28.03.07
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at 15:28 :: 點閱次數 (651)
E' cominciata così: passeggiavo sotto il mio allegro lampione e d'un tratto una macchina sportiva (panda quattro per quattro - è sportiva pure quella no?) si è fermata. Esce un urlo dal finestrino: "Ti ho scoperta!" - dice un autista in stile casual. Ed io: "In che senso?". E già immaginavo l'apprezzamento per la mia venerabile coscia o il rispetto supremo per il mio seno rotondo. Che non è mica detto che abbia questa forma. Anzi ultimamente mi è capitato di vederne di certi a parallelepipedo con gli angoli poggiati sotto il mento. Chissà dove trovano i reggiseni adatti, le poverine.
Sto divagando. Dicevo che sognavo Hollywood. Ancora ancora Cinecittà o gli studi televisivi della Rai di Napoli che pare la zona più creativa di tutta l'emittente. Pensavo: " Mi faccio una particina *Al posto al sole* e così risparmio sulla lampada..."
L'abbronzatura è un mestiere serio. Mica pippoli. Invece mi chiede di che segno sono e anzi va ancora più nel profondo: vuole sapere l'ascendente.
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20.03.07
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at 13:19 :: 點閱次數 (728)
Numero quattro [qui prologo/primo capitolo, secondo capitolo, terzo capitolo, quarto capitolo, quinto capitolo, sesto capitolo]
“Rosario, posso disturbarti?” – era lei al telefono. Mi chiamava alle undici del mattino. Io ero al giornale. Lei a quell’ora, di solito, dormiva.
“Si Carolina, sono contento di sentirti.” – e tirai fuori un tono fasullo, di quelli entusiasti a forza.
“Lascia stare. Volevo sapere se puoi passare da qui. Devo parlarti…”
“Vengo nella pausa pranzo. Posso restare un ora.”
“Va bene. Ti aspetto.” – click.
Rimasi a guardare il telefono per una decina di minuti. Non capivo il senso di quella telefonata. Cosa doveva dirmi? Aveva scoperto che ero un minchione e voleva mandarmi a fare in culo? Mi desiderava a tal punto da non riuscire ad aspettare fino a notte?
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20.03.07
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at 12:36 :: 點閱次數 (891)
Numero tre [qui prologo/primo capitolo, secondo capitolo, terzo capitolo, quarto capitolo, quinto capitolo, sesto capitolo]
Passai da casa prima di andare al giornale. Un bivani con i tetti bassi e le travi a vista, come usa per gli intellettuali illuminati della città. Il mio centro storico era quello già ristrutturato. Con le case antiche riadattate in mini appartamenti. Distrutte le scalinate, gli archi, i tetti a volta. Stuccati e coperti gli affreschi ottocenteschi. Restava una parvenza di prospetto originale colorato di deserto. Carolina invece era una della resistenza della città vecchia. Voleva appartenere alla storia di Palermo o quantomeno a quella delle sue mura. Qualche volta pareva trovare radici tra le pietre, in mezzo al tufo. Maledetti sassi che le davano quell’aria così sicura e forte. Maledetto mercato, gente con la sintassi delle smorfie. Maledetto me che non facevo parte di niente.
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20.03.07
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at 10:37 :: 點閱次數 (681)
Numero due [qui prologo/primo capitolo, secondo capitolo, terzo capitolo, quarto capitolo, quinto capitolo, sesto capitolo]
Quella sera stessa tornai al locale. Ero tentato di dire tutto al tunisino. Di spiegargli che quello non era certo un comportamento da tenere con un cliente. Lei era stata troia due volte: prima perché mi aveva invitato a casa sua e poi perché mi aveva fatto sentire un coglione. Lui avrebbe sicuramente adottato giusti provvedimenti per punirla, farla ravvedere. Stavo pensando a quelle opzioni quando lei venne fuori dalla cucina e mi rivolse uno dei suoi sorrisi più belli. Mi sciolsi in uno sguardo tenero e mi sentii avvolgere dall’afa.
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20.03.07
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at 08:35 :: 點閱次數 (722)
Prologo
Carolina aveva una ruga sulla fronte. Le veniva sempre con i brutti pensieri. Stava a guardare quella faccia di minchia di piùzza dalla voce stridula e non riusciva a pensare a niente di buono. Nessuna ragione per tornare indietro. Più la guardava e più sentiva nelle orecchie l’eco fastidioso di quelle parole, le sillabe, la voce, quella orrenda voce che non la faceva più dormire tranquilla da mesi. Dieci mesi per l’esattezza: tanti quanti ne erano serviti per stanare quella gran buttana.
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28.02.07
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at 00:29 :: 點閱次數 (822)
Mia nonna diceva una cosa che in siciliano suonava così: "Ppi nun sapiri ne' leggiri e ne' scriviri" (per non sapere ne leggere e ne scrivere).
La storia era questa: lei raccontava di cose fatte o da fare che richiedevano la sua presenza e la sua decisione. Generalmente si trattava di mettere una firma (una croce da analfabeta) e in quel caso il "Ppi nun sapiri ne' leggiri ne' scriviri" diventava una giustificazione alla prudenza, un modo per spiegare che nell'incertezza era meglio fare una cosa piuttosto che l'altra.
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10.02.07
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at 08:25 :: 點閱次數 (800)
Domani si va a Roma a Manifestare per riprenderci un pezzo di vita che altrimenti finirebbe chiusa nei santuari tra le reliquie degli eretici (riconvertiti a forza in punto di morte) del XXI secolo. Nel frattempo però voglio raccontarvi alcune storie ispirate a quel giovincello di Giovanni Verga.
Ho fatto una scoperta grandiosa: c’e’ più Sicilia nell’Italia che Italia nella Sicilia. Mi sono fatta questa opinione e perciò tra un faccio e un Di.Co ho deciso di travestirmi da Commare Mariuccia e girare per i salotti de i mondi eterosessuali.
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25.01.07
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Pensatoio
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at 03:33 :: 點閱次數 (477)
La colpa. Di chi è la colpa? E’ colpa tua. E’ colpa mia. Ma che cos’e’ la colpa?
Provo a capirlo da quello che si dice in giro. C’entra qualcosa con la responsabilità? O con i doveri?
La colpa è quando hai sbagliato qualcosa e poi vai in chiesa (o in televisione) e ti confessi. Reciti un mea culpa e tre padre nostro e ti paghi un’indulgenza. Assoluzione, perdono, redenzione e non c’e’ più colpa. Finita, coperta, depistata. Si tratta della colpa con pentimento. Se non ti penti ti tieni la colpa. E se pensi di non avere sbagliato? Vai in chiesa (o in televisione) e ti penti lo stesso. Reciti un mea culpa e tre ave o marie e ti ripaghi l’indulgenza. Tanto alla dogana del paradiso puoi dire tutte le bugie che vuoi. Perché se si mettono a fare i pignoli e a pigliare le impronte digitali lì, finisce che non passa più nessuno.
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11.01.07
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Sensi
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at 23:29 :: 點閱次數 (743)
- Almeno fossi riuscita a sentire il suo odore. Perché anche il naso ha bisogno di attenzioni. Invece niente. Una tastatina. Appena il tempo di farmi sentire una fettina di prosciutto tra due croste di pane croccante e poi via. Andato. Sparito. Mi ha abbandonata così e s’e’ preso il mio portafoglio. Riconosco che il metodo di seduzione non era dei più consueti: sull’autobus, tra tantissima gente, a Bologna. Però per me è stata una botta di vita.
- Scusa, ma non hai detto che ti ha toccato solo il culo?
(Continua)
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