26.06.08
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"Le lotte politiche non sono corporative. Quando scendo in piazza non posso dimenticare di essere femminista, antifascista, antirazzista, antisessista, anticlericale.
La formula da social forum non va bene perché c’e’ troppa gente con la quale non voglio avere a che fare. La formula del gay pride non va bene perché molti gay sono misogini e nelle loro battaglie legittimano il concetto di famiglia che condanna me ad avere un unico destino di moglie e madre.
La formula del corteo antifascista non va bene perché in piazza arrivano fior di machisti che mostrano i muscoli e fanno azioni “virili” che non si addicono alle mie convinzioni.
La formula dei cortei antirazzisti non va bene per lo stesso motivo e perché a marciare con gli uomini di altre razze e altre culture legittimo le violenze che essi compiono contro le donne.
Non mi piace molto neppure avere a che fare con certi compagni dei centri sociali che legittimano comportamenti sessisti, fanno finta di non vedere se un “compagno” picchia in pubblico una “compagna” e usano le donne solo in maniera decorativa per addobbare i carri delle manifestazioni o per piazzarle in apertura del corteo così la foto nei quotidiani è garantita.
Non mi piace partecipare a nulla che non sia coerente con le mie idee ed è per questo che non salirò sul palco a prendermi il mio pezzo di visibilità concesso dalle associazioni istituzionalizzate. Non rivolgerò la parola a nessuno che possa incrinare la mia coerenza perché io voglio vedere solo quello che ci divide e non voglio contaminare. Voglio accentrare, fagocitare. Io non voglio attraversare mantenendo la mia identità, voglio il mio spazio assoluto senza opposizioni di nessun tipo, senza antipatici dibattiti, senza amore per la complessità.
Esigo il massimo della semplificazione. C’e’ la destra e c’e’ la sinistra. C’e’ un centro e poi ci sono io che sono una cosa a parte e non voglio avere a che fare con nessuno. Tutto ciò che non sta nella mia idea di “sinistra” dovrà stare certamente a destra.
A me piace la frammentazione perché se io sto frammentata emergo. Se invece mi accorpo allora sparisco. Perciò mi piace creare scissioni addirittura oltre le mie stesse parole d’ordine. Perciò mi piace che tutt* vengano a me perché la mia parola è verbo e io faccio miracoli, il mio nome è gesù.
Io sono fatta così, non riesco a mantenere aperta una dialettica anche aspra. Se non sono d’accordo con qualcun* lo guardo storto, non ci parlo più, anzi trovo ogni pretesto per descriverl* come il più infame o la più infame dei/delle compagn*.
Questo si chiama separatismo strategico, nel senso che strategicamente mi separo - quando voglio - persino da me stessa ed esigo di riunirmi in altre occasioni. Nella mia lotta politica i matrimoni di interesse vanno bene solo per area. Area antagonista. Già le associazioni mi stanno strette e ogni cosa che ha a che fare con il termine “istituzionale” mi procura una allergia permanente.
Do’ grande valore al termine autogestione, autofinanziamento, autodafe’. Che non basta autogestire e autofinanziare e fare da me tutta la mia precaria vita. Qui la mia coerenza comincia a fare acqua: E’ un obbligo morale quello di comprare bandiere, contribuire alle spese dei processi dei compagni anche se hanno fatto emerite stronzate che io non condivido, andare ad improponibili cene sociali in cui per 5 euro ti danno pasta scondita e un po’ di insalata con le verdure di scarto della coop. E’ un obbligo morale non bere coca cola, non comprare scarpe della nike, mobili dell’ikea, anche se costano in maniera decente e qualche volta ci sono le offerte che a 20 euro ti compri un letto con il materasso dentro.
(Continua)
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14.04.08
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at 11:15 :: 點閱次數 (1007)
Oggi vi rivelo un po’ di dietro le quinte del bel pianeta del
femminismo. Le donne si fanno la guerra, da tanto, forse da sempre. E’
per questo che mi interessa andare avanti con la mia ricerca sull’aggressività e il bullismo al femminile, perché più leggo e ascolto e più la storia mi appassiona e mi si accendono mille lampadine in testa.
Questa faccenda non risparmia ovviamente neppure il mondo delle
femministe dove la competizione viaggia all’ennesima potenza e dove lo
scontro tra protagonismi è fortissimo. Avete presente una gara di
monopolio di piccole e piccolissime aree di potere? Ecco, per alcune è
proprio così. Gli scontri sono altissimi e i colpi bassi sono
altrettanto alti.
