09.12.06

Il Presepe senza la Madonna

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C’era una volta un villaggio in mezzo agli ulivi. Tanto filo spinato e anche un muro. Il posto mi pare si chiamasse Betlemme. Il paesello stava in una terra piena di gente incazzata. Ciascuno per i propri motivi.

Giuseppe veniva da lontano e doveva portare Maria in ospedale. Quella povera donna doveva partorire. Al posto di blocco guardava i militari e chiedeva pietà. Si contorceva. Teneva la pancia con le mani.

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30.11.06

L'ape regina

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Non mi piacciono le chiese. Non me ne piace nessuna. Ho qualche difficoltà con i dogmi. Religiosi, politici, baronali, accademici. Sono laica e irriverente. Sono eretica. Il mio nome è Cassandra e come la mia antenata mitologica ogni tanto prevedo il futuro e quasi sempre nessuno mi crede.

Di professione faccio la spacciatrice, solo cose naturali perché alla salute ci tengo. Ho cominciato a coltivare marijuana quando mi è scaduto il contratto a progetto. La fumavo e non avevo più i soldi per comprarla. La prima semina mi venne uno schifo. Brutti fiori, potature fatte male. Poi sono diventata brava e allora si è sparsa la voce e casa mia è diventata meta di clienti discrete.

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29.11.06

Il cripto-maschilista. Maschilista inside

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Alfonso in chat si faceva chiamare “meditabondo”. Mi piacque subìto. Aveva una risposta per ognuno e io, per lui, ero quella speciale. Non passò molto tempo che mi invitò a passare una serata insieme. Mi portò al centro sociale dove faceva un sacco di cose. Era davvero affascinante guardarlo mentre teneva lontani tutti quelli che davano fastidio. Un lavoro duro, di quelli che “bisogna crederci”. Così mi diceva, mentre continuava a esercitare il suo potere in quei tre metri quadri che spremevano uomini, cani, punkabbestia – che poi sembravano l’incrocio tra i primi due.  Non capivo quel mondo, ma sentivo che grondava di una sua particolare coerenza.

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24.11.06

Legittima difesa!

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Quando ho partorito mio figlio ho capito che nessuno diceva la verità. Quell’ammasso di cellule senza senso dell’umorismo ha occupato il mio corpo e me lo ha restituito solo quando non gli serviva più. Si è fottuto la mia carne, il mio sangue e si è rintanato dove di solito prende più spazio la merda. E’ cresciuto e io pensavo volesse farmi scoppiare. Invece un bel giorno comincia a organizzare l’evasione e si mette a scavare. A morsi, a pugni, a calci: così allargava la strada. Tutti si preparavano a farlo arrivare nel posto giusto. La cosa più importante era stabilire chi fosse il padre. Poi mi portarono a urlare in un posto senza testimoni. Prima un bel clistere in culo, poi pancia all’aria e cosce spalancate. Non mi hanno lasciato neppure una vita privata. Me l’avevano rubata mentre mi riprogrammavano a fare “colei che ama suo figlio”. La bocca stava paralizzata sull’espressione “soave sorriso”  e ogni giorno ripassavo la lezione.

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23.11.06

Le vacche

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Tutte in fila, come vacche che si rifiutano di dare il latte, pronte per essere macellate. L’omino marchia la pelle con l’anestesia. Pochi capelli, cinquant’anni portati male, occhio allusivo. Ha il camice bianco e per lui siamo puttane. Si attarda sul corpo della più giovane. Le carezza il braccio “per prevenire la comparsa di un ematoma!”

Mentre la volontà scompare, il mondo si chiude su risa e suoni di gente che aggeggia dentro di me. Dispiaciuta, sono dispiaciuta. Soprattutto sono arrabbiata. Con me stessa, certo. Potevo stare più attenta, alla mia età poi. Noi poveri non possiamo permetterci questi lussi. La mia è una generazione disgraziata: a quarant’anni ancora dipendi dalla mamma e dal papa’.

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22.11.06

Il vestito

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Il mio vestito per la festa. Con i ricami azzurri e la scollatura come piace a me . Me l’ero fatto fare apposta. Lui lo ha strappato. E’ successo che quasi non lo ricordo più. Non riavrò mai più quell’abito e non potrò andare a quella festa. Un giorno avevo deciso di rubare un pezzetto di vita. Mio marito non c’era. Ero riuscita a cacciarlo via. Però era tutta un’illusione. Lui mi aspettava fuori casa, mi inseguiva, mi controllava. Certe volte mi convincevo che non c’era. Invece era lì.

