizi sociali.
A Palermo ne ho conosciuti di ragazzi gay che
non sapevano a chi rivolgersi. Perchè Arcigay non è effettivamente un
gran punto di riferimento. Secondo l'opinione di chi aveva provato a
trovare lì notizie utili, la sede Arcigay pareva più un posto di
aggancio per "relazioni" e di smistamento informazioni per spiegare
dove bisognava andare per incontrare carnazza disponibile.
Tant'e' che poi nacque Articolo Tre (associazione omosessuale) che assieme a Lady Oscar (Arcilesbica) diventarono un'utile alternativa. A Catania di mondi in movimento esistono quelli glbt (Open Mind), ma nonostante il gran lavoro che fanno le forze sono davvero impari per fronteggiare una cultura così arretrata.
(Continua)
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