Nulla di nuovo, direte voi. Non c’e’ di che sorprendersi perché il
pianeta maschile non è migliore e anzi probabilmente fa più danni.
Quindi perché pretendere che le donne si comportino in maniera diversa?
Non lo pretendo infatti. Registro un dato che non sembra ovvio a tutti.
Rendo pubblica una faccenda che sta chiusa tra i “non si dice” perché
le donne devono apparire per forza “amiche” o peggio “sorelle”. Ed è
proprio nel contesto della “sorellanza” che si registrano le cattiverie
più perfide, le vendette più meschine, le battute più mediocri.
Il punto è che abbiamo a che fare con donne presumibilmente in gamba,
con un livello di istruzione medio-alto, quindi abbastanza colte e in
grado di comprendere qual’e’ la differenza tra conflitto politico e
rissa.
Invece no. Proprio non è così. Vi potrei fare molti esempi ma li tengo
caldi per la ricerca alla quale lavoro e che pubblicherò online. Vi
basti sapere che i metodi attraverso i quali le donne, colte,
femministe (non sempre, perché talvolta credono di esserlo ma non lo
sono affatto) danno addosso ad altre donne, sono tipici e
immediatamente riferibili ai modelli dell’aggressività indiretta.
(Continua)
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04.04.08
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at 05:39 :: 點閱次數 (523)
Era già successo in occasione della manifestazione del 24 novembre. Le solite "mamme" e "zie" e a questo punto anche "nonne" che arrivano a bacchettare le nipotine per ingingantire, come se ve ne fosse bisogno, il divario generazionale e politico già esistente. Il 24 novembre alla cacciata delle ministre certe donne si sono risentite e hanno tirato fuori tutto l'abc della perfetta conformista. Donne che già ho definito dal "femminismo quieto e accomodante e talvolta persino connivente con la cultura patriarcale".
(Continua)
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03.04.08
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at 14:18 :: 點閱次數 (1122)
Ed eccoci infine, nel
regno della tolleranza. Nel paese in cui si permette a neofascisti di
candidarsi alle elezioni e di sedere a parlare in tivvu'. Il regno in
cui il dissenso viene definito incivile e gli insulti di ferrara
vengono invece definite "idee piene d'amore".
C'e' qualcosa di perverso in quello che succede in italia e non da ora. Quello che è successo nella piazza bolognese oggi [Foto, audio e articolo da Global Project. Da Indymedia Emilia Romagna: report, audio e foto; rassegna. Foto e articolo da Repubblica (dalla quale è tratta quella che vedete sopra). Qui un altro pezzo del corriere]
è solo uno dei tanti esempi di cui potremo parlare. Sta di fatto che il
papa, che voleva tanto andare alla sapienza e che poi rinunciò perchè
terrorizzato dal confronto dialettico con gli studenti che non
condividevano la dottrina cattolica e i suoi precetti, ha fatto scuola.
Ferrara si è fatto
annunciare ampiamente in questa sua ultima piazza destinata a diventare
il luogo attraverso il quale lui avrebbe potuto continuare a stabilire
- con il misurometro di democrazia che risiede nella sua testa - a chi appartiene il diritto di parola e a chi invece no.
(Continua)
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04.03.08
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at 04:12 :: 點閱次數 (681)
Il 4 marzo c'e' un presidio sotto il tribunale di Bologna, Piazza Trento Trieste alle 9.30, in solidarietà a Mara, violentata al Parco Nord il 26 agosto 2006. Le donne del Collettivo "Quelle che non ci stanno" il 1° marzo stavano volantinando per promuovere il presidio e sono state fermate dalla polizia e portate in questura per l'identificazione. Sotto riporto il comunicato che spiega come è andata. A me non resta che sperare che in futuro noi si possa fare a meno di tanta "sicurezza"!
COMUNICATO di QUELLE CHE NON CI STANNO
sulla repressione poliziesca a Bologna
Alle
ore 17 del 1 marzo 2008, in via delle Belle Arti tre compagne del
coordinamento Quelle che non ci stanno, che denuncia da anni la
violenza maschile sulle donne, promuovevano un presidio per il 4 marzo,
sotto il tribunale, in solidarietà ad una donna che denunciò nel
settembre del 2006 colui che aveva cercato di stuprarla, tre uomini in
borghese senza qualificarsi come forze dell’ordine le avvicinavano
chiedendo loro di mostrare i documenti d’identità.
La
digos solo in un secondo momento si qualificava, a seguito di
molteplici richieste delle compagne che nel frattempo stavano cercando
di contattare un’avvocata.