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21.11.06

Volevo fare come la Madonna

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Come si fa a correre senza sapere dove andare? Io preferisco camminare piano. A voi forse sembrerà facile ma io non riesco ad andare a zonzo rapida come una mosca impazzita. A fare così prima o poi si inciampa in una ragnatela. Non è mica colpa di nessuno, no. Succede e basta. Perciò ho deciso che voglio camminare piano. Tanto più che prima correvo:

poco più di una bambina e già ero madre. Da qualche parte sicuramente esisteva un colpevole. Mio padre lo trovò e decise di punirmi. Fui condannata a stare con lui finchè morte eccetera eccetera.

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20.11.06

Se devi prostituirti, fallo per bene!

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E' lo sport più praticato del nostro tempo: la ricerca di lavoro! Richiede ottimismo, buona volontà, energia, una discreta dose di allenamento, soldi, alternative utili per non pensare agli insuccessi. Il "cerca lavoro" è quello che in pratica faccio di mestiere. Il lavoro è quello che mi capita nelle pause, effettivamente mai troppo lunghe perchè potrei farci l'abitudine. Nella mia professione sono diventata davvero brava e la svolgo con organizzazione e senso della misura. So come si redige un Curriculum e come si modifica di volta in volta a seconda delle richieste degli addetti alle selezioni del personale. So come ci si deve vestire e come si deve diffidare di chi offre posti di lavoro strapagati, perchè tanto culo non può piovere dalle pagine di un qualunque giornalino di annunci.

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16.11.06

La Culla [OvuLaRia]

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"Ma che scherzo e' questo?"

Rosario, detto Sasa' ' u vigile urbano, non ci crede. Eppure quella cosa e' parcheggiata li', dentro le strisce blu. Perche' se stava nelle strisce bianche almeno si poteva pensare che era residente. Invece no. Sta' in mezzo al rettangolo blu e non c'e' neppure una tettarella a dire che torneranno a riprendersela presto. Sasa' contempla lo strano mezzo di locomozione chiedendosi se e' il caso o meno di fare una multa per divieto di sosta. Quattro ruote le ha tutte. Un manubrio pure, benche' strano. Ha un abitacolo e puo' paragonarsi ad una decappottabile perche' d'inverno di sicuro viene attaccato qualcosa su quei gancetti in alto che sembrano voler preludere ad una verandina. L'unico problema e' che non c'e' una targa.

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10.11.06

Dio non c'e' piu'

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        Prologo

1988 – In un paese della Sicilia al tempo della prima Repubblica.

***

Il proiettile si ficcò veloce in mezzo alla folla. Decine di testimoni immobili lo videro raggiungere la meta. A Totò gli si macchiò la granita di sangue rosso che gli sgorgava dal petto. Il titolare del bar che lo ospitava  aveva l’espressione infastidita di chi avrebbe dovuto sopportare giorni di cattivi affari. Il killer e il suo autista filarono via di corsa a cavallo di una moto. Il sangue di Totò aveva sporcato anche una lunga fila di mattoni neri di Corso Umberto. Dopo meno di un’ora sarebbe uscita la gente dalla Chiesa Madre. La domenica usavano fare in su e in giù per il Corso prima di tornare a casa. Perciò il padrone del locale, scambiatosi un muto segno di intesa con i presenti, risistemò Totò sulla sedia come se ancora stesse mangiando la granita e poi gettò tre secchi d’acqua su tutte quelle macchie di sangue che avrebbero disturbato la passeggiata domenicale dei paesani. Salvatore Russo, detto Don Totò,  di mestiere faceva il “mago”.
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[[Potete continuare a leggere il racconto qui, via web, suddiviso in prima e seconda parte. Copiarlo in formato testo per godervelo offline. Scaricarlo in file pdf --->>> Dio non c'e' piu' - un racconto di Enza Panebianco - <<<---]]
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10.11.06

Dio non c'e' piu' [parte seconda]

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A Nutera, alla fine degli anni '80, era stato ammazzato Totò Russo detto "il mago". Da qui parte la vicenda tutta siciliana - narrata al passato remoto, in omaggio al mio dialetto - che vede protagonisti Maria e Antonio. Lei, figlia di quel tempo, sente tutto il peso dell'eredità lasciata dalle donne nate un decennio prima e cresce nell'epoca del culto dell'immagine. In realtà Maria dal suo punto di vista definisce la modalità pesante e colonizzatrice di certo femminismo di quegli anni. Lei invece è frivola, leggera e siciliana. Lui è il risultato della maggiore libertà che in Sicilia veniva data ai figli maschi. Ma anche uno che non ha paura di fare scelte difficili. Insieme conducono una inchiesta militante senza pistole e senza polizie.  Non hanno voglia di fare manifestazioni antimafia e il loro principale obiettivo sarà quello di aiutare un amico...

 (Continua)