L’avvocata
contattata consigliava loro di dare le generalità, ma la
comunicazione veniva interrotta bruscamente dal sequestro del telefono
cellulare da parte di un poliziotto.
Nel
frattempo erano già arrivate sul posto 4 volanti della polizia. Alle
compagne, circondate dalla polizia, veniva impedito di dare le
generalità e intimato con violenza e prepotenza di salire in macchina.
Circondate
da più di 15 poliziotti e digossini venivano quindi introdotte
forzatamente sulla volante della polizia e condotte in questura con
sirene spiegate. Giunte in questura venivano tutte e tre identificate
con foto segnaletiche e impronte digitali di entrambe le mani e dei
palmi, quindi intimidite e minacciate in svariati modi, trattenute per
tre ore, alla fine delle quali, denunciate per rifiuto di dare le
generalità e resistenza a pubblico ufficiale.
Durante
questo fermo è stato loro impedito di comunicare all’esterno quanto
stava accadendo, lasciandole in uno stato di totale isolamento.
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18.01.08
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at 22:06 :: 點閱次數 (1189)
Continuo come e quando posso la mia ricerca sull'aggressività e sul bullismo al femminile. Giuro che appena le emergenze laiche e femministe di questo paese finiscono troverò il tempo di scrivere tutto per bene e farvi un giusto report di quello che ho trovato fino ad ora - testi, filmati, racconti, storie, statistiche, manuali di autodifesa. Per ora accontentatevi di un buon pezzo scritto per D di Repubblica da Andrea De Benedetti che coraggiosamente ha deciso di intrufolarsi in questo terreno difficilissimo e scomodo oltrechè davvero poco battuto. L'articolo comincia con la descrizione della "piaga" sociale - e già qui parrebbe cadere nei soliti luoghi comuni - poi però l'autore si fa domande intelligenti e prova persino a dare delle risposte o quantomeno a porre indispensabili dubbi. E nella quasi totale assenza di riflessione su questo tema, dove tutto sembrerebbe scontato, un dubbio è già una gran bella cosa.
(Continua)
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17.01.08
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at 23:18 :: 點閱次數 (997)
Così la pensano alcune donne in Messico dove le violenze sulle donne
non si contano più e dove le molestie arrivano ovunque, anche sui mezzi
di trasporto pubblici. Perciò hanno inventato il bus per sole donne
che eviterebbe i "palpamenti". Questa cosa fa il paio con l'altra
iniziativa, e qui parliamo dell'Europa, che da Londra in giù ha
proposto una soluzione per le donne, diciamo così, meno proletarie. Se
te lo puoi permettere puoi prendere un taxi rosa. Della possibilità o meno di istituire un servizio del genere si discute ad esempio anche nel comune di Bologna,
dove però non tutte le donne sono d'accordo perchè la questione del
taxi sarebbe affine alle politiche securitarie che piuttosto che affrontare il problema reale tendono a immaginare la configurazione di
nuovi reati o la creazione di spazi "ghetto" oltre i quali comunque
tutto può sempre succedere.
A sud però siamo ancora molto lontani
da questi dibattiti e riconosco che la situazione descritta dalle donne
messicane sia molto più affine. Nelle città in cui i servizi bus
esistono - perchè certamente nei paesi dove arriva una corriera al
giorno il problema non si pone - le donne hanno svariati problemi cui
pensare. Non farsi scippare il portafoglio, non farsi toccare il culo - o
altre innumerevoli parti del corpo - e resistere all'assedio di palpatori
abituali o occasionali che ti si schiantano addosso alla minima frenata
e poi non si muovono più.
Il concetto è che se c'e' folla e non
ti puoi spostare allora secondo il titolare di elementi strofinanti tu
ci stai. Per dimostrare invece la tua illibatezza, o meglio la tua determinazione a sceglierti strofinamenti quando, dove e a partire da chi minchia vuoi tu, dovresti salire su un
bus pieno con una testa d'ariete e sfondare la massa per arrivare in
cima al bus e guadagnarti il rispetto del maschio bisognoso di punti
d'appoggio.
I bus del sud, ma non solo quelli, sono abbastanza
instabili e le strade in effetti non consentono di tenere un equilibrio
decente a bordo. Così le donne devono improvvisarsi un po' scimmie
attraccate a vari punti di improbabile appoggio e fornire esse stesse
il proprio culo come freno delle palluzze rotolanti di qualche
individuo in equilibrio instabile. Sarebbe da considerare un servizio
di utilità sociale se non fosse che a restare ferma in quelle
situazioni colui il quale ti usa da poggiatoio non si limita appunto
solo a poggiare le sue maschie membra ma comincia un
toccamento fastidioso che è - e a qual punto aiuta molto l'intuito - a
occhio e croce l'equivalente di una sega.
Non stiamo parlando
degli assedii che fanno ad arte gruppi di scippatori (uno ti piglia,
l'altro ti strattona e l'altro ancora ti toglie il portafoglio e in quel caso aiuta portare i soldi tra le tette o dentro le mutande :P).
Parliamo proprio di segaioli con faccia indifferente, posa da
circostanze attenuanti indefinibili e infinite, occhio da minchione
che finge non trovarsi giusto lì, in quel preciso luogo, se per caso
gli fai notare che la sua mano si trova proprio sul tuo culo.
Aiuterebbe
un bus per sole donne? Non lo so. Mi ricorderebbe certe religioni e
persino la separazione tra bambine e bambini delle scuole formato
fascista. Perchè il problema della violenza esiste anche alla fermata
dell'autobus, per le strade e soprattutto a casa, nella propria casa.
Sull'autobus un po' di autodifesa e anche di solidarietà umana e femminile
spesso risolvono.
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15.01.08
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at 18:35 :: 點閱次數 (2555)
L'articolo che vi passo è stato scritto dallo scrittore colombiano Efraim Medina Reyes.
E' un articolo che parla di violenza maschile scritto da un uomo etero
che si rivolge ad altri uomini etero. Parla un linguaggio che arriva
dritto al punto e sebbene inserisca passaggi riferiti alla genesi
biblica o alla mentalità comune riesce comunque a dare una definizione
di violenza non edulcorata da intellettualismi fuorvianti e non
patologizzata con una separazione tra buoni e cattivi. Egli stesso pare
definirsi incline a quella stessa mentalità e sembrerebbe comprendere
lo sforzo che taluni uomini devono fare per tenersi lontano
dall'oggetto del desiderio se questo non si rende disponibile
spontaneamente. La fica viene definita l'origine del mondo
e la donna, prescindendo dal suo buco, sparisce rispetto alla
"grandezza" della visione che di essa si ha. Delle questioni che lo
scrittore solleva io, donna, riconosco quella che si riferisce al
possesso e riconosco quella disperata dipendenza che porta poi a
definire un supposto "potere" della fica rispetto al quale viene spesso
invocata una legittima difesa ("Mi ha provocato!" - come spesso si dice a giustificare gli atti di violenza). Tutto ciò che desideriamo ci possiede e
invertire il rapporto di potere è la pratica più diffusa del mondo.
Perciò resta ancora rivoluzionario per le donne insistere sul
concetto apparentemente anacronistico de "la fica è mia e me la
gestisco io".
Una riflessione dello stesso tipo, poetica e meravigliosamente posta da Pedro Almodovar, la si può trovare ad esempio nel film "Parla con lei"
dove il desiderio si fa passione senza reciprocità e prende corpo e si manifesta con uno stupro fino a
sublimarsi nella narrazione in bianco e nero di un film muto in cui un
uomo di dimensioni minuscole finisce per decidere di voler morire
dentro la fica della donna che ama restituendole l'ultimo sensuale
orgasmo.
(Continua)
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03.01.08
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at 22:44 :: 點閱次數 (492)
[Pubblico un comunicato delle donne dell'Assemblea femminista di via de' volsci 22, de La Luna e le Altre e del Martedì autogestito da femministe e lesbiche.]
**********
CHI HA PAURA DELLE FEMMINISTE E DELLE LESBICHE?
Anche quest’anno vinciamo il premio delle più pericolose e fastidiose della città…
Col pretesto del capodanno i soliti maschi hanno dato sfogo ai loro pruriti testosteronici decidendo di far saltare la porta della sede politica autogestita da femministe e lesbiche in via dei volsci 22.
Quest’agire meschino non è una novità di questo fine anno ma è in continuità con gli attacchi degli ultimi anni ai luoghi che abitiamo e alla nostra presenza politica.
Capodanno 2004: colpi di pistola danneggiano la porta e l’interno della sede.
Fine anno 2005: attacco esplosivo all’ingresso della sede.
Fine anno 2006: colpi di piccone danneggiano il muro.
Capodanno 2007: una bomba carta inserita in un’intercapedine della porta danneggia gravemente l’ingresso e l’interno della sede.
Pane quotidiano, invece, sono le intimidazioni verbali e fisiche.
Questo ennesimo attacco è la risposta alla nostra presenza politica costante e intensa in via dei volsci, e arriva a conclusione di un anno in cui insieme a tante altre abbiamo attraversato strade, piazze e altri luoghi di questa città con le nostre pratiche politiche, raccontando e condividendo il nostro essere femministe e lesbiche in questo mondo, urlando la nostra rabbia contro il patriarcato, l’eterosessualità obbligatoria, l’oppressione.
Sappiamo e sperimentiamo quotidianamente quanto dura sia la risposta di questo sistema maschile alla nostra autodeterminazione che, come tante altre vicine e lontane, facciamo vivere nelle nostre esistenze e nella realtà sociale e politica che ci circonda. Crediamo fortemente che questi attacchi facciano parte della risposta patriarcale ai nostri percorsi di resistenza perché vogliono colpire il nostro sceglierci e autorganizzarci autonomamente.
Non ci stupiamo se qualcuno cercherà di relegare ad una dimensione “non politica” gli attacchi agli spazi delle femministe e delle lesbiche e le intimidazioni che dobbiamo fronteggiare ogni giorno. È comodo e fa parte della stessa logica di chi pensa che la violenza contro le donne e le lesbiche sia un fatto privato.
Ma non saranno questi attacchi a fermare la nostra lotta!
Consapevoli che è dall’intreccio di esperienze, relazioni e saperi che i nostri percorsi politici prendono forza, auguriamo a tutte un buon anno di lotta!
E per chi ha paura delle femministe e delle lesbiche, nessuna pietà.
Assemblea femminista di via dei volsci 22
Luna e le Altre
Martedì autogestito da femministe e lesbiche
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13.12.07
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at 02:32 :: 點閱次數 (572)
Gli stranieri che picchiano e stuprano le donne, per approssimazione, si aggirano sul 10% della popolazione presente in Italia. Lo dice L'Istat
che spiega anche che questa cifra è ottenuta facendo un calcolo per
eccesso: chi stupra, picchia e massacra le donne sono partner e
conoscenti italiani; solo il 6 % degli strupri avviene ad opera di
estranei (che vuol dire proprio "estranei" e non stranieri, cioè
sconosciuti che aggrediscono e stuprano per strada di qualunque
nazionalità); considerando anche la metà di questi e volendoli
individuare in quanto stranieri raggiungiamo il 3 %; volendo sommare anche il 50 % dei conoscenti si arriva al massimo al 10 %.
Resta
inteso che il 90 % degli stupri, dei maltrattamenti, delle violenze
sulle donne vengono realizzate da italiani. Per lo più conoscenti e
familiari. Noi lo sapevamo. Lo abbiamo sempre saputo. Ora è ufficiale e
documentato. Per patrioti e nazionalisti questo deve essere stato un
gran brutto colpo. Speriamo lo sia anche per chi ritiene che mettere
più polizia in strada sia utile a difendere le donne dalle violenze che
avvengono soprattutto in casa.
Dopodichè anche per gli
stranieri il problema non cambia. Le violenze e le molestie che loro
mettono in atto non possono essere tollerate in funzione di un malposto
antirazzismo. L'accettazione dell'altro non può essere fatta sulla
pelle delle donne. Se un uomo di nazionalità non italiana entra in un
centro sociale e molesta una donna allora bisogna comunicare e far
intendere con chiarezza che quel tipo di comportamenti non funzionano e non sono accettati.
Lo stesso vale per i compagni che negli spazi sociali insistono in
atteggiamenti machisti e sessisti.
Se c'e' una donna che
lamenta di essere stata molestata o di sentire un disagio in uno spazio
che dovrebbe potere essere anche suo, non bisognerebbe mai lasciarla sola. Non bisognerebbe trattarla da isterica e servirebbe invece rimettere in discussione metodi
e pratiche all'interno di quello spazio. Ci sono luoghi in cui donne e
uomini intelligenti questa cosa la stanno già facendo. Con razionalità
e senza rispondere - con logiche da clan - alla violenza con
altrettanta violenza.
Altri spazi cominciano appena adesso a
ripensarsi e a rimettersi in discussione. Perciò mi piacerebbe dire
cosa a me non piace vedere negli spazi sociali liberati. Qualche opinione l'ho
scritta in un racconto
che è ispirato ad alcune storie vere raccolte qua e la'. I macho/sessisti
dei centri sociali li ho chiamati "cripto-maschilisti" o "maschilisti
inside".
(Continua)